Bologna. domenica 11 ottobre presidio sotto il carcere della Dozza.

“LO SPILLOVER DEL PROFITTO – Capitalismo, guerre ed epidemie” a cura di Calusca City Lights; Edizioni Colibrì, Milano, luglio 2020, 144 pp. Euro 14,00
Questo libro pone una domanda cruciale: “Il 2020 sarà l’anno della seconda (e ultima) grande crisi del capitalismo, dopo quella del 1929, che annuncerà un ‘Ottobre 1917’ a livello mondiale?”. E lo fa, dopo avere tratteggiato i nessi stringenti fra “capitalismo, guerre ed epidemie”, avere proposto alcuni approfondimenti sul carattere duale (civile e militare) delle tecno-scienze contemporanee e avere ragionato intorno alla “economia di guerra”.
vedi di seguito la presentazione del libro

6 ottobre 2020
Kayleigh McEnany, l’addetta stampa della Casa Bianca nota per aver detto che Trump non avrebbe mai permesso al Covid di arrivare in America, è risultata positiva. McEnany è l’ennesimo funzionario della Casa Bianca a finire nella lista dei positivi (…). La lista si estende anche alla cerchia personale dei contagiati, la prima è Claudia Conway, figlia di Kellyanne Conway, risultata positiva al test dopo essere stata un contatto con sua madre. In tutto questo la Casa Bianca continua a essere senza direttive su come gestire l’emergenza di cui è protagonista. I membri dello staff riferiscono di non avere alcun protocollo, di non sapere se devono entrare in isolamento o se devono andare al lavoro e che tutto è lasciato alla loro iniziativa.
Tratto da https://combattereilcarcere.noblogs.org/
Tra passato e presente, le lotte dentro, le lotte fuori, la prospettiva di distruggerlo.
Perché un convegno contro il carcere?

1 ottobre 2020 – Non lasciano uscire la gente nemmeno per andare a fare la spesa. L’altro giorno hanno preso alcuni bambini che andavano a comprare qualcosa in un chiosco, li hanno fermati, perquisiti in tutto il corpo e poi gli hanno puntato l’arma alla testa. Uno dei bambini aveva tre anni. La denuncia di una mamma di una delle villas miserias di Buenos Aires, cui è stato ucciso il figlio lo scorso anno, è impressionante. Accade assai spesso che alcuni dei processi che in Europa si manifestano con maggior lentezza e in modo meno intenso e visibile, mostrino prima e più apertamente il loro volto in América Latina. Purtroppo si tratta quasi sempre di un volto spietato. Conosciamo da tempo e fin troppo bene le straordinarie capacità del capitalismo di trasformare le sue crisi, anche le più profonde, in opportunità. Sta accadendo con l’estrattivismo, in América Latina (ma anche da noi), che approfitta dell’emergenza (sanitaria, economica, etc.) per intensificare la violenza predatoria e giustificarne le devastanti conseguenze ambientali e sociali. Come racconta qui Raúl Zibechi, tuttavia, la pandemia e il confinamento forniscono oggi l’occasione per sferrare un’aggressione violentissima ai territori latinoamericani con una repressione di inaudita ferocia nei confronti di chi all’estrattivismo si oppone e, più in generale, dei settori popolari. In particolare di quelli che nell’autunno dello scorso anno erano stati protagonisti di grandi rivolte come quelle cilene ed ecuadoriane. Una impetuosa ondata di assassinii, arresti e abusi di potere da parte delle forze dell’ordine, accompagnata in molte regioni dall’offensiva dei paramilitari, si sta abbattendo sull’intero continente, dalla crescita del razzismo istituzionale e sistematico degli Stati Uniti alle repressioni “normalizzate” sui Mapuche nella Patagonia argentina e cilena. La tenebrosa risonanza tra la denuncia della quarantena selettiva che diventa segregazione in molti quartieri di Madrid, Portland, Bogotà, Rio de Janeiro e Santiago del Cile è piuttosto evidente, ma la resistenza non manca e comincia a organizzarsi

1 ottobre 2020, da https://www.facebook.com/combattereilcarcere
Sabato 3 ottobre mobilitazione a Modena
Non dimentichiamo le morti in carcere durante le rivolte di marzo, non lasciamo solo/a chi è colpito/a dalla repressione.
leggi il documento: MODENA CAPITALE DELLA REPRESSIONE

21 settembre 2020
Stati Uniti. Una società chiamata Civvl dice che lo sfratto delle persone è “il migliore mezzo per far soldi grazie al Covid-19”. “COL COVID-19 MOLTI AMERICANI SONO DECADUTI IN TUTTI GLI ASPETTI”, si legge sul sito dell’azienda. Ma non si tratta di una petizione per chiedere un’aiuto per l’affitto. Invece, è un invito da una società chiamata Civvl per “Essere assunto come squadra di sfratto”.

17 ottobre 2020
Proviamo a delineare alcuni spunti sulla “nuova” fase covid19 che stiamo attraversando, seppur “nuova” sia un aggettivo poco calzante. Di nuovo, si rimpallano responsabilità, si accendono allarmismi, si corrono rischi.

23 settembre 2020
“State disinfettando il manganello a ogni nuovo sgombero?”, chiede via Twitter un’attivista di Barcellona ai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana. La violenza con cui i funzionari di polizia in Catalogna trascinano a forza fuori dalle loro case donne sole con bambini, lavoratori migranti, coppie di anziani, disabili, contrasta amaramente con lo zelo con cui fanno rispettare le leggi per difendere la popolazione dal virus. Nello stato spagnolo ci si può ritrovare sul collo il ginocchio di un poliziotto per avere la mascherina messa male; ma solo nella prima settimana dopo la fine della moratoria a Barcellona sono stati eseguiti centocinquanta ordini di sfratti, circa trenta al giorno. Eppure la casa è il principale dispositivo di protezione individuale (e collettivo) per il pericolo di contagio. A difendere le persone in pericolo di rimanerne senza, però, non ci sono le istituzioni, neanche quelle progressiste, ma solo i militanti di base della rete dei Sindacati di quartiere, anch’essi in gran parte vittime di sfratti o in pericolo di sfratto.

29 settembre 2020, di Alexik. Qui i capitoli precedenti
Come da manuale, la recessione che viene – la peggiore, secondo l’OCSE, dal dopoguerra – sta imprimendo un nuovo impulso all’aggressione del profitto contro i territori.
L’illusione che la crisi pandemica potesse portare ad un ripensamento sull’assurdità di questo modello di sviluppo si è dissolta molto in fretta, a fronte della capacità del capitale (infinitamente maggiore della nostra) di trasformare le crisi in opportunità.
Sul piano normativo le conseguenze di tale aggressione si traducono in forma di deroghe alle tutele ambientali, provvedimenti a sostegno delle attività estrattive o dell’agroindustria, deregulations degli appalti per le grandi opere, rilancio del finanziamento pubblico di infrastrutture devastanti.

15 settembre 2020, di Antonio Mazzeo*
I soldi del Recovery Fund? Il governo italiano li chiederà a Bruxelles per finanziare il complesso militare-industriale e aerospaziale e realizzare i nuovi sistemi d’arma da destinare alle forze armate.

Nello stesso modo in cui la scuola tende a paralizzare l’apprendimento autonomo e il trasporto intralcia il camminare a piedi, la medicina è divenuta uno dei piu grandi ostacoli alla capacità di curarsi da sé. I prodotti di ciascuna di queste istituzioni sono in competizione con un valore d’uso di cui la gente usufruiva da sempre in maniera autonoma.
Ivan Illich, La convivialità, 1973

In nessun altro periodo della storia recente italiana è emersa con maggiore chiarezza l’importanza del welfare pubblico. I tagli e le privatizzazioni imposti dalle politiche di austerity a sanità, scuola, pubblica amministrazione e politiche della casa si sono tradotti in diseguaglianza e crisi economica diffusa, messi in evidenza dalla pandemia Covid ma già largamente presenti sul territorio. Come è quasi sempre successo, anche ora la crisi non si sta traducendo in un’inversione di rotta: le dinamiche estrattive del capitale stanno già dirottando i finanziamenti pubblici per l’emergenza verso le grandi corporation dei farmaci, delle costruzioni, della gig economy e verso le lobby del turismo e dei trasporti. Tuttavia una nuova consapevolezza della logica suicida del sistema capitalista si è estesa a strati della popolazione che non ne erano mai stati sfiorati, e alcuni dogmi sono inesorabilmente incrinati. Uno di questi riguarda l’abitare: il mercato immobiliare ha perso ogni credibilità come regolatore di un diritto fondamentale dell’uomo.