Lavorare, consumare, morire.

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da Cannibali e Re

Lavorare, consumare, morire.
Questo è quello che oggi, più chiaramente che mai, ci permette la legge.

In un Paese nel quale la produzione inutile non è mai cessata (ISTAT a fine marzo ha certificato che erano 9 milioni gli italiani appartenenti a settori attivi), nel quale le strutture sanitarie sono arrivate al collasso, in cui milioni di persone sono rimaste senza reddito mentre i soldi della cassa integrazione e per le partite iva non arrivano, mentre la povertà cresce, l’unica cosa che hanno saputo fare le istituzioni di ogni livello è creare capri espiatori e mettere su le solite finte polemiche per nascondere le proprie responsabilità.
E allora, come mai tanti di noi – pur vivendo condizioni di vita difficili, tanto sul piano materiale che su quello psicologico – non si sentono parte di un’umanità oppressa? Come mai non si ribellano?
Questo accade perché la nostra cultura di riferimento ci ha pervicacemente trasmesso l’idea che viviamo in una società adatta alle nostre esigenze. Che quello attuale è il migliore dei mondi possibili. Questo mentre sfruttiamo ogni forma di vita, lasciamo morire di fame, sete, tubercolosi decine di milioni di persone, crepiamo sul lavoro e di lavoro, viviamo nella precarietà e nell’emarginazione. Lo facciamo perché una minuscola parte dell’umanità possa accumulare profitto e potere. E poi da una posizione di privilegio possa dettare quei modelli culturali che hanno la precisa funzione di indirizzare la nostra esistenza.
Ci convincono che avendo la disponibilità di beni di consumo inutili siamo benestanti. Quando – e questa situazione lo ha dimostrato perfettamente – siamo costantemente sotto ricatto. Privati del tempo libero e di ogni diritto, pagati con salari da fame, ci muoviamo in questa società come zombie.
Zombie che possono lavorare senza protezioni e senza sanificazioni (e per questo i contagi in certe aree del Paese ci sono ancora), che possono ammalarsi e morire da soli (come gli anziani nelle Rsa) ma che non possono vedere persone care perché fuori da contratti depositati in comune. Se non possiamo stare insieme per amarci, per socializzare, per manifestare perché dobbiamo “assembrarci” nei mezzi che ci portano al lavoro, nei capannoni, negli uffici per produrre beni inutili?
Dal primo giorno abbiamo invitato tutti alla massima responsabilità, a tutelare le fasce deboli, gli operatori sanitari e i lavoratori dei settori essenziali. Questo mentre le istituzioni, dai comuni allo stato centrale, se ne fregavano di noi e ascoltavano solo le oligarchie che reggono questo Paese.
Oggi ribadiamo che conquistiamo la nostra libertà quando esercitiamo quello sforzo, intellettuale e pratico, di allontanamento dai modelli culturali imposti, quando come oppressi e sfruttati, comprendiamo che nessuna aristocrazia può e deve decidere delle nostre vite.
Quando siamo solidali con i più deboli.
Siamo il motore della storia, dobbiamo prendere il volante.

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FONTE: https://www.facebook.com/cannibaliere/photos/a.989651244486682/2855221791262942/


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