La zona libera da sbirri non è un quartiere particolare, una rotonda o un parcheggio. È l’impegno condiviso nel difendere uno spazio ed eliminare le dinamiche della Polizia e della supremazia bianca. Nel seguente testo, analizziamo le esperienze di alcune persone che cercano di creare zone autonome libere dai poliziotti in diverse parti degli Stati Uniti. Ieri la Polizia di Seattle ha sfrattato la Capitol Hill Autonomous Zone (CHAZ), nota anche come Capitol Hill Organized Protest (CHOP), ponendo fine a un esperimento di autonomia che si stava protraendo da tre settimane, ispirando creatività e tragedie strazianti. Eppure, la leggendarietà di questo spazio si è diffusa in tutto il mondo, ispirando azioni solidali in luoghi lontani Tokyo e ispirando tentativi di emulazione da Portland a New York e Washington, DC.
Con Trump che denuncia un altro trattato di controllo degli armamenti, con Mosca che annuncia nuovi test del “siluro del giudizio universale” e la Cina che diventa il secondo produttore mondiale di armi, la crisi sanitaria mondiale non ha assolutamente frenato la militarizzazione ad oltranza delle grandi potenze.
Il cambiamento sociale essenziale implica due processi intrecciati tra loro. Da un lato, significa demolire i meccanismi che impongono disparità di potere e di accesso alle risorse; dall’altro, implica la creazione d’infrastrutture che distribuiscano risorse e potere secondo una logica diversa, forgiando un nuovo tessuto sociale. Mentre il movimento per l’abolizione della Polizia esploso nella coscienza pubblica un mese fa a Minneapolis ha creato nuovi precedenti per la resistenza, le reti di mutuo soccorso che si sono diffuse in tutto il mondo dall’inizio della pandemia di COVID-19 indicano la via da percorrere perché ci sia un nuovo modello per le relazioni sociali. Il seguente report descrive tre gruppi che coordinano gli sforzi di mutuo aiuto a New York – Woodbine, Take Back the Bronx e Milk Crate Gardens –, analizzandone sia le motivazioni e le aspirazioni, sia le risorse e i modelli assistenziali che mettono in circolo.
Vivo nel Queens, un quartiere di New York. È uno dei posti con la popolazione più eterogenea del mondo, ed è stato colpito molto duramente dall’epidemia da Covid; da noi, questa tragedia è stata molto legata alle questioni di razza e di classe. Fin dall’inizio, la gente ha iniziato ad attivarsi in reti di mutuo aiuto: nella mia zona un programma per i senza tetto di matrice religiosa è stato travolto dall’aumento di persone bisognose di cibo e ha iniziato a essere sostenuto da un centro sociale di autonomi, per aumentarne la capacità di risposta. Il cibo non avanza mai e spesso devono mandare via la gente a mani vuote. A donare sono grandi corporation, piccole aziende agricole, ristoranti, e anche gente comune che dona soldi. Lo Stato di New York ha fatto passare una moratoria sugli sfratti, ma ora che questa misura sta per finire ci sono ancora troppi nuovi disoccupati. Almeno quarantaquattro milioni di persone negli Stati Uniti hanno perso il lavoro (e chi è senza documenti non rientra in questa cifra), e solo nell’ultima settimana più di tre milioni di persone hanno fatto richiesta per la disoccupazione. Non si sa per quanto tempo continueranno queste donazioni di cibo. Dobbiamo sviluppare delle risposte sostenibili alla fame.
In questo scritto, gli anarchici di una zona rurale degli Stati Uniti descrivono come le persone che vivono fuori dai centri urbani, in questo periodo, possono contribuire al movimento contro la violenza della Polizia e contro la supremazia bianca istituzionale sorto a Minneapolis in risposta all’assassinio di George Floyd.
Nella seguente analisi, esaminiamo quei movimenti che hanno portato alla rivolta in risposta all’assassinio di George Floyd, esploriamo i fattori che hanno l’hanno resa potente, parliamo delle minacce che si trova a dover affrontare e concludiamo con una serie di racconti di chi vi ha preso parte a Minneapolis, New York, Richmond, Grand Rapids, Austin, Seattle e altrove nel Paese.
Per quest’articolo, abbiamo utilizzato solo fotografie già ampiamente disponibili online, per evitare di fornire inavvertitamente dati sensibili alla Polizia.
I dati diffusi dai governi, nell’ottica delle politiche di contrasto al covid, sono “imperfetti”. È quanto viene fuori da un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian, che accende un faro sulla semisconosciuta Surgisphere, azienda statunitense specializzata in analisi sanitaria.
Proprio la Surgisphere avrebbe fornito informazioni sull’andamento dell’epidemia che sono state alla base di alcune importanti ricerche scientifiche. Su queste i governi di alcuni paesi si sono basati per elaborare strategie di contenimento dei contagi. Si tratterebbe, però, di dati del tutto inaffidabili.
Ci sono occasioni della storia in cui tutto sembra verticalizzarsi intorno a un evento. Così l’assassinio poliziesco di George Floyd e la sommossa che ne è scaturita mettono a nudo le innumerevoli contraddizioni e tensioni che stanno alle radici profonde del sistema americano. La media vertiginosa di “esecuzioni extragiudiziali” ai danni degli afroamericani per mano della polizia, il razzismo sistemico dello Stato americano, la dinamica reazionaria del suprematismo bianco che oggi trova la propria espressione politica nell’amministrazione Trump: tutto ciò non costituisce la novità dell’ultima ora, ma rappresenta piuttosto la filigrana essenziale del sistema statunitense sin dalle sue origini. Di queste radici profonde abbiamo parlato con Kali Akuno, un compagno da anni attivo nei movimenti rivoluzionari neri negli Stati Uniti.
Episodi di violenze compiuti da agenti a Buffalo e in Virginia. E cresce la paura per nuovi casi di Covid.
Le manifestazioni di Black Lives Matter continuano in tutti gli Stati Uniti e non si placa la violenza della polizia.
Come abbiamo visto in una precedente analisi, la pandemia di COVID-19 ha interrotto bruscamente i disordini sociali e politici a livello globale, dal Cile a Hong Kong. La situazione ha preso una brutta piega quando i Governi di tutto il mondo hanno colto la possibilità di sperimentare nuove strategie autoritarie di controllo. La Francia, insieme a Grecia e Italia, non si è lasciata sfuggire quest’opportunità.
Tutte le rilevazioni mostravano che gli afroamericani erano i più colpiti dal contagio (anche nelle carceri, dove sono la stragrande maggioranza) e a molti di loro è sembrato che parte di quel disinteresse fosse dovuto al fatto che «intanto sono soprattutto loro che se ne vanno».
Passando in rassegna la letteratura specialistica e le newsletter di settore, sembra che l’emergenza sanitaria da Covid-19 abbia aumentato la consapevolezza tra gli addetti di come un tale shock, colpendo uno degli anelli della catena, possa provocare un impatto di natura sistemica. Secondo alcuni osservatori il processo di de-globalizzazione subirà un’accelerazione, ma altri sostengono che si assisterà piuttosto a una riconfigurazione delle catene di fornitura. Coloro che ribadiscono la fragilità delle catene prevedono una crescita del settore della logistica a causa dell’aumento esponenziale di domanda di consegne a domicilio e dell’e-commerce, il cui valore potrebbe raggiungere oltre quattromila miliardi di dollari entro il 2021, il doppio di quello che era nel 2017.
La Fondazione Rockefeller ha presentato il «Piano d’azione nazionale per il controllo del Covid-19», indicando i «passi pragmatici per riaprire i nostri luoghi di lavoro e le nostre comunità».
Non si tratta però, come appare dal titolo, semplicemente di misure sanitarie. Il Piano – cui hanno contribuito alcune delle più prestigiose università (Harvard, Yale, Johns Hopkins e altre) – prefigura un vero e proprio modello sociale gerarchizzato e militarizzato. Al vertice il «Consiglio di controllo della pandemia, analogo al Consiglio di produzione di guerra che gli Stati uniti crearono nella Seconda guerra mondiale».