Linea dura sull’immigrazione, caccia all’untore e attacchi razzisti a Foggia

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Linea dura sull’immigrazione: caccia all’untore e altri spauracchi razzisti. Intanto a Foggia continuano le aggressioni. Da Comitato Lavoratori delle Campagne

La mattina del 4 agosto a Foggia, alle prime ore dell’alba due persone a bordo di uno scooter hanno sparato ad un giovane nigeriano che si recava a lavoro. Un attacco che segue solo di qualche giorno le aggressioni ai danni di alcuni stranieri in Piazza Mercato. Un episodio molto grave, ma forse non abbastanza per rimbalzare oltre la cronaca locale. O forse semplicemente il clima di terrore razziale che gli immigrati e le immigrate vivono quotidianamente sulla propria pelle è sempre più normalizzato. Infatti, a parte i rari casi dalle tragiche conseguenze che vengono ripresi dalla cronaca in cerca di scoop, aggressioni ed intimidazioni meno sensazionali – un calcio alla bici mentre vai a lavoro, un insulto dalla macchina, una pietra che ti manca di striscio- sono la quotidianità per le persone immigrate nelle campagne, nelle città, sulle spiagge durante la stagione turistica, mentre si recano a lavoro o tornano a casa, quando escono la sera, quando subiscono un controllo di polizia.

Di quei pochi casi che escono alla luce, si indagano i responsabili individuali, i moventi, ignorando spudoratamente che ognuna di queste aggressioni, è espressione di un clima di odio razzista che avalla ed è alimentato dal razzismo istituzionale, che si esplicita contestualmente nelle dichiarazioni del Presidente del Consiglio in visita a Cerignola il 3 agosto. Recatosi in città per parlare di antimafia e legalità, Conte non ha perso l’occasione per comunicare che sull’immigrazione la linea del governo è dura: fermare gli ingressi irregolari, intensificare i rimpatri, fare accordi con i paesi di origine. Dichiarazioni coerenti con l’operato criminale del Ministero dell’Interno che, con la scusa del virus, da ormai tre settimane si adopera per militarizzare hotspot e centri di accoglienza (come succede in tutta la Sicilia con grandi proclami da parte di sindaci e presidente di regione), allestire navi quarantena, e rinchiudere tutte le persone che cercano di fuggire e protestare (come sta accadendo ad Udine), dando luogo a una vera e propria caccia all’uomo quando qualcuno tenta di fuggire (dal Centro di accoglienza di Caltanissetta fino a Gualdo Cattaneo (PE) ). Così, mentre il governo con una mano vota il processo contro Salvini e si vanta di una sanatoria fasulla, con l’altra rinnova gli accordi con la Libia e agita la paura del migrante untore, che come al solito in tempi di crisi è il migliore capro espiratorio. E così trova la legittimazione per mettere in campo misure di controllo, piuttosto che misure sanitarie.

Come al solito, la panacea ad ogni male sociale è “più polizia” proposta che arriva al Prefetto di Foggia anche dal sindacato Cisl in merito alla situazione dell’ex pista di Borgo Mezzanone. Qui gli ultimi episodi e incidenti interni vengono utilizzati per rispolverare l’immagine dei pericolosi criminali, delle guerre fra bande, dei fenomeni mafiosi, delle attività illecite, che da sempre costituisce il terreno fertile per invocare operazioni di sgombero e maggiore controllo, presentate ancora una volta come l’unica soluzione alle violenze. Chi in questi luoghi ci vive dice chiaramente qual è la soluzione: la possibilità di ottenere un documento e tutto ciò che ne consegue, cioè avere un contratto di lavoro, un contratto di affitto, accedere ai servizi e non essere costretti a vivere nei ghetti o in centri di accoglienza sovraffollati.

FONTE: https://www.facebook.com/comitatolavoratoridellecampagne/posts/3518652668200833?__tn__=K-R


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