Rendere familiare il pangolino*. Per una lettura anticapitalistica delle pandemie

Rendere familiare il pangolino*. Per una lettura anticapitalistica delle pandemie

| 13 Aprile 2020

Affermare che il Covid-19 sia una pandemia capitalista potrebbe sembrare assurdo. Dopo tutto, i virus sono corpi naturali che esistono indipendentemente da tutte le strutture sociali e che hanno colpito l’umanità molto prima che fosse dominata dai sistemi capitalistici. Dalle epidemie di “peste” nell’antica Grecia alla peste nera che ha colpito le società eurasiatiche pre-capitalistiche, è ampiamente dimostrato che il capitalismo non ha inventato le pandemie. Pretendere che possa essere responsabile del Covid-19 potrebbe sembrare un’affermazione folle o di tipo “complottista” (per usare l’aggettivo generalmente usato per squalificare qualsiasi pensiero critico che cerchi di risalire la catena delle responsabilità sociali di un fenomeno). Oppure, e bisogna ammetterlo subito, la SARS-CoV-2 (il nome del virus che trasmette la malattia Covid-19) esiste indipendentemente dalle strutture capitalistiche. Di conseguenza, l’anticapitalismo dovrebbe concentrarsi solo sulla gestione capitalistica della pandemia e non avrebbe nulla da dire sulla comparsa dell’epidemia in quanto tale, ridotta a un semplice fenomeno “naturale”. I fatti, tuttavia, ci sono e sono inquietanti.

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AFFITTI E BOLLETTE – Materiali sulla situazione attuale in Italia

(14 aprile 2020)
Coronavirus, da Nord a Sud è emergenza affitti: “Già a marzo 200mila famiglie in difficoltà a pagare il canone. Le persone sono disperate, chi ha perso il lavoro ora ha paura di restare anche senza la casa”

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Come informare il proprietario/a che non puoi pagare l’affitto o concordare una riduzione del canone

In un momento in cui tutte e tutti stiamo soffrendo una contrazione del reddito, l’unico modo per sopravvivere è socializzare e collettivizzare i costi della crisi, a partire da chi ha la possibilità, in quanto proprietario/a di un immobile, di trarre profitto da un bene primario per il locatario/a, cioè la casa di abitazione. In Italia molte abitazioni sono di proprietà di privati, ma questo di per sé non significa che non si tratti di speculazione immobiliare. Continue reading


NEANCHE TU PUOI PAGARE L’AFFITTO?

SEGNALA IL TUO CASO! COMPILA IL QUESTIONARIO

Lo sciopero degli affitti sulla mappa – per aggiungere il tuo caso puoi usare il modulo sulla mappa o quello linkato sopra.

Come altre migliaia di inquilini e inquiline,
siamo rimasti privi delle nostre fonti di reddito.
I contributi che arrivano dal governo sono scarsi (meno di metà canone)
e accessibili solo a chi ha un contratto regolare.
Questi contributi serviranno solo a garantire il profitto dei proprietari/e durante l’epidemia.
Cosa facciamo quindi se non riusciamo a pagare l’affitto?

POSSIAMO SCIOPERARE!

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Catania. STM e Coronavirus

14 aprile 2020. La Federazione del Sociale USB Catania, con un comunicato, interviene senza mezzi termini nella questione legata allo stabilimento catanese della STM, dove si conta la presenza complessiva di oltre 4 mila dipendenti e dove ci sono non pochi casi di lavoratori positivi al Coronavirus.

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Question number 1 / Question number 2

https://panetteriaoccupata.noblogs.org

Abbiamo nei giorni scorsi ricevuto dalla Grecia alcune domande sulla situazione italiana e sulle riflessioni che si stanno facendo sulla crisi sanitaria in corso e proviamo a rispondere.

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Crack Up! Femminismo, pandemia e il futuro che verrà

Nel pieno della pandemia, ripartiamo dai femminismi e dai movimenti contro la precarietà, dalle lotte che hanno portato alla crisi di legittimità dell’attuale neoliberalismo, per segnalare i campi di conflitto aperti nella crisi e, dunque, ciò che è in gioco come possibile vie di uscita.

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Politica del dato, discorso pubblico e forme della sorveglianza

Il patto sociale dell’epidemia

Una epidemia, in un contesto umano, non rappresenta soltanto un fenomeno naturale, ma è anche e soprattutto un fenomeno sociale: come la società, e in particolare il sistema sanitario, è arrivata pronta o meno di fronte alla crisi della Salute pubblica; come la classe dirigente gestisce l’emergenza, come la società civile reagisce, il grado di percezione e l’immaginario dell’opinione pubblica: in sostanza, nella mediazione tra malattia, individui e gruppi operata da Stato, governo, capitali finanziari e industria.[1] In questo processo, centrale diviene il sapere medico, la cultura di organizzazione della sanità pubblica e il suo orientamento economico.[2]

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Coronavirus. Dietro il disastro in Piemonte anche una vecchia conoscenza dei notav: il PM Rinaudo

13 aprile 2020

In Piemonte, dopo qualche settimana di contagi relativamente più bassi rispetto alle aree del nord-est, l’epidemia sta esplodendo e seguirà probabilmente molto da vicino la curva di contagio della Lombardia. Venerdi, per la prima volta, il numero di decessi registrati in 24 ore ha segnato cifra doppia, arrivando a 104, senza che nei giorni successivi si vedesse un significativo miglioramento. Le terapie intensive sono tutt’ora sotto forte pressione e come altrove, ma più che altrove, il numero di malati effettivi resta ignoto visto che siamo la regione che ha eseguito meno test tra quelle del nord. D’altronde non poteva essere altrimenti. Il ceto politico sabaudo, tutto impegnato negli ultimi anni parlare di tav e del futuro radioso che ci aspetterebbe in fondo al tunnel, ha in realtà passato la maggior parte del suo tempo a spolpare la sanità piemontese a colpi di spending review e “razionalizzazioni”. L’eredità lasciata da questi signori la stiamo pagando carissima. Negli ultimi 10 anni sono stati tagliati 515 medici ospedalieri e 1.560 posti letto, facendo del Piemonte una delle regioni col numero di posti in terapia intensiva tra i più bassi delle regioni del nord (7.3 posti letto per 100.000 abitanti contro gli 8.9 della Lombardia, i 10 del Veneto, i 12 della Liguria e 10 dell’Emilia Romagna). A inizio epidemia c’erano solo due laboratori capaci di analizzare i tamponi diagnostici del covid19.

Per gestire questa situazione, che si presentava già catastrofica a inizio dell’epidemia, nella nostra regione è stata attivata un’Unità di crisi sulla falsariga di quanto fatto a livello nazionale. Un organismo che si trova oggi al centro di violentissime critiche da parte dell’Anaao, il solitamente molto pacato sindacato dei medici, che ha denunciato la scarsissima capacità del sistema sanitario regionale a intercettare i malati, la mancanza di tempestività e coordinamento degli interventi nonché la cronica incapacità della regione a fornire dispositivi di protezione individuale agli operatori sanitari e socio-sanitari. Inoltre, per i dottori piemontesi, la comunicazione giornaliera della situazione sanitaria regionale da parte dell’unità di crisi è opaca. In un primo comunicato, diffuso giovedi assieme al sindacato infermieri, hanno parlato un “gioco delle tre carte inqualificabile” portato avanti a favor di telecamere  “per nascondere incompetenze e lentezze”. In una seconda durissima nota, diffusa sabato, i medici si sono scagliati ancora una volta contro l’arroganza di quelli che si trovano a “dirigere da dietro una scrivania” l’emergenza corona virus in Piemonte, qualificati di generali che, dalle comode retrovie, hanno mandato il personale ospedaliero in prima linea allo sbaraglio

Grande è stata la nostra sorpresa nello scoprire che dietro una di queste scrivanie della sciagurata Unità di crisi della regione Piemonte c’è una vecchia conoscenza del movimento notav: il PM Rinaudo. Un losco personaggio dalle imbarazzanti amicizie di cui abbiamo già lungamente reso conto, noto per aver fatto parte del pool anti-valsusa che ha contribuito negli anni a infliggere centinaia di anni di carcere a decine di notav. Proprio al magistrato anti-notav è toccato il compito di difendere, in una grottesca conferenza stampa tenuta venerdi scorso, la folle decisione presa dal consiglio regionale di trasferire i pazienti di covid19 nelle RSA. All’inizio della diffusione dell’epidemia, avendo letteralmente smantellato la rete sanitaria territoriale e l’assistenza domiciliare a forza di tagli, la Regione ha dovuto ripiegare su un approccio esclusivamente ospedaliero che ha moltiplicato i contagi. Accortisi del disastro e con gli ospedali che iniziavano a saturare, a metà marzo è stata presa la decisione di far ritornare i malati più fragili, gli anziani, nelle case di riposo. Grazie a questa brillante mossa, che la giunta Cirio ha poi inizialmente cercato goffamente di nascondere, abbiamo anche in Piemonte tanti casi Trivulzio. Il numero di morti nelle case di riposo è arrivato ad almeno 450 e le RSA di sono letteralmente “trasformate in obitori” come ha di nuovo denunciato il sindacato dei medici.

Insomma, invece di avere dei virologi attenti e con risorse adeguate, capaci di stilare protocolli rapidi ed efficaci, abbiamo una banda di dilettanti allo sbaraglio tra cui spicca un miracolato che ha fatto carriera sulle spalle dei notav. Un “sistema Piemonte” compatto nel suo criminale pressapochismo, drogato di marketing confindustriale da due soldi, zeppo di baroni universitari e professionisti con le conoscenze giuste che sta facendo danni incalcolabili nella nostra regione, causando morti che potevano probabilmente essere evitate con un approccio più attento e circostanziato. Speriamo se ne ricordino tutti i piemontesi, a emergenza finita. Bisognerà pur fare i conti, presto o tardi, con chi ci ha portato nel disastro in cui ci troviamo oggi.

FONTE: https://www.notav.info/senza-categoria/coronavirus-dietro-il-disastro-in-piemonte-anche-una-vecchia-conoscenza-dei-notav-il-pm-rinaudo/


Un abuso dei carabinieri a Bologna durante il lockdown

Ennesima testimonianza di un abuso in divisa, questa volta da Bologna.

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Noi siamo tutto ciò che abbiamo: un appello di un rider di Manhattan. Per una solidarietà di condizione e posizione

13 aprile 2020, da https://it.crimethinc.com/2020/04/13/noi-siamo-tutto-cio-che-abbiamo-un-appello-di-un-rider-di-manhattan-per-una-solidarieta-di-condizione-e-posizione

Oggi, anziché parlare di classe operaia, potrebbe essere più accurato parlare della classe a rischio. In questo resoconto, un rider di Manhattan, epicentro della pandemia di COVID-19, descrive le condizioni in cui sono costretti a vivere i lavoratori e le rigide relazioni di classe tra vulnerabili e tutelati, per concludere con un appello alla solidarietà tra tutti coloro che si trovano sul lato sbagliato della violenza e della diseguaglianza capitaliste.

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Covid 19 un manuale di autoproduzione per mascherine

Abbiamo iniziato a conoscere il nemico invisibile, con le prime immagini dalla Cina, pensando che quel paese quel virus era troppo lontano da noi, ma quando un mese fa sono iniziati i primissimi contagi la narrazione è cambiata, nel nostro paese come in tutto il mondo, nelle nostre vite.

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Droni dell’Esercito per i controlli del ponte pasquale

Silent Observer - Italian BRAMOR Drone - YouTube

12 aprile 2020

Droni dell’esercito sui cieli di Verona.
L’annuncio lo ha dato in tutta tranquillità il sindaco nella diretta giornaliera con cui dà aggiornamenti sulla gestione locale dell’emergenza Coronavirus.

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Prima le buone notizie

Il medico al paziente: “Prima le buone notizie, dopo lunghe analisi abbiamo finalmente accertato che lei non è un ipocondriaco”.

Ci sono tanti modi per essere irriducibili, ma ce n’è uno che è veramente radicale: mantenere il buonumore, sempre e comunque. Questa barzelletta sembra allora perfetta per descrivere questi tempi tragici. Se la buona notizia è che non sei ipocondriaco, allora c’è davvero da preoccuparsi. E’ tutto vero. E’ tutto surreale sì, ma tutto vero. Continue reading


A rischio povertà

Orientarsi tra le informazioni, in questo periodo, è più complesso di quanto non lo sia di solito, ancora di più se una parte dei ragionamenti hanno a che fare col melmoso universo dei dati e delle statistiche. Vengono in mente almeno due problemi cruciali: 1) i dati raccolti dai vari enti ed organi circa lo sviluppo del contagio sono assai lacunosi. 2) gli stessi criteri di raccolta e catalogazione, oltre che rielaborazione, risentono degli interessi di chi li maneggia. Continue reading