Dopo una maratona di cinque giorni è stato nella notte sul recovery plan. L’elargizione dei fondi sarà subordinata a tagli alla sanità, alla ricerca, alla riconversione energetica. I soldi devono generare altri soldi non salute e benessere per le persone.
Questi fondi verranno pagati a duro prezzo dagli europei poveri.
Di seguito un commento a caldo all’economista Francesco Fricche.
Nella puntata di mercoledì 15 luglio, dopo una breve carrellata di notizie legate a dei sabotaggi in Francia, ci siamo focalizzati su alcune delle eredità che la pandemia di Covid-19 ci ha purtroppo lasciato. All’interno degli allevamenti intensivi (per la produzione di carne ma anche di pellicce) dell’Olanda e degli Stati Uniti, si sono verificate delle vere e proprie mattanze di milioni di individui, per sospetto contagio degli animali stessi o per eccedenza di “merce” da macello in seguito alla chiusura di alcuni stabilimenti dovuta alla crisi economica. La totale spietatezza di queste operazioni confermano l’idea di mercificazione del vivente che sta dietro allo sfruttamento animale, che rende possibile “smaltire” milioni di vite come fossero dei banali oggetti scomodi o ingombranti. Come se non bastasse, i metodi di uccisione utilizzati sono estremamente atroci, comprendendo l’uso di vere e proprie camere a gas in cui soffocare a morte questi animali.
Lo ha proposto il presidente della Regione Veneto Luca Zaia in risposta ad una persona positiva al Covid-19 che rifiutava la quarantena e rischiava di creare nuovi focolai. È così che nasce l’idea di ricorrere al Tso (Trattamento Sanitario Obbligatorio) nei casi in cui le persone contagiate non intendessero restare in isolamento o farsi ricoverare.
L’idea di Zaia è stata raccolta da Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari, e da altri sindaci, che affermano di voler ricorrere al Tso come “strumento molto utile per tenere sotto controllo l’epidemia”.
Il ministro alla Sanità Roberto Speranza ha incaricato il suo ufficio di studiare la questione e verificare come rispondere a questa richiesta.
Come ogni venerdì abbiamo fatto il nostro viaggio settimanale su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming.
9 luglio 2020 – La situazione nel carcere californiano di San Quintino sta velocemente deteriorando. La scorsa settimana abbiamo raccontato di come il virus fosse arrivato all’interno del carcere in seguito alla sciagurata decisione di trasferire 121 detenuti proveniente da un’altro carcere dove il virus era gia’ presente. Nel giro di pochi giorni il numero di detenuti risultati positivi al virus era salito a piu’ di 300. Questa settimana il numero e’ schizzato a piu’ di mille, 1300 per la precisione con almeno 7 detenuti gia’ deceduti. Secondo informazioni provenienti dall’interno del carcere, le autorità hanno deciso di installare delle tende da campo nel cortile interno per ospitare i detenuti più malati.
Questa settimana il tema portante saranno le connessioni tra i fenomeni pandemici e la più generale crisi ecologica che riguarda prepotentemente questo inizio di millennio. E tra la crisi economica e la crisi ecologica.
Lo faremo attraverso due interviste… Diciamo subito che la prima intervista è del 2017, quando “Big Farms make Big Flu” [del biologo Robert Wallace] è uscito negli Usa.
Il libro non parla quindi di coronavirus, ma le risonanze sono ovviamente fortissime, e non è ancora tradotto in italiano.Abbiamo scelto questo estratto perché ci sembra che connetta brevemente tutti i piani del discorso: la penetrazione antropica sempre più profonda che mette in contatto grandi e piccoli allevamenti con luoghi che fino a poco tempo fa potevano dirsi incontaminati, serbatoi di virus insomma, la grande industria che crea il terreno perfetto perché i patogeni vincano la competizione per esistere mantenendosi comunque letali, la globalizzazione che sposta rapidamente i patogeni da una parte all’altra del mondo. Il risultato sono super patogeni che sono un’emanazione diretta dei cicli industriali, prodotti dalle condizioni stesse dell’accumulazione capitalistica.
Il focolaio di Covid-19scovato la settimana scorsa al magazzino Bartolini delle Roveri a Bologna si è riversato sul centro di accoglienza straordinaria (cas) di via Mattei dove risiedono due lavoratori dell’azienda del settore della logistica. Nel week end è emerso che i contagi all’interno della struttura che ospita richiedenti asilo erano otto, ma nel pomeriggio di domenica 28 giugno è stato effettuato il tampone a tutti i migranti e i risultati potrebbero rivelare nuovi positivi. Coordinamento Migranti, che insieme ad Asgi ed altre associazioni aveva già messo in guardia dai rischi che si correvano all’interno del Mattei a causa delle condizioni di permanenza nella struttura, torna a puntare il dito contro le istituzioni, che “dimostrano di non avere a cuore la salute dei migranti”.
Non solo: per il coordinamento esiste proprio un doppio rischio cas-logistica, dal momento che molti degli ospiti delle strutture cittadine lavorano saltuariamente nei magazzini, anche all’Interporto.7
A Napoli, in una piazza gremita, tre attivisti di ‘Mezzocannone occupato’ vengono arbitrariamente scelti dalla polizia per un controllo. La situazione precipita inspiegabilmente in una sequela di arresti senza senso. Accorrono 8 pattuglie della polizia, oltre all’esercito in presidio fisso nella piazza; 12 agenti di cartapesta si fanno refertare come contusi durante immaginarie colluttazioni.
Ne scaturisce naturalmente una riflessione sulla vertiginosa discrezionalità delle forze dell’ordine, rafforzata da questi mesi della pandemia; su come eventi come quelli napoletani vengano a costituire minacciosi precedenti per tutt*, amplificando il potere già fortemente asimmetrico di guardie e affini, rischiando di aprire la strada a nuovi allucinanti abusi.
Torino è la terza città per numero di sfratti in Italia. Sono migliaia ogni anno i provvedimenti di convalida degli sfratti emanati dal Tribunale.
Dopo il 2016 gli sfratti in città hanno avuto un’impennata, aumentando del 712,5 %, ossia 3.500 sfratti, superando Roma e trasformando Torino nella capitale d’Italia per numero di sfratti: 1 ogni 241 famiglie. La gran parte degli sfratti è dovuto all’impossibilità di pagare i fitti.
La situazione non ha fatto che peggiorare negli anni successivi.
Vari elementi intrecciati tra di loro contribuirono all’accelerazione della precarietà abitativa in città, la crisi del 2009, il venir meno di politiche di sostegno al reddito per i poveri, processi di riqualificazione escludente e turistificazione che si estendono dal centro alle periferie meno “eccentriche”.
La gestione governativa della pandemia ha colpito duramente precari, immigrati, piccoli commercianti, rendendo ancora più difficile pagare fitti e bollette.
Come ampiamente propagandato mercoledì 27 Maggio, alle ore 17, si è svolto il Presidio di protesta sotto il Palazzo della Regione a Milano con la parola d’ordine: “Prendiamo parola, riprendiamo la piazza”.
La prima mobilitazione pubblica dell’area di opposizione dal basso dopo due mesi di immobilismo totale. La scelta del Palazzo della Regione è stata fatta soprattutto come protesta ed atto di accusa per come l’Amministrazione Regionale in modo vergognoso ha gestito la situazione dell’epidemia del coronavirus.
Come ogni venerdì abbiamo fatto il nostro viaggio settimanale su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming.
La solidarietà è un’arma politica. Ce lo ricorda il circolo anarchico Berneri di Bologna che ha dato vita alla “Colonna Solidale Autogestita“, un’iniziativa dal basso di mutualismo per sostenere e appoggiare chi sta subendo i contraccolpi della crisi legata al Covid e non viene raggiunto dagli aiuti dello Stato e delle istituzioni.
“Siamo un gruppo di compagne che mette in pratica il mutuo appoggio e l’autogestione – si legge sul sito dedicato all’iniziativa- per affrontare con allegria e solidarietà i problemi quotidiani, affinché nessuna venga lasciata sola e tutte insieme possiamo realizzare un altro mondo possibile basato sulla libertà, l’eguaglianza e la giustizia sociale”.