Da Minneapolis alla Francia, Fanculo la Polizia! La rivolta si diffonde dagli Stati Uniti a Parigi e oltre

da https://it.crimethinc.com/2020/06/17/istantanee-della-rivolta-racconti-di-tre-settimane-di-rivolta-nazionale

Come abbiamo visto in una precedente analisi, la pandemia di COVID-19 ha interrotto bruscamente i disordini sociali e politici a livello globale, dal Cile a Hong Kong. La situazione ha preso una brutta piega quando i Governi di tutto il mondo hanno colto la possibilità di sperimentare nuove strategie autoritarie di controllo. La Francia, insieme a Grecia e Italia, non si è lasciata sfuggire quest’opportunità.

Come abbiamo visto in una precedente analisi, la pandemia di COVID-19 ha interrotto bruscamente i disordini sociali e politici a livello globale, dal Cile a Hong Kong. La situazione ha preso una brutta piega quando i Governi di tutto il mondo hanno colto la possibilità di sperimentare nuove strategie autoritarie di controllo. La Francia, insieme a Grecia e Italia, non si è lasciata sfuggire quest’opportunità.

Il 2 giugno, ispirate dalla rivolta di Minneapolis, 40.000 persone sono scese in piazza per manifestare contro gli omicidi della Polizia, aprendo un nuovo capitolo nell’era della pandemia in Francia.

Prima del virus, la Francia stava assistendo a una nuova ondata di movimenti sociali contro la decisione del Governo di cambiare il sistema del piano pensionistico. Durante anni di sconvolgimenti politici quasi ininterrotti – dalle proteste di Loi Travail del 2016 ai gilet gialli – il nuovo movimento emergente ha ripetutamente tentato di reinventarsi per sfuggire ai limiti dei rituali riformisti. Purtroppo, il COVID-19 ha accelerato la morte di questo movimento.

Una delle principali difficoltà affrontata da tutti è quella di essere capaci di andare al di là dell’immaginario di quest’incubo – o dovremmo dire di questa nuova realtà? Il lockdown “sanitario” globale ci ha costretti a ripensare le nostre strategie per poter continuare a lottare per un mondo più libero. Gli eventi del Primo Maggio ci hanno offerto l’opportunità di valutare la nostra capacità di farlo al fine di liberarci da questo nuovo contesto impostoci dalle autorità in nome della “sicurezza.”

In Francia, il Primo Maggio non ha riscosso un vero e proprio successo. Sebbene vari gruppi siano riusciti a manifestare in tutto il Paese, la tradizionale vivacità e l’entusiasmo offensivo che viviamo di solito sono stati in gran parte repressi dalle rigide restrizioni alla libertà di movimento e dalle continue intimidazioni derivanti da una massiccia presenza della Polizia nelle strade. A molti di noi, in Francia, il Primo Maggio 2020 ha lasciato l’amaro in bocca.

2 giugno a Parigi: dopo settimane d’isolamento, non vedevamo l’ora di sporcarci di nuovo le mani.


Ma anarchici, attivisti politici e movimenti sociali in senso stretto non erano gli unici obiettivi del Governo francese. Infatti, nonostante lo stato di emergenza “sanitario,” gli agenti di polizia sono rimasti [uno dei pochi gruppi di persone cui è stato permesso di essere in strada]. Nel consentire ciò, il Governo francese ha dato un lasciapassare alle forze dell’ordine per continuare a fare ciò che sanno far meglio, ovvero terrorizzare e brutalizzare specifiche comunità e individui. Negli ultimi due mesi di blocco totale, almeno [nove persone sono state uccise] dagli sbirri e molte altri [ferite]. Di conseguenza, in [diversi giorni] e in vari sobborghi di parecchie città, noti come les banlieues, hanno avuto luogo [scontri] sporadici [contro la Polizia].

Purtroppo, in Francia, una situazione del genere è all’ordine del giorno. Nel 2005, nelle banlieues si verificarono [massicci disordini] in seguito alla morte di [due adolescenti] in fuga da dei poliziotti. Come negli Stati Uniti, il nostro Governo e le nostre forze dell’ordine hanno una loro storia specifica di oppressione e razzismo contro le comunità di colore. Ecco alcuni esempi che illustrano il razzismo strutturale insito nell’istituzione della Polizia francese:

  • [Quest’articolo] del 2015 mostra che, almeno nell’area di Parigi, la grande maggioranza degli agenti ha votato per il Rassemblement National, precedentemente Front National, un partito politico xenofobo e populista apertamente di estrema destra [creato da ex SS e altri collaboratori della Germania nazista]. Va da sé che da allora, a causa della crescente polarizzazione della nostra società – in Francia e nel mondo – quest’inclinazione politica tra le forze dell’ordine è aumentata.
  • Lo scorso aprile, una persona nera che cercava di fuggire dalla Polizia è stata inseguita lungo la Senna. Dopo averla catturata, gli sbirri hanno usato insulti razzisti e hanno iniziato a fare battute sulle abilità natatorie dell’arrestato. Un agente ha persino detto al suo collega: “Sta affondando, avresti dovuto mettergli una palla al piede…” – facendo un chiaro riferimento ai tragici eventi del [17 ottobre 1961] durante i quali la polizia francese lanciò i manifestanti algerini da un ponte parigino, facendoli annegare. L’unica ragione per cui siamo a conoscenza di quest’evento è perché il video dell’arresto è diventato virale online.
  • Infine, l’attuale dogma che le forze dell’ordine francesi usano nei sobborghi e contro le comunità che vi abitano, ha [origine] da quello che la Francia utilizzò in Algeria e Indocina durante le sue guerre di decolonizzazione. Ciò che notiamo ora è che, dopo aver terrorizzato le popolazioni oltremare, il Governo francese continua a terrorizzare e brutalizzare le stesse categorie di persone all’interno del proprio territorio. Su questo argomento, consigliamo vivamente questo [documentario] realizzato da Désarmons-les! e disponibile subbato in inglese.

Il 2 giugno, un numero imponente di persone è sceso in piazza per denunciare la violenza della polizia e il razzismo strutturale.

Dall’11 maggio, la Francia ha iniziato a revocare il lockdown. Tuttavia, le autorità hanno esteso lo stato sanitario di emergenza fino alla fine di luglio, ricorrendo a questa scusa per vietare qualsiasi forma di aggregazione per strada. A partire da ora, mentre i centri commerciali sono stati riaperti, è tecnicamente vietato frequentare gruppi di oltre dieci persone. Non lasciamoci ingannare: questo non ha nulla a che fare con la protezione della nostra salute. Non è altro che un modo puro e semplice per reprimere qualsiasi potenziale disordine sociale, poiché le autorità sanno che la gente è ancora più arrabbiata di quanto non fosse prima della pandemia e che sta solo aspettando un’occasione per riconquistare le strade ed esprimere la propria rabbia. Ma, per tre settimane, quest’opportunità non è mai arrivata.

Poi, una settimana fa, dopo che la Polizia ha ammazzato George Floyd, sono scoppiate [delle rivolte a Minneapolis]. E, proprio come il virus di marzo, questi disordini hanno rimescolato le carte su scala mondiale – sono state la scintilla che molti di noi stavano aspettando per liberarsi dalla paura e dalla letargia globali create dal COVID-19. Mentre le fiamme sono divampate intorno al distretto del dipartimento di Polizia di Minneapolis, la [rivolta si è diffusa in tutto il mondo]. La stessa notte in cui George Floyd è stato assassinato, un altro caso di violenza poliziesca ha avuto luogo a Bondy, in Francia. Gli agenti hanno picchiato brutalmente un [ragazzo di 14 anni] mentre lo stavano arrestando; al momento, è in attesa di un intervento chirurgico agli occhi.

Sabato 30 maggio, a [Parigi], è stata programmata una manifestazione di solidarietà con i migranti sans-papier Le autorità locali l’hanno proibita e hanno dispiegato un gran numero di poliziotti per impedire qualsiasi forma di assembramento. Il fatto che la dimostrazione non fosse consentita non ha scoraggiato i partecipanti. Gli sbirri hanno iniziato con l’[arrestare circa 50 persone] ma sono stati rapidamente sopraffatti dalla situazione e non hanno avuto altra scelta se non quella di permettere al flusso di persone di procedere per le strade. Il fatto che la Polizia non sia più riuscita a ricoprire le proprie posizioni è stato principalmente una conseguenza della fiera determinazione mostrata dai sans-papier a capo del corteo. Migliaia di persone hanno camminato per le strade fino a raggiungere Place de la République. Frustrati per non essere riusciti a tenere le strade libere dai manifestanti, i poliziotti hanno iniziato ad [attaccare la folla].

Tuttavia, questa dimostrazione ha rappresentato una vittoria in quanto migliaia di persone hanno camminato lungo le strade di Parigi per la prima volta nell’era post-COVID-19 e soprattutto perché è stata guidata da persone prive di documenti. Le stesse persone che sono “invisibili” agli occhi del Governo, le stesse persone che durante la pandemia sono state in prima linea nella crisi sanitaria, sia perché hanno dovuto continuare a svolgere lavori precari – come tante altre persone che sono state [costrette a lavorare] perché il loro lavoro è stato considerato “necessario” dalle autorità, indipendentemente dalla loro vulnerabilità – o perché non hanno alcun reddito e vivono in condizioni precarie. Il fatto che siano stati proprio loro a sfidare le autorità che li disprezzano e ne negano qualsiasi forma di dignità e umanità è estremamente incoraggiante e simbolicamente potente.

2 giugno: alimentare il fuoco della rivolta internazionale.

Nello stesso giorno, un’azione simile ha avuto luogo a [Marsiglia], dove diverse centinaia di persone hanno manifestato per i loro diritti di sans-papier. Nel corso della dimostrazione, alcune persone hanno portato cartelli per denunciare la violenza della Polizia ed esprimere solidarietà a George Floyd.

Inoltre, la scorsa settimana, mentre l’ondata insurrezionale si stava diffondendo lungo gli Stati Uniti – mettendo in primo piano non solo [il ruolo] che la Polizia ricopre all’interno della nostra società ma anche l’urgente necessità di disarmare e abolire quest’istituzione attraverso un processo rivoluzionario – è stato pubblicato un nuovo report radicale sulla morte di un giovane uomo di colore di nome Adama Traoré, ucciso in una stazione di Polizia francese il 19 luglio 2016.

Manifestanti di fronte al Tribunal de grande instance chiedono giustizia e verità sulla morte di Adama Traoré, avvenuta nel luglio 2016.

Questo [documento] ufficiale è smaccatamente razzializzato – parlando di Adama Traoré come “un soggetto di razza nera” – e , quel che è peggio, esonera gli agenti di polizia che arrestarono Adama da qualsiasi responsabilità nella sua morte. Eppure, sorprendentemente, il rapporto riconosce che Adama Traoré è morto a causa dell’asfissia. Non c’è bisogno di andare oltre: questo rende evidente che il referto medico ufficiale sta coprendo la responsabilità ricoperta da questi poliziotti nella sua uccisione. Sappiamo che la strategia preferita d’immobilizzazione utilizzata dai criminali che indossano dei distintivi è il cosiddetto “placcaggio ventrale” e sappiamo che, spesso, provoca la morte della persona arrestata. Questa è esattamente la stessa tecnica che Derek Chauvin ha utilizzato per uccidere George Floyd negli Stati Uniti e che i poliziotti francesi usarono nel 2007 a Parigi durante l’arresto di [Lamine Dieng] prima di lasciarlo morire sul retro della loro camionetta.

Avendo compreso che ancora una volta, dopo quasi quattro anni di battaglie giudiziarie, le autorità si rifiutavano di render conto delle proprie azioni e continuavano a incolpare Adama per la propria morte, inventandosi problemi di salute per spiegarne l’asfissia, la sorella di Adama, Assa Traoré, ha lanciato un appello sui social media per riunirsi martedì 2 giugno davanti Tribunal de grande instance di Parigi sia per denunciare l’ipocrisia delle autorità nel caso relativo alla morte di suo fratello, sia la brutalità della Polizia e il razzismo strutturale in generale. In solidarietà a chi piange George Floyd a Minneapolis e come eco della sua tragica morte, l’[appello] si è diffuso con lo slogan “I can’t breathe!” (“Non respiro!”).

Assa Traoré, sorella di Adama Traoré.

In risposta, le autorità hanno usato i media ufficiali per denunciare l’“irresponsabilità” insita nel lanciare un simile appello nel mezzo della pandemia di COVID-19, cercando di diffondere la paura tra i potenziali manifestanti al fine di scoraggiare le persone dall’intraprendere le azioni necessarie contro un sistema che ritiene così tanti di noi sacrificabili. Diverse ore prima dell’inizio della manifestazione, gli agenti di polizia hanno minacciato verbalmente Assa Traoré, mostrando ancora una volta il tipo di pratiche “malavitose” cui le forze dell’ordine ricorrono quotidianamente.

Quella notte, nonostante un imponente numero di forze di Polizia fosse stato dispiegato nell’area, in migliaia hanno risposto all’appello e si sono avvicinate al Tribunale. La mobilitazione è stata massiccia: oltre 20.000 persone sono scese in piazza. Le [immagini] parlano da sole. A nostro avviso, è importante ricordare che, rispetto alle dimostrazioni tradizionali, quest’evento è riuscito a riunire persone con background ed esperienze di vita differenti e provenienti da diverse aree geografiche. Come abbiamo visto, questa diversità è stata un cocktail esplosivo. Pertanto, nei disordini a venire, dovremmo continuare a fare tutto il possibile per essere più inclusivi. Dovremmo anche chiederci perché alcuni dei partecipanti a quest’incontro sono disconnessi da altre nostre lotte – potrebbe essere perché non siamo riusciti a rispondere ai loro bisogni e alle loro realtà?

2 giugno, manifestanti di fronte al Tribunal de grande instance di Parigi.

Dopo diversi discorsi e slogan – tra cui l’ormai noto [“Tout le monde déteste la police”] (“Tutto il mondo odia la Polizia”) – la situazione è degenerata. Le forze dell’ordine hanno lanciato i primi [lacrimogeni]; i manifestanti hanno risposto con il lancio di diversi oggetti e accendendo i primi fuochi. La folla si è dispersa e le rivolte sono scoppiate in diverse zone. I dimostranti hanno costruito [barricate] con scooter elettrici che hanno poi [incendiato]; altri hanno distrutto delle vetrine. È probabile che alcuni negozi siano stati saccheggiati ma diciamoci la verità, chi se ne frega; l’istituzione stessa della proprietà è il problema. Alcuni rivoltosi hanno attaccato pieni di entusiasmo una [stazione di Polizia], mentre altri si sono [scontrati] con la Polizia. Le rivolte e le manifestazioni selvagge sono continuate fino a [notte] inoltrata. Per vedere più foto e leggere relazioni dettagliate sugli eventi che hanno avuto luogo quella notte, consigliamo [quest’articolo] e [questo].

Graffiti solidali. Abbattiamo il capitalismo. Abbattiamo tutti gli Stati. Distruggiamo il loro mondo.

Graffiti solidali. Da Minneapolis a Parigi. Fanculo la Polizia!

Graffiti solidali. Bruciamo tutte le prigioni.

Graffiti solidali. Un nuovo mondo dalle ceneri del vecchio!

Manifestazioni si sono svolte anche nelle strade di [Lione], [Marsiglia], Lille e Nantes. Mentre scriviamo, altre dimostrazioni si stanno svolgendo a [Tolosa] e [Montpellier].

Non sorprende che, non appena sono scoppiati i primi scontri a Parigi tra manifestanti e Polizia, i politici abbiano colto l’occasione per denunciare tutti i presenti. Il ministro degli Interni, Christophe Castaner, ha dichiarato sui [social media] che “la violenza non ha posto nella democrazia. Non vi è alcuna giustificazione per le rivolte che hanno avuto luogo a Parigi stasera, specialmente quando i pubblici assembramenti sono vietati per proteggere la salute di tutti. Voglio congratularmi con le forze di sicurezza e i soccorritori per la loro moderazione e calma.” Questo è un classico esempio di retorica politica, con cui il ministro spiega che l’unica [violenza legittima] esistente è quella perpetrata dallo Stato – e quindi dalla Polizia. Questa ci sembra solo una spudorata giustificazione della violenza e degli omicidi da parte della Polizia.

Il 3 giugno, il giorno successivo alla manifestazione, quando gli è stato chiesto cosa pensasse del razzismo che serpeggia all’interno della Polizia francese, Castaner ha [promesso] che “ogni errore, ogni eccesso, ogni parola, inclusi insulti razzisti, si tradurrà in un’indagine, una decisione e una sanzione.” Lo ripetiamo ancora una volta – non vogliamo Polizia più “responsabile” o “migliore,” non vogliamo la Polizia!

Il fuoco che ha acceso i disordini di Minneapolis sta espandendosi ovunque – e a una velocità impressionante. Il coraggio e la determinazione mostrati da così tante persone negli Stati Uniti sono contagiosi e stimolanti. Speriamo che gli eventi degli ultimi giorni in Francia preannuncino un ritorno dei disordini sociali. Ora è nostra responsabilità continuare ad andare avanti. Ora più che mai, è chiaro che l’intero sistema non funziona, che continuerà solo a rafforzare le disparità esistenti a tutti i livelli. Dobbiamo porvi fine con ogni mezzo necessario. Da Minneapolis a Parigi, dal Brasile alla Grecia, tutti insieme, costruiamo un nuovo mondo sulle ceneri di quello vecchio. Fino ad allora – e più che mai – distruggere il capitalismo, distruggere tutti gli Stati e fanculo la Polizia!

Un giorno, ci prenderemo la rivincita.

Di seguito, altri appelli a manifestare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane in Francia:

  • 6 giugno, è prevista una [manifestazione] contro la violenza della Polizia a Marsiglia, un’altra a [Parigi].
  • 8 giugno, le organizzazioni femministe chiedono una [manifestazione nazionale].
  • 16 giugno, si terrà una dimostrazione nazionale in solidarietà con il personale medico e contro il Governo.
  • 20 giugno, è prevista un’altra [marcia in solidarietà con i san-papier].

Non sarete in grado di domare tutta questa rabbia diffusa.


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