Per il Dap è finita l’emergenza: revocata la circolare anti-Covid

Hub carcere san Vittore Bollate

17 giugno 2020

La famosa circolare era stata messa all’indice dalla commissione Antimafia presieduta da Nicola Morra, perché considerata responsabile della detenzione domiciliare concessa ai circa 500 reclusi per reati mafiosi

Alla fine, martedì, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha emanato una circolare che revoca la famosa nota del 21 marzo che aveva ordinato le direzioni carcerarie di segnalare alle autorità giudiziarie i detenuti vecchi e malati. Quella famosa circolare è stata messa all’indice dalla commissione Antimafia presieduta da Nicola Morra, perché considerata responsabile della detenzione domiciliare concessa ai circa 500 reclusi per reati mafiosi. La circolare che revoca quella precedente, a firma del capo Dap Bernardo Petralia e del suo vice Roberto Tartaglia, è ben motivata e non stigmatizza assolutamente quella precedente. Anzi, i vertici del Dap spiegano il perché ora non è più necessaria. Vale la pena riportare tutto il contenuto.

Il Dap scrive che «la legge n. 27 del 24 aprile 2020, nel convertire il decreto – legge n. 18 del 17 marzo 2020, al comma 17 dell’art. 83 ha indicato al 31 maggio 2020 il periodo relativo alla sospensione dei permessi premio e del regime di semilibertà», ma dopodiché «l’articolo 4 del decreto-legge n. 29 del 10 maggio 2020, pur continuando a prevedere fino al 30 giugno 2020 – per il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie idonee a prevenire il rischio di diffusione del contagio – lo svolgimento a distanza dei colloqui di cui agli artt 18 O.P. e 37 del d.P.R.. 230 del 2000, ha comunque “reintrodotto” i colloqui de visu». Il Dap prosegue spiegando che la lettera cc) dell’art 1 comma 1 del D.P.C.M. del 17 maggio 2020, come modificata dall’art 1 del D.P.C.M. del 18 maggio 2020, «non contiene più riferimenti alla raccomandazione di valutare la possibilità di misure alternative di detenzione domiciliare». Non solo, nella circolare si sottolinea che «il numero dei ristretti positivi al Covid -19, pari oggi a 66 persone su poco più di 53.000 detenuti, è in costante diminuzione. Negli istituti penitenziari risultano in atto protocolli di prevenzione dal rischio di diffusione del contagio», quindi, conseguentemente «si dispone la sospensione dell’efficacia delle disposizioni impartite con la nota n. 95907 del 21 marzo 2020». Però il Dap aggiunge, dimostrando accortezza, che «resta evidentemente impregiudicato il disposto della normativa e delle altre circolari in materia. Resta parimenti impregiudicata la necessità del più accurato monitoraggio delle condizioni di salute dei ristretti e fra questi, in particolare, di coloro maggiormente a rischio di complicanze in caso di contagio».

Ora quindi la nota circolare del 21 marzo è sospesa. Importante anche per sapere che fino all’altro ieri, di fatto, sono rimaste le disposizioni per la comunicazione alla Autorità giudiziaria, «per le eventuali determinazioni di competenza», dei nominativi dei ristretti in condizioni di salute tali da comportare un elevato rischio di complicanze in caso di contagio.Questo è anche importante perché, fino all’altro ieri, i direttori penitenziari avevano l’obbligo di fare determinate segnalazioni. In realtà anche senza quella circolare sono tenuti a farlo. L’art. 23 comma 2 del Regolamento di Esecuzione penitenziaria prevede che «fermo restando quanto previsto dal comma 4 dell’articolo 24, qualora dagli accertamenti sanitari o altrimenti, risulti che una persona condannata si trovi in una delle condizioni previste dagli articoli 146 e 147, primo comma, numeri 2) e 3), del Codice Penale, la direzione dell’Istituto trasmette gli atti al magistrato di Sorveglianza e al tribunale di Sorveglianza per i provvedimenti di rispettiva competenza.

La Direzione provvede analogamente, quando la persona interessata si trovi in custodia cautelare, trasmettendo gli atti alla Autorità Giudiziaria procedente».Inoltre, l’Art. 108 del predetto Regolamento di Esecuzione, prevede che «Il Pubblico ministero competente per l’esecuzione, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, il direttore dell’istituto penitenziario e il direttore del centro di servizio sociale (ora ufficio locale di Esecuzione penale esterna), quando abbiano notizia di talune delle circostanze che, ai sensi degli articoli 146 e 147, primo comma, numeri 2) e 3), del Codice Penale, consentono il rinvio dell’esecuzione della pena, ne informano senza ritardo il Tribunale di Sorveglianza competente e il Magistrato di Sorveglianza». Questo senza alcuna distinzione, che siano detenuti ostativi o meno.

FONTE: https://www.ildubbio.news/2020/06/17/per-il-dap-e-finita-lemergenza-revocata-la-circolare-anti-covid/

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In carcere l’emergenza Covid non è finita

Il garante nazionale in un convegno è stato chiaro: «La tempesta non è passata»

Mentre sta passando il messaggio, soprattutto a proposito delle fuorvianti polemiche sulla detenzione domiciliare date ai mafiosi, che l’emergenza Covid 19 in carcere sia passata, c’è il Garante nazionale Mauro Palma che avverte di non abbassare la guardia. Ad oggi ci sono 131 detenuti risultati positivi al coronavirus che sono attualmente in carcere. Un numero che non tiene conto di quelli che sono stati “scarcerati”, proprio per aver contratto il virus e dei 4 detenuti morti. Finora parliamo di numeri contenuti e che non creano allarme sociale nella comunità esterna. Ma in futuro ci si potrebbe ritrovare nel vortice di polemiche strumentali e controproducenti come quelle odierne. Le carceri proprio per il fatto che sono luoghi chiusi e con affollamenti sono predisposti per focolai improvvisi. Ed è quello che sta accadendo. Durante un interessante convegno online, organizzato dagli studenti universitari perugini dell’associazione Elsa, tra i vari ospiti ( Patrizio Gonnella di Antigone, il magistrato di sorveglianza Fabio Gianfilippi , il garante regionale Stefano Anastasìa e Fiammetta Modena della commissione Giustizia senato) è intervenuto Mauro Palma, il Garante nazionale delle persone private della libertà. Palma ha spiegato che se fosse intervenuto solo quattro giorni prima, avrebbe detto che al carcere di Saluzzo risultavano zero contagi. «Invece oggi devo riferire – ha detto il Garante – che ce ne sono ben 20 di positivi al Covid».

Ha così sottolineato come possa bastare poco, nelle carceri, perché si sviluppi un focolaio. L’emergenza, quindi, non è passata e non bisogna abbassare la guardia sulla necessità di garantire il diritto alla salute. «La tempesta non è passata, ma bisogna attrezzarsi per un eventuale ritorno», ha messo in guardia Mauro Palma. A proposito di ciò ha evidenziato una importante iniziativa e che dovrebbe essere replicata dappertutto per far fronte ai focolai che scoppiano all’improvviso. Si tratta dell’Hub del carcere milanese di San Vittore attrezzato per l’emergenza coronavirus. Parliamo di cinquanta posti su due piani, più altre 7 camere per detenuti addetti al lavoro nel reparto; un medico, due infettivologi, cinque medici di guardia e dieci infermieri che assicurano la copertura sanitaria 24 ore su 24, un operatore socio-sanitario. A supporto dell’Hub di San Vittore, è stato inoltre creato un reparto per i casi più leggeri, per gli asintomatici e i convalescenti presso l’Istituto penitenziario di Bollate. I due reparti sono destinati ad accogliere i detenuti positivi al Covid-19 provenienti dagli Istituti penitenziari della Lombardia. L’obiettivo dell’Amministrazione penitenziaria è stato quello di concentrare il rischio infettivo in poche aree particolarmente attrezzate e dotate di apparecchiature che consentono la diagnosi e la cura delle infezioni da coronavirus di lieve e media gravità.Perché è utile? «Ad esempio al carcere di Lecco, su 78 detenuti che vi sono ristretti, ben 25 sono risultati positivi al Covid e subito sono stati traferiti nell’Hub del carcere di San Vittore», ha spiegato Palma durante il convegno. Quindi è necessario creare in tutte le altre regioni delle strutture di questo tipo proprio per allentare la densità dei contagiati all’interno delle carceri. Ma tutto questo basta? Ovviamente no se non si dovesse continuare a ridurre la popolazione carceraria. Ad oggi, secondo i dati del Garante, sono 52.838 detenuti. Un numero significativo visto che al 17 di marzo erano 60.176.

Non basta, perché bisogna arrivare al di sotto della capienza regolamentare. «Se ci sono 100 posti disponibili – ha esemplificato il Garante – bisogna arrivare a meno di 90 detenuti, in maniera tale che ci siano posti liberi per ogni evenienza. E questo – sottolinea – deve esserci da sempre, proprio per non farci cogliere impreparati da eventuali emergenze come quella che viviamo oggi».I circa 9000 detenuti in meno sono dipesi da tre diversi fattori. Ben 3116 sono coloro finiti in detenzione domiciliare (dato di sabato), di questi sono 835 coloro che hanno il braccialetto elettronico. L’altro fattore è la riduzione degli ingressi in carcere, mentre il resto sono i provvedimenti ordinari usati dalla magistratura. Su questo ultimo punto è interessante riportare anche l’intervento del magistrato di sorveglianza Fabio Ginfilippi, il quale ha sottolineato che molte di queste istanze accolte sono dovute da un’accelerazione sugli arretrati. «La riduzione – ha spiegato Palma -, quindi è dovuta a un fattore complessivo di cause che ha messo al centro delle discussione la tutela della salute». Una discussione che è stata messa al centro con il coronavirus che ha fatto irruzione, mentre il dibattito si divideva tra chi urlava di più speculando sul tema complicato del sistema penitenziario. Ora, con l’inesistente scandalo del differimento pena ai 400 detenuti in alta sorveglianza (e tre al 41 bis) su un totale di 9000 persone recluse per reati di mafia, si rischia di abbassare la guardia su questo tema. Non per ultimo su quello dei 980 detenuti che attualmente stanno scontando una pena inferiore ad un anno. Molti di loro sono poveri, senza fissa dimora e privi di protezione sociale. «Un sistema non solo sovraffollato – ha denunciato sempre Mauro Palma-, ma un sistema sbilanciato perché accoglie in sé le contraddizioni che il territorio non ha saputo risolvere: la riduzione delle reti protettive individuali ha avuto negli ultimi anni un effetto devastante sulla tipologia dell’affollamento all’interno del carcere».

FONTE: https://www.ildubbio.news/2020/05/13/carcere-lemergenza-covid-non-e-finita/


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