Finalmente scoperti i portatori del Covid-19: gli immigrati…

 

Minniti: "La sicurezza non è statistica ma percezione ...

5 agosto 2020

Ce l’aspettavamo da un po’, e puntuale è arrivata. La più falsa di tutte le false notizie da cui siamo bombardati h24: “c’è una evidente correlazione tra immigrazione e Covid”. Pensate che la frase sia del cumulo di spazzatura che è anche segretario della Lega? Errore! L’ha pronunciata il suo padre spirituale, il lugubre Marco Minniti, Pd, lo stato di polizia fatto uomo.

Visto che si chiama in causa l’evidenza, dovrebbe esserci una sovrabbondanza di fatti a provarlo. Sennonché la sola cosa di cui si ha evidenza da molte indagini o inchieste è che il Covid-19 è arrivato in Italia, precisamente in Lombardia, nel bergamasco, via Germania, non tramite lavoratori immigrati irregolari, ma per mezzo di manager e padroni-padroncini assatanati di affari e totalmente incuranti della salute pubblica, o anche – forse – di figure tecniche specializzate alle loro dipendenze. La responsabilità della sua diffusione, poi, si deve alle pressioni della associazione dei suddetti signori autoctoni, la Confindustria, contraria a qualsiasi forma di lockdown. Ed è anche del governo Conte-bis che l’ha decretato a metà o ad un terzo quando già era tardi, incalzato dalla protesta operaia nella logistica e tra i metalmeccanici, e terrorizzato che la massa dei ricoveri d’urgenza svelasse quanto è stata criminale la politica pluri-decennale di tagli alla sanità.

Ma “ora, dopo tanti sacrifici – qui è il trasformista Conte-2 che interviene, parlando da Conte-1 – non si può assolutamente accettare che si mettano [cioè: che gli immigrati mettano] a rischio i risultati raggiunti”. Di cosa sta parlando? Dell’aumento degli arrivi da Libia e Tunisia. E cosa c’entrano con il Covid? I soli ed unici neo-arrivati dall’estero sul territorio nazionale che vengono sottoposti a tampone, e a cui viene imposta la quarantena, sono proprio gli immigrati dei barconi, barchini e navi ong. In Italia – osserva giustamente L’avvenire di ieri – si può entrare liberamente da Spagna, Regno Unito, Australia nonostante il forte aumento dei contagi in atto in quei paesi, e per ragioni di studio o di lavoro si può entrare tutt’oggi perfino dagli Stati Uniti, sebbene lì la situazione sia fuori controllo. Lo sanno bene, però hanno la faccia di corno di puntare il dito sugli emigranti dalla Tunisia (Di Maio, Conte 2/1) e dai Balcani (il governatore del Friuli-Venezia Giulia). Veniamo subito a questo.

Intanto diamo uno sguardo all’ex-caserma Serena, tra Treviso e Casier, indicata dalla canea dei razzisti di stato come la prova regina della fondatezza della loro accusa. In questo luogo sono accatastati come merci scadute 297 richiedenti asilo, e il caso vuole che nei giorni scorsi siano stati scoperti lì 137 positivi. Parliamo di ‘caso’ perché la scoperta è arrivata un buon mese e mezzo dopo l’accertamento del primo episodio di positività al virus in questo centro, avvenuto agli inizi di giugno. Si trattò di un operatore (notabene) ritornato dal Pakistan che, per timore di perdere il proprio posto di lavoro, nascose per parecchi giorni il proprio stato febbrile ricorrendo alla tachipirina, finché fu costretto a ricoverarsi nell’ospedale di Treviso. Pensate che sia scattata immediatamente un’indagine sullo stato di salute di tutti gli operatori e dei richiedenti asilo? Neanche per idea. Un simile accertamento è stato fatto solo pochi giorni fa quando è stato chiaro che 3 richiedenti avevano contratto il virus. Per oltre un mese e mezzo, quindi, gli “ospiti” (non testati) hanno continuato a vivere in dormitori comuni da 8 a 12 persone, in un contesto “con facilità di infezione”, come ha riconosciuto il direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Usl 2 di Treviso, Francesco Benazzi (Corriere della sera, 31 luglio). Lo scrupolo con cui opera la ditta che gestisce il Cas, la Nova Facility, un’impresa nata sulle ceneri di una ditta edile fallita tre anni fa con un buco di milioni di euro (il manifesto, 2 agosto), è testimoniato, tra l’altro, da questo: dopo che si sono scoperti i 137 positivi, almeno per una notte positivi e negativi al virus hanno continuato a dormire insieme nelle stesse stanze. E quando è avvenuto, come nelle scorse settimane, che gli internati nel Cas abbiano dato vita ad azioni di protesta per tutelarsi, si è abbattuta su di loro via stampa o via (anti)social una tempesta di insulti stigmatizzanti: violenti, teppisti, balordi, ingrati, illegali. Mancava il termine untori, ed è arrivato.

Infatti non appena si è sparsa la notizia del “focolaio” alla caserma Serena, immediata è arrivata la più vile delle false correlazioni: “Se aumenteranno i contagi in Italia, sapremo chi ringraziare” (Salvini). Chi dovremmo ringraziare? Banale: gli immigrati. Le giuste correlazioni, però, vanno in tutt’altra direzione. Anzitutto verso i Treu, i Prodi, i Maroni, i Sacconi, i Renzi, i Monti, insomma gli smantellatori del vecchio diritto del lavoro che, per quanto non fosse l’ideale, dava ancora qualche garanzia di tutela ai proletari (garanzia da loro stessi conquistata), e non li costringeva a tenere nascosto il proprio stato di malattia per timore di precipitare nella disoccupazione.

In secondo luogo la freccia delle giuste correlazioni indica i difensori dei centri di detenzione amministrativa, ideati da tale Giorgio Napolitano, e confermati da tutti i successivi ministri degli interni ed esecutivi, che sono dei ghetti, non di rado immondi, dove si sopravvive in condizioni che violano impudentemente la dignità umana. In terzo luogo le giuste correlazioni chiamano in causa proprio i decreti-Salvini del governo Lega-Cinquestalle che, smantellando i piccoli presidi Sprar (alcuni dei quali dignitosi), hanno ulteriormente concentrato i richiedenti asilo e gli immigrati senza permesso di soggiorno in questi depositi, o “hub” (il nome, centro-snodo o centro-deposito di merci e di traffici, dice tutto).

Totalmente falsa è invece la correlazione che lega l’ex-caserma ai nuovi arrivi delle ultime settimane perché nella Serena ci sono richiedenti asilo presenti in Italia anche da oltre 3 anni. Nessuno è arrivato di recente. Altrettanto falsa è la correlazione tra la nascita di questo focolaio e la politica di “furioso immigrazionismo” di cui è accusato il Conte-bis. L’accusa è formulata da quel brutto ceffo ascendente della destra italiana che risponde al nome Giorgia Meloni. Del furioso immigrazionismo di cui straparla costei, non si vede neppure l’ombra.

Leggi, decreti e prassi in vigore oggi sono quelli del precedente governo. I decreti Minniti e Salvini nessuno si è sognato di toccarli, si sono fatte solo delle chiacchiere da bar. Se gli sbarchi sono aumentati di qualche migliaio, restando comunque lontani, lontanissimi dai livelli degli anni precedenti il 2018, è stato esclusivamente per il tracollo dell’economia tunisina e per la cauta riapertura delle frontiere interne a Schengen che ha fatto sperare a qualche migliaio di emigranti di poter arrivare, passando per l’Italia, fino in Germania o in centro-Europa. Il governo Conte-bis ha continuato con i respingimenti (ne ha fatti più del Conte-1), infischiandosene della schiacciante documentazione sui fatti raccapriccianti che accadono nei lager libici istituiti su finanziamenti italiani ed europei. È restato insensibile pure al recente assassinio di emigranti sudanesi ad opera delle bande libiche al soldo italiano ridenominate pomposamente guardia costiera. Nonostante queste brutalità seriali commesse su appalto italo-europeo, le migrazioni non cessano, perché non sono le polizie o la blindatura delle frontiere che possono fermare le migrazioni, se forze superiori alle singole volontà, e perfino ai singoli stati, costringono ad emigrare.

Ed è proprio quel che accade in Tunisia. La crisi si è abbattuta con violenza inaudita perfino negli Stati Uniti o in Germania. Figurarsi il suo impeto in un paese come la Tunisia strangolato da tempo dal FMI e dalle rapaci presenze dei capitali italiani e francesi sul suo territorio (circa 900 imprese italiane sono lì a lucrare sovraprofitti). Figurarsi in paesi come Iraq, Afghanistan, Siria, Sudan: è da lì che viene la gran parte degli attuali emigranti dai Balcani, da paesi in cui la guerra, con l’apporto delle benemerite truppe italiane, è diventata endemica da decenni, o dove (la Siria) in un decennio guerra civile e guerra hanno raso al suolo, con la responsabilità universale, tutto ciò che potevano radere al suolo.

Afferma Zaia, il leghista “diverso”, “buono”, “civile”, “alternativo”: “Senza centri migranti non avremmo focolai di covid 19. Dobbiamo rimandare a casa chi non ha titolo per restare, a meno che non siano persone che scappano da guerre e morte, che vanno salvate senza se e senza ma”. Peccato che:

  1. i “centri migranti” da centinaia di immigrati accatastati l’uno sull’altro li ha voluti, anzi li ha pretesi, il suo partito;
  2. i cosiddetti clandestini, cioè gli immigrati irregolarizzati dallo stato italiano, sono linfa vitale per il sistema delle aziende che la Lega, come il Pd o i 5S, difende con il pugnale tra i denti, quindi – fatta salva la demagogia per i gonzi – non ci pensa proprio nessuno a rimpatriarli in massa, né a destra, né a “sinistra”;
  3. gli emigranti che si sottopongono al calvario della via dei Balcani e delle spietate forze dell’ordine croate (vedi l’ultimo numero de L’Espresso), lo fanno proprio nel tentativo di lasciarsi alle spalle l’incubo delle guerre occidentali o delle guerre civili con intromissione occidentale! Cosa ci sia di diverso, buono, civile e alternativo in messaggi del genere, giudicate voi.

Il collega di partito di Zaia, Fedriga, che amministra il razzismo di stato nella regione Friuli-Venezia Giulia, alza il tiro: ci vuole l’intervento dell’esercito! Ed è esattamente quel che il governo Conte-bis sta facendo al confine sud con l’invio di navi-quarantena e con gli annunci di guerra sul fronte Sud di Di Maio e Conte: “linea dura contro gli emigranti, non uno avrà il permesso di soggiorno, li rispediremo indietro tutti, saremo duri e inflessibili”, usando polizie ed esercito. Di Maio, sentendosi il nuovo generale Graziani, subito soccorso dal sinistro Di Battista (che bella coppia!), pretende che il governo tunisino distrugga tutti i barchini e i gommoni che i pescatori vendono alle famiglie tunisine – spesso di intere famiglie si tratta – determinate ad emigrare perché sentono l’emigrazione, oltre che come una necessità stringente, come un loro diritto (vedi la Repubblica, 3 agosto). Emigrano, dopotutto, verso là dove sono “emigrate” milioni di ore di lavoro non pagato spese da propri connazionali per Eni, Ansaldo, Benetton, Fercam, Germanetti, Colacem, etc.; là dove sono state esportate sottocosto le loro risorse minerarie e agricole; là dove sono finiti nei forzieri delle banche italiane, tra le altre, i fiumi d’oro degli interessi usurari sul debito estero della Tunisia, paese indipendente ma dominato. Emigrano perché la dominazione neo-coloniale ha fatto a pezzi il loro fondamentale diritto a non emigrare.

Con i soliti giochini delle parti (anche il Pd ha il suo “buono” e “civile” di turno, Del Rio, che mormora sottovoce in latino, per non disturbare: jus culturae), è ripartita alla grande, da parte dell’opposizione e della maggioranza di governo, in questo unite, la guerra agli emigranti e agli immigrati. Governo e opposizione di destra si stanno preparando all’autunno quando finiranno necessariamente le modeste forme di integrazione del salario (o dell’assenza di salario) di questi mesi, e bisognerà trovare dei capri espiatori davanti all’esplodere di situazioni drammatiche di disoccupazione e di povertà. Allora non sarà più sufficiente ripetere il mantra della Merkel: “non ne ha colpa nessuno”. Loro un capro espiatorio l’hanno già pronto (e ne stanno predisponendo altri). E stanno affinando le loro false correlazioni per deviare contro gli immigrati la rabbia sociale che potrebbe, e dovrà, investirli e travolgerli. È anche per questo che hanno studiato una sanatoria che lascerà fuori nella irregolarità non voluta certo dagli immigrati irregolari, almeno 400.000 lavoratori e lavoratrici immigrati residenti qui da tempo, anche da lungo tempo. Per avere a disposizione il più facile dei bersagli e, nello stesso tempo, una sacca di sfruttamento estremo.

Prepariamoci a dovere anche noi!

P. S. – Mentre stiamo scrivendo il post, arrivano due notizie interessanti.

La prima è che è stato individuato un nuovo focolaio in Lombardia con 97 positivi in una azienda agricola del mantovano, a Rodigo. Il Corriere della sera di oggi non dice la nazionalità dei positivi, né il nome dell’azienda (top secret). Ma immediatamente si mobilita il prefetto a rassicurare: tutto sotto controllo! La ex-caserma vicino Treviso è stata tramutata in un grave pericolo nazionale, se non internazionale; qui – per coprire l’azienda (le aziende) – tutto bene. Nell’un caso e nell’altro, i lavoratori immigrati vittime del cinismo di stato e padronale.

La seconda è che il responsabile della protezione civile di Grado si è permesso di andare oltre il governatore della sua regione Fedriga, e davanti alla rivolta scoppiata all’interno dell’ex-caserma Cavarzerani di Udine, ha esternato il seguente pensiero operativo:

“Non preoccupatevi, stiamo organizzando gli squadroni della morte e nel giro di due giorni riportiamo la normalità… Quattro taniche di benzina e si accende il forno crematorio, così non rompono più”.

Forse lo puniranno. Forse. Ma ha solo, ingenuamente, fatto due più due uguale quattro.

 

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FONTE: https://pungolorosso.wordpress.com/2020/08/05/finalmente-scoperti-i-portatori-del-covid-19-gli-immigrati/


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