Nov 1 2020

Carcere e Covid 19: la situazione è gravissima

carcere

1 novembre 2020

Aumentano i contagi e alcune carceri sono veri e propri focolai.
Le misure annunciate dal governo sono fumo negli occhi, non risolveranno il sovraffollamento né proteggerano l’incolumità delle persone detenute.
Con una compagna che cura Battiture – Sguardo di critica radicale al sistema carcere fotografiamo la situazione.

AUDIO SU: http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/11/carcere-e-covid-19-situazione-e


Set 19 2020

Libano. Le prigioni nella morsa del Covid, divampa la rivolta

di Alessandro Fioroni da “Il Dubbio”, 19 settembre 2020

Oltre duecento contagi nell’istituto di Roumieh. Il più grande istituto penitenziario del Libano, la prigione di Roumieh situata nei pressi della capitale Beirut, si trova in questo momento nella morsa del Covid- 19. Il “paese dei cedri” ha visto un picco dei contagi all’indomani della devastante esplosione che il 4 agosto ha scosso il porto di Beirut. Da allora le strutture sanitarie sono state messe a durissima prova e a farne le spese sono le fasce più deboli della popolazioni come i detenuti.

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Lug 21 2020

Le carceri in Brasile col coronavirus assomigliano all’inferno

Carceri Brasile

21 luglio 2020

Le carceri brasiliane ai tempi del coronavirus hanno l’aspetto di un girone dantesco. È questa l’immagine che restituisce Sergio Grossi, ricercatore dell’Università di Padova e dell’Universidade Federal Fluminense di Rio de Janeiro, specializzato in Educazione e Carcere.
Tornato in fretta e furia in Italia a causa del collasso del sistema sanitario, pubblico e privato, del Paese – che finora ha registrato più di due milioni di contagiati da coronavirus e più di 80mila morti – il ricercatore racconta ai nostri microfoni la situazione nelle carceri brasiliane.

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Lug 9 2020

USA: Covid-19 nel carcere di San Quintino e le provocazioni della destra

9 luglio 2020 – La situazione nel carcere californiano di San Quintino sta velocemente deteriorando. La scorsa settimana abbiamo raccontato di come il virus fosse arrivato all’interno del carcere in seguito alla sciagurata decisione di trasferire 121 detenuti proveniente da un’altro carcere dove il virus era gia’ presente. Nel giro di pochi giorni il numero di detenuti risultati positivi al virus era salito a piu’ di 300. Questa settimana il numero e’ schizzato a piu’ di mille, 1300 per la precisione con almeno 7 detenuti  gia’ deceduti. Secondo informazioni provenienti dall’interno del carcere, le autorità hanno deciso di installare delle tende da campo nel cortile interno per ospitare i detenuti più malati.

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Giu 17 2020

Per il Dap è finita l’emergenza: revocata la circolare anti-Covid

Hub carcere san Vittore Bollate

17 giugno 2020

La famosa circolare era stata messa all’indice dalla commissione Antimafia presieduta da Nicola Morra, perché considerata responsabile della detenzione domiciliare concessa ai circa 500 reclusi per reati mafiosi

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Giu 11 2020

Questione sociale e prigionieri politici

Il Sudamerica dietro le sbarre - Internazionale

Perù. Intervista al collettivo Amauta

Pubblicato da Sicilia Libertaria, 11 giugno 2020

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Mag 11 2020

Coronavirus, il Tribunale dice no al trasferimento dei richiedenti asilo da via Mattei

11 maggio 2020. Cordinamento migranti: “Sentenza che conferma il razzismo delle leggi e delle istituzioni di questo Paese”. Asgi, che aveva presentato l’esposto: “Decisione ingiusta”. Ieri sera, intanto, solidali con megafono e fuochi d’artificio sotto il carcere della Dozza.

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Mag 8 2020

Un altro detenuto della Dozza morto per coronavirus

8 maggio 2020. E’ la seconda persona ristretta nel penitenziario cittadino a perdere la vita: l’uomo era stato ricoverato alla fine di marzo e successivamente riportato in carcere nella sezione Covid, ma dopo la metà di aprile era tornato nei reparti del Sant’Orsola.

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Mag 4 2020

L’emergenza carceraria ai tempi del Coronavirus. Un Focus in continuo aggiornamento

È iniziata sabato 7 marzo a Salerno, ed è andata avanti per tutta la settimana successiva, seppur in forme diverse a seconda degli istituti, la protesta dei detenuti in decine di carceri italiane. In alcuni penitenziari ci sono stati scontri violenti con la polizia e reparti distrutti, in altri numerose evasioni, in altri ancora proteste pacifiche e battiture sulle sbarre di celle e finestre, ma il dato comune è che migliaia di persone hanno iniziato a rivoltarsi nelle celle e nei padiglioni di tutta Italia.

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Apr 30 2020

Perù: rivolta nelle carceri per coronavirus, 9 morti

30 aprile 2020. A metà pomeriggio di lunedì 27 aprile, un gruppo di familiari di prigionieri del carcere di Castro Castro di Lima si è avvicinato all’esterno del centro per denunciare la mancanza di protezione di fronte alla pandemia in cui vivono i detenuti. “Non ci permettono di consegnare medicine, ci sono morti per covid-19 che non raccolgono”. Da mezzogiorno anche i prigionieri hanno iniziato a protestare, sono saliti in cima ai padiglioni per mostrare, con manifesti e slogan, la loro disperazione di fronte al contagio.

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Apr 27 2020

Dopo la rivolta. Cinque voci di donne sul carcere di Opera

Il testo che segue è una raccolta di voci, una conversazione a distanza tra cinque donne, mamme, compagne, mogli, sorelle di detenuti rinchiusi nel carcere di Opera, a Milano.
A Opera, da quasi due mesi la situazione è tesissima. Gli eventi sono precipitati con la rivolta del 9 marzo scorso, ma sono tanti i familiari che denunciano, fin da prima della rivolta, provocazioni, violenze, atteggiamenti al di fuori delle regole da parte di agenti della penitenziaria e un funzionamento farraginoso dell’intero sistema carcerario.

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Apr 24 2020

Nel Cpr di Gradisca c’è il Coronavirus: i positivi sono in cella coi negativi

Oggi, 24 aprile, da dentro il CPR di Gradisca ci fanno sapere che ci sono almeno cinque persone positive al Coronavirus. Queste persone sono rinchiuse nelle celle comuni, con altri detenuti. Alcune di queste persone sono state deportate dalla Lombardia, in piena emergenza Coronavirus. La Regione Friuli-Venezia Giulia dichiara che ci sono tre persone positive in isolamento: questo è falso. Abbiamo ricevuto fotografie che testimoniano chiaramente che le persone infette sono a contatto con gli altri reclusi: la fotografia allegata è l’esito del tampone di un ragazzo che vive in una cella con un compagno negativo. Le persone positive hanno portato i materassi fuori dalle celle, per dormire nelle gabbie all’aperto e non infettare i propri compagni.

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Apr 18 2020

Lettera dei detenuti del carcere della Dozza (Bologna)

Coronavirus in Emilia-Romagna, rivolta anche nel carcere ...

Di seguito pubblichiamo una lettera dei detenuti del carcere della Dozza.

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Apr 14 2020

Campo di concentramento / Nel carcere di Caserta, i detenuti: «Massacrati in cella»

14 aprile 2020

Lunedì 6 aprile nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, Caserta, scoppia una protesta “per non morire come topi”, come ha dichiarato un detenuto, anche alla luce della scoperta di tre positivi al COVID-19.

Nella notte arriva la ripercussione delle guardie: 100 agenti in assetto antisommossa svegliano i detenuti di soprassalto e li piacchiano selvaggiamente. Le comunicazioni e le videochiamate vengono bloccate ma la notizia riesce ad uscire e un gruppo di parenti si riunisce davanti alla casa circondariale per sapere lo stato di salute dei propri cari. Appena iniziano a uscire alcuni detenuti, sono evidenti sul loro corpo i segni di una mattanza.

Qui vi riportiamo le parole di un parente che ha deciso di telefonare a RadioBlakout ed esprimere le sue preoccupazioni e la sua rabbia.

FONTE: https://macerie.org/index.php/2020/04/14/campo-di-concentramento/

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Coronavirus nel carcere di Caserta,
i detenuti: «Massacrati in cella»

Martedì 14 Aprile 2020

È un detenuto scarcerato venerdì l’uomo comparso, in questi giorni, in una foto pubblicata sui social network con la schiena striata da lividi e graffi. Quello stesso detenuto compare in un video inviato a Il Mattino in cui racconta ciò che, secondo lui, è accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere tra le 15 e la mezzanotte di lunedì. Quando, secondo il recluso napoletano che ha denunciato il tutto alle autorità preposte, una volta andati via dal carcere i magistrati di sorveglianza, nel reparto Nilo ci sarebbe stata una rappresaglia della polizia penitenziaria nei confronti dei detenuti che avevano preso parte alla protesta del giorno precedente.

«Quando abbiamo saputo che c’era un detenuto contagiato ci siamo spaventati, noi chiedevamo le distanze e che le guardie non entrassero più nella sezione senza mascherine. Abbiamo chiesto i tamponi e ci hanno promesso che li avrebbero fatti il lunedì. Sono uscito oggi (ieri, ndr) e di tamponi non ne ho visti. L’unica cosa che ho visto, per la prima volta in vita mia nonostante sono stato quindici anni in carcere, è un abuso di potere senza precedenti»: parla un detenuto ai domiciliari da ieri mattina. «Abbiamo protestato, è vero, ma abbiamo fatto solo lo sciopero della fame e la battitura, non abbiamo mai alzato le mani. Abbiamo manifestato la nostra paura di morire come topi in carcere. Lì al Nilo ci sono cardiopatici e diabetici, ormai il virus arriverà anche lì e se non si prendono provvedimenti sarà una tragedia. Dicevano che ci avrebbero fatto i tamponi, lunedì aspettavamo le telefonate normali alle 14.30 e ci hanno detto che non c’era linea. Al quarto piano, io stavo all’ottava sezione, abbiamo iniziato a sentire grida d’aiuto. La gente del padiglione Tevere ci urlava che stavano venendo pure da noi. Ci hanno detto: “Togliti le lenti e mettiti faccia a muro”. Sono arrivate 100 guardie e ci hanno presi a colpi di manganelli nelle spalle e sulle gambe. Urlavano “Noi siamo lo Stato! Noi comandiamo, voi siete la munnezza”. Mi creda, in quel momento anche il più grande delinquente ha avuto paura di morire. Quelli che hanno fatto i promotori della rivolta sono stati picchiati molto più duramente, c’era sangue nelle celle. Io ho preso solo calci perché non ho reagito. Mai in vita mia ho visto una cosa simile, denuncerò tutto». Il detenuto, 50 anni, si è rivolto al suo avvocato per informare la Procura. E non è il solo. «Ci hanno presi a anni di manganellate su tutto il corpo, pensavo che saremmo morti. Ci hanno tirato fuori dalle celle, picchiandoci anche mentre eravamo sulle scale, sto soffrendo per quello che ho subito, ci hanno danneggiato fisicamente e psicologicamente. Chiedo un aiuto per i miei amici che sono rimasti ancora lì». È il racconto di un secondo detenuto, liberato venerdì, colui che ha inviato un video a Il Mattino. Ha grossi bernoccoli sulla testa oltre ai segni rossi sulle spalle. «Dovevano scarcerarmi lunedì sera, ma la misura firmata dal giudice è stata eseguita cinque giorni dopo nella speranza che si attenuassero sul mio corpo i lividi e gli altri segni di percosse. Altri sono messi peggio di me: ho denunciato tutto per tutelare chi è ancora dentro il carcere».

Dal giorno della protesta delle donne dei detenuti davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere, molti di questi racconti sono stati inviati al garante dei detenuti napoletani, Pietro Ioia, che li ha condivisi sui suoi canali social, e al garante campano, Samuele Ciambriello, che ha scritto alla Procura di Santa Maria Capua Vetere per chiedere che si avviino le verifiche del caso. Anche i Radicali hanno trasferito ai pm l’sos dei familiari. E, prima ancora, erano stati i magistrati di sorveglianza ad apprendere dell’esistenza dei file di denuncia sui maltrattamenti e a innescare verifiche.

Diametralmente opposta a quella resa dai detenuti è la versione dei fatti del Dap. Dopo la rivolta del fine settimana, infatti, il Dipartimento ha negato ogni forma di violenza. E, nel contempo, è stato reso noto che, dopo la «battitura», diversi detenuti del Nilo avevano probabilmente in animo di organizzare una rivolta ben più energica di quella di domenica. Durante una perquisizione straordinaria, la polizia penitenziaria avrebbe infatti ritrovato in diverse celle del reparto Nilo armi rudimentali, come mazze e lame ricavate da oggetti di fortuna, oltre a diversi telefoni cellulari. Inoltre, nel corso della prima protesta, alcuni reclusi avrebbero minacciato gli agenti con dei contenitori pieni di olio bollente. Saranno gli accertamenti della Procura a chiarire se, dentro le mura dell’Uccella, lunedì si è verificato qualcosa di illecito.

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FONTE: https://www.ilmattino.it/caserta/detenuti_massacrati_carcere-5168837.html


Apr 1 2020

Prigionieri palestinesi: “Salvateci dal coronavirus prima che le celle diventino le nostre tombe!”

In un comunicato ufficiale il Centro palestinese per i diritti umani (PCHR) ha affermato di “essere preoccupato per la situazione sanitaria nei Territori occupati, in particolare nella Striscia di Gaza, e per la situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane in caso di epidemia di coronavirus”. Preoccupazioni che si uniscono ad un appello da parte dei prigionieri riguardo alle “gravi carenze in materia di prevenzione e contrasto del contagio” da parte dell’amministrazione carceraria di Tel Aviv. “Se l’amministrazione carceraria non prenderà dei provvedimenti seri” afferma il comunicato “le celle di reclusione diventeranno le nostre tombe”.

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