Abbiamo raccolto i racconti dei due compagni e delle due compagne arrestate domenica 19 aprile in corso Giulio Cesare, e ora sottoposti a tre obblighi di firma e un divieto di dimora.
Uno scorcio sulla vita nel carcere delle Vallette al tempo del coronavirus.
Passione sempre verde quella della delazione, incentivata dall’ideologia legalitaria e manettara. A Grugliasco, comune alle porte di Torino, l’amministrazione comunale ha creato delle ronde, arruolando carabinieri e vigili del fuoco in congedo, scout e semplici volontari per esercitare il «controllo di comunità», così lo hanno chiamato. Strade pattugliate, verifica delle uscite ingiustificate dei cittadini durante le festività pasquali. Su facebook sono apparse diverse pagine dedicate alla denuncia di chi violerebbe le prescrizioni previste nei decreti governativi sul coronavirus. Un esercito di nuovi vigili da balcone e sbirri da finestra hanno iniziato a postare fotografie, diffondere video, lanciare insulti.
A Napoli, i militanti che nell’ultimo mese hanno costruito reti di solidarietà attiva, sostenendo le famiglie in difficoltà in tanti quartieri, hanno affisso in strada una serie di striscioni per il settantacinquesimo anniversario della Liberazione. Da Montesanto a Scampia i messaggi chiedevano l’allargamento del reddito ai non garantiti, un provvedimento per il blocco degli affitti, lo screening di massa per il Covid-19. La risposta della questura di Napoli è stata particolarmente solerte: decine di agenti hanno fermato, multato, denunciato gli attivisti perché in strada “senza giustificato motivo”. In molti casi, tuttavia, a non rispettare i dispositivi di sicurezza erano proprio i poliziotti, e in particolare gli agenti della Digos.
Torino, 25 aprile 2020. Da tanti anni ci ritroviamo vicino alla spalletta di un ponte su un canale che non c’è più. Lì è caduto combattendo l’anarchico Ilio Baroni.
Non potevamo mancare.
Quando siamo arrivati abbiamo trovato altri compagni e compagne che spontaneamente si erano ritrovati davanti alla lapide.
Imparare a lottare ai tempi del Coronavirus. Questa l’esigenza al centro del corteo che questa mattina è partito da corso Giulio Cesare 45. Un’esigenza quanto mai impellente viste le crescenti difficoltà economiche che attanagliano tanti e tante, in una spirale che neanche i più ingenui e ottimisti ritengono possa essere fermata dalle iniziative messe in campo dal governo.
Il 16 aprile scorso un nostro compagno è stato multato mentre volantinava a poca distanza da un supermercato davanti al quale stavamo facendo UNA RACCOLTA DI BENI DI PRIMA NECESSITÀ SOSpesa.
Si percepiva sin dall’inizio di questo stato d’emergenza che la tutela della salute poco c’entrasse con il dispiegamento di controlli messo in campo nelle strade di tutta Italia. Si è insistito con una delirante narrazione supportata dalla complicità di tutti gli organi d’informazione, che spostasse sui comportamenti dei singoli le responsabilità delle migliaia di morti del profitto, via via legittimando una violenza e una brutalità che molte di noi conoscono bene sulla propria pelle da ben prima che fosse dichiarata l’emergenza. Chi invoca l’esercito e la militarizzazione dei territori è stato accontentato: non c’è angolo delle città che non sia inmano all’arroganza delle divise di ogni ordine e grado. A farne le spese sono gli stessi che chi comanda ritiene sacrificabile: i nemici interni, gli indesiderabili, gli ultimi, i carcerati fino agli anziani nelle case di riposo. Forse dalle finestre della reclusione forzata, a forza di avere sotto gli occhi quotidianamente la violenza dello Stato, in molti si stanno accorgendo del suo vero volto.
Si stanno moltiplicando le iniziative per affrontare l’epidemia, creando legami solidali tra da sempre fatica ad arrivare a fine mese, chi ha perso il lavoro, chi non l’aveva nemmeno prima, chi non riesce a procurarsi le protezioni, chi è costretto a lavorare rischiando di infettarsi, chi esce e prende una multa perché passeggia lontano da casa.
Alcuni gruppi si pongono l’obiettivo non secondario di realizzare esperienze di mutuo appoggio, fondate sulla reciprocità.
A Torino è ai blocchi di partenza il gruppo di mutuo appoggio Solidarietà senza frontiere.
Ce ne ha parlato Stefano, tra i promotori dell’iniziativa.
17 aprile. Un gruppetto di solidali si è recato quest’oggi sotto il carcere delle Vallette per salutare tutti i detenuti e cercare di capire cosa effettivamente succeda all’interno. Dalle voci che attraversano le sezioni pare siano più di 150 i reclusi al momento positivi al momento e il blocco B quello più colpito. La sezione Arcobaleno, precedentemente destinata ai tossicodipendenti è stata riconvertita a sezione covid, mentre di mascherine neanche a parlarne (“col binocolo le vediamo le mascherine”). Le videochiamate stranamente sembrano funzionare ma al massimo si riescono a ottenere una decina di minuti a settimana e non pare siano state negate ore d’aria fino a oggi. Non è arrivato invece alcun tipo di informazioni al maschile di quanto stia accadendo nel blocco femminile( la distanza impedisce qualsiasi tipo di comunicazione dall’esterno delle mura), da dove nei giorni scorsi erano arrivate notizie telefoniche di proteste durante le ore d’aria. Dopo una decina di minuti il gruppo si è allontanato tra accorati saluti e grida di libertà.
Per la giornata di sabato 7 marzo è stato convocato da varie realtà solidali torinesi un momento di consegna di pacchi alimentari e di saluto ai reclusi del CPR di corso Brunelleschi. Complici il sequestro di massa dei telefoni operato dalle forze dell’ordine dopo l’ultima rivolta e le misure restrittive messe in campo dallo stato per l’emergenza sanitaria in corso da un mese non si hanno più notizie dai detenuti.
Ne parliamo al telefono con un compagno del CSOA Gabrio, tra i promotori dell’iniziativa. Eventuali modifiche saranno condivise su Gancio.cisti