Nov 20 2020

Focolai nei luoghi di lavoro, nasce una mappa partecipativa europea

Luoghi di lavoro

20 novembre 2020

È un grande rimosso nel dibattito pubblico italiano, forse perché sollevare il tema pesterebbe qualche callo a chi ha interessi economici. Eppure i focolai di Covid nei luoghi di lavoro sono un argomento da affrontare, perché altrimenti non si comprende appieno come la pandemia possa svilupparsi.
A cogliere il punto è un pool di giornalisti europei, che ha dato vita ad una mappa proprio sui focolai nei luoghi di lavoro in Europa. Ne abbiamo parlato con Cecilia Ferrara, giornalista italiana che fa parte della squadra di lavoro.

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Ott 14 2020

“In Lombardia non si poteva fermare la produzione”. In Lombardia si poteva solo crepare

14 ottobre, di Sandro Moiso

Francesca Nava, Il focolaio. Da Bergamo al contagio nazionale, Editori Laterza, Bari – Roma 2020, pp. 242, 15 euro

“…eh, ma io in questo momento rifornisco la Jaguar” (Marco Bonometti, Presidente di Confindustria Lombardia)

“Abbiamo anche minacciato di fermare la produzione, certo. E’ l’unica arma che abbiamo. Loro si sono sentiti ricattati, noi abbiamo detto «ricattati è poco, possiamo fare anche di peggio»” (Operaio della Dalmine – Gruppo Tenaris)

Il titolo scelto per questa recensione è tratto dalla frase che chiude, come un macigno, il penultimo capitolo del bel saggio-reportage della giornalista di origini bergamasche Francesca Nava, appena pubblicato dagli Editori Laterza. Un saggio imprescindibile per tutti coloro che vogliano parlare o discutere, a ragion veduta, dell’inferno pandemico scatenatosi a partire dalla Val Seriana alla fine di febbraio di quest’anno.

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Set 24 2020

Il modello “Nord Italia” ha facilitato la diffusione del coronavirus

24 settembre 2020

Non è una sorpresa, ma ancora oggi è quasi un tabù che le classi dirigenti del Nord Italia hanno cercato in ogni modo di nascondere ed esorcizzare. A facilitare la diffusione del virus Covid 19 in Italia e soprattutto nelle regioni più ricche e “competitive” del Settentrione, è stata proprio la struttura di quel modello.  A far sì che il nostro paese sia stato tra i primi colpiti dalla pandemia, con più violenza e rapidità, sono stati anche fattori come la rete capillare di autostrade nell’area padana, l’alta percentuale di pendolarismo degli abitanti di queste zone, il tasso di inquinamento atmosferico, e non ultima, l’altissima densità abitativa di Veneto e Lombardia.

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Mag 1 2020

Anarres del 1 maggio. Smart working, telelavoro. Alle radici del Primo Maggio. Riaprono le fabbriche ma le case restano chiuse…

 

Come ogni venerdì abbiamo fatto il nostro viaggio settimanale su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Dalle 11 alle 13 sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Anche in streaming.

Ascolta e diffondil’audio:
https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2020/05/2020-05-01-anarres.mp3?_=1

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Apr 27 2020

Bonaccini vuole riaprire tutto e subito

Piazza Malpighi (foto Zic)

27 Aprile 2020. Tra una settimana riaprono le fabbriche, mentre quasi tutte le altre misure di distanziamento sociale sono confermate almeno fino al 17 maggio. Il presidente della Regione, però, vorrebbe un via anticipato per commercio, turismo, ristorazione, parrucchieri e palestre. Controlli, multati sempre intorno al 5%. Positività al virus ancora in calo. Riparte ambulatorio popolare vicolo Bolognetti.

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Mar 24 2020

COVID-19: IL PUNTO SUGLI SCIOPERI E LE PROTESTE OPERAIE CONTRO IL CONTAGIO. “LA SALUTE PRIMA DEL PROFITTO”

24 marzo 2020

Lavoratori e lavoratici contro il provvedimento governativo sulla sospensione delle attività produttive non essenziali a causa del Covid-19. Per i sindacati le maglie dello stop sono ancora troppo larghe. Chiedono di ridurre l’attività, perché ‘prima viene la salute’: dai calcoli della Cgil, sono infatti almeno 12 milioni le persone al lavoro. Ma a Confindustria non basta: “siamo entrati in un’economia di guerra, perderemo cento miliardi al mese”, dice il numero uno Boccia. Oggi, martedì 24 marzo, il governo ha convocato una videoconferenza con i sindacati, che chiedono di ridurre pesantemente il numero dei settori – 80 – lasciati aperti dal decreto.

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