Set 16 2020

Il recovery fund? Il governo vuole usarlo per il TAV


16 settembre 2020

Sono stati resi noti poco fa i progetti che il governo intende finanziare attraverso il recovery fund, la manna di fondi europei che dovrebbe aiutare la ripartenza post-covid19.

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Ago 6 2020

Le pandemie trasmesse dalla fauna selvatica prosperano quando la natura viene distrutta

6 agosto 2020. Esiste uno stretto legame tra la distruzione degli ecosistemi naturali per mano dell’uomo e l’aumento di ratti e pipistrelli, che fanno da veicolo a malattie come il Covid-19. A stabilirlo, è una nuova ricerca pubblicata su Nature in cui sono state analizzate quasi 7mila comunità animali in sei continenti.

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Mag 26 2020

Origini ambientali della pandemia

Como a pandemia de covid-19 tem afetado o meio ambiente ...

Secondo l’epidemiologo Dennis Carroll, la ricerca in corso di EcoHealth Alliance, un’organizzazione che protegge la fauna selvatica e la salute pubblica dall’emergenza malattie 1, mostra che gli ultimi quattro decenni hanno visto un aumento dalle due alle tre volte di salti zoonotici di virus, dagli animali all’uomo2. La maggiore incidenza di epidemie come il Coronavirus è una conseguenza, da una parte, della rapida espansione dell’agricoltura agro-alimentare industriale in habitat faunistici e, dall’altra, della crescente inclusione di specie selvatiche nelle catene di capitalistiche 3. Le zone limitrofe tra i territori della fauna selvatica devastata e l’agricoltura invasiva sono quelle che facilitano i salti zoonotici dagli animali selvatici agli animali da allevamento, con un particolare contributo dei pipistrelli della frutta 4. Da lì si diffondono alle popolazioni umane. I salti dagli animali di allevamento industriale come maiali, polli e cammelli dromedari verso l’uomo sono stati alla radice dell’influenza aviaria, dell’influenza suina, della SARS, del MERS, dell’H5N2 e dell’H5Nx.

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Apr 29 2020

TAV e coronavirus : alcuni appunti perché nulla sia più come prima

29 Aprile 2020

Niente sarà più come prima è la frase che abbiamo sentito più spesso dall’arrivo dell’epidemia di coronavirus in Europa. Non che di per sé queste parole siano garanzia di nulla. Quante volte sono risuonate nella bocca dei “leader” del mondo, pronti a ripeterle come un mantra dopo ogni crisi per assicurarsi precisamente che niente cambiasse davvero? Eppure ci sembra che stavolta l’arrivo del virus si è accompagnato effettivamente di una sensazione diffusa, quella che la pandemia stia marcando il capolinea di un modello socioeconomico di produzione dei beni e di riproduzione della vita umana e della natura. La consapevolezza che il prezzo altissimo pagato in questa guerra, come amano definirla i media, è imputabile a scelte politiche ed economiche precise rimane però, per ora, allo stato liquido e si disperde nei mille rivoli delle singole esperienze di chi sta subendo la crisi del coronavirus in termini di sofferenza, lutto, paura, privazione degli affetti, mancanza di reddito, angoscia per l’avvenire. Se è vero che la storia non marcia sulla testa, è necessario interrogarsi da ora su come e dove questa consapevolezza trasversale potrebbe coagularsi e prendere forma, parlando una lingua comune e ponendo delle istanze concrete. Pensiamo che la val di Susa, con la densità politica accumulata nella lotta pluridecennale contro il TAV, con il tessuto di relazioni costruito proprio grazie alla battaglia contro il supertreno, rappresenti uno di questi possibili contesti di coagulazione. Questo a patto, innanzitutto, di avere chiaro in quale modo la crisi pandemica s’intrecci con i nodi politici che sono sempre stati posti in maniera più o meno esplicita dal/nel movimento notav ma come, allo stesso tempo, l’irruzione del virus rappresenti una cesura che ci obbliga ora a un salto. Prima che la vita riprenda il corso di una nuova normalità che potrebbe essere ben peggiore della precedente, ci sembra quindi necessario provare a operare una sorta di ricognizione preliminare per capire quali sentieri potrebbe prendere la lotta. Perché tutto non resti come prima servirà una decisa spinta. Cominciamo ad attrezzarci.

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Apr 11 2020

Un singolo virus ha causato il Covid-19. Gli scienziati avvertono che ce ne aspettano molti altri (se continuiamo così)

Pangolino a chi? - VanityFair.it

10 aprile 2020. Lo sfruttamento della fauna selvatica e i cambiamenti globali aumentano il rischio che virus animali possano arrivare ad infettare le persone, scatenando dei veri e propri focolai come la pandemia di Covid-19. A stabilirlo è un team di ricercatori dell’Università della California che da tempo, studia la genesi del nuovo coronavirus. La ricerca evidenzia il ruolo dell’essere umano nell’attuale pandemia che ha portato al contagio di 1,4 milioni di persone in tutto il mondo. Sul banco degli imputati ci sono globalizzazione, deforestazione e perdita di biodiversità.

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