Contro la quarantena delle passioni, l’epidemia sociale

In questi giorni un nuovo incubo si sta diffondendo: il contagio dal cosiddetto Coronavirus. Dieci paesi del lodigiano, considerati il focolaio del contagio, e un paese del Veneto, dove è stato accertato il primo morto del virus, sono stati messi in quarantena. Questo significa nessuna possibilità per le persone di muoversi e di spostarsi dalle proprie abitazioni. In tutta la Lombardia, il potere costringe le persone ad autolimitare la propria mobilità sociale. Dalla chiusura dei luoghi di aggregazione al coprifuoco, il passo è breve. Prigionieri di se stessi e di un qualcosa di impercettibile allo sguardo umano, il governo pastorale ha addirittura ordinato attraverso un decreto lampo di chiudere le strade e ha rinforzato il presidio di polizia ed esercito, intimando che se qualcuno non dovesse rispettare gli ordini statali potrebbe anche subire l’arresto. A epidemia sociale, il potere non può che rispondere con repressione e sorveglianza. La caccia all’untore è iniziata.

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La Cina, il Covid-19 e l’effetto farfalla. Misure di contenimento di dimensioni epiche e conseguenze.

19 febbraio 2020

di Fabrizio Dogliotti

“Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?” questa domanda venne coniata da Edward Lorenz, un famoso matematico e meteorologo statunitense nel lontano 1972. La frase fece storia e contribuì alla divulgazione della teoria matematica del caos, rendendosi popolare come “effetto farfalla”. Da allora, la farfalla in questione ed il suo delicato -ancorché catastrofico- battito d’ali hanno avuto fortuna, soprattutto in ambito letterario e cinematografico: in un mondo nuovo sempre più piccolo, i simboli adeguati sono scarsi e ce n’è un certo bisogno.

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Il virus degli Ogm nel «salto di specie»

Microorganismi: come compiono il salto di specie? - Il tuo ...
Di Francesco Bilotta, 12.03.2020
Pandemie. Il ruolo delle modificazioni genetiche nello «spillover» del Covid-19. Oltre agliallevamenti intensivi e ai cambiamenti climatici. Le zoonosi, malattie che si propagano da un animale all’uomo, sono sempre più frequenti. E i virus acquisiscono sempre più la capacità di trasferirsi all’uomo e infettarlo.

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La pandemia del tardo capitalismo

Ciò che sta succedendo sul Coronavirus mostra come anche il più «naturale» dei fenomeni fa i conti con i rapporti politico-economici globali. Il rischio è che nel tentativo di mettere delle toppe si moltiplichino soltanto le emergenze

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La libertà personale intaccata dal virus e la pandemia economica

8 febbraio 2020

L’intervento dello stato centrale con imposizioni draconiane che stravolgono l’esistenza, l’uso mediatico di un fenomeno sanitario globale, la narrazione geopolitica di una pandemia terrificante e mortale senza trasparenza dell’autorità locale, le conseguenze economiche e commerciali che si cominciano a intravedere dietro alla diffusione repentina del coronavirus, nonostante le quarantene, la sospensione della mobilità personale e collettiva, la diffusione della sindrome e delle fake news; la quantità di ambiti che vengono stravolti dalla notizia – ancor prima della sua effettiva trasmissione e ferale nocività – e lo sconvolgimento delle aree d’influenza che si andavano estendendo con la Belt and Road Initiative… Tutto viene condizionato e stravolto dal virus che nasce dalle abitudini culinarie millenarie della vecchia Cina e imbrigliano la nuova, forse offrendo l’occasione di svoltare definitivamente all’interno della Cina verso la revisione, la gentrificazione, il superamento della tradizione popolare; e globalmente all’esterno si creano le condizioni per rivedere in parte i criteri produttivi di merci e la diffusione del controllo cinese sulle infrastrutture e sulla distribuzione delle merci, che sembrava permeare il trend del periodo. Ora invece il dragone cinese appare in difesa e in difficoltà a causa del coronavirus e dell’isolamento che comporta, ma anche in prospettiva potrebbe innescarsi un rilancio di stimoli alla pervasività cinese dei mercati e anche un completamento dei processi di trasformazione per chiudere vecchie produzioni che verrebbero delocalizzate.

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