COPRIFUOCO, MILITARIZZAZIONE E REPRESSIONE IN GRECIA


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18 dicembre 2020 –
Il coinvolgimento dell’esercito nell’Ovest dell’Attica è stato annunciato ieri dal viceministro della Protezione civile di N. Hardalia, con il pretesto di combattere casi incontrollati di coronavirus nell’area. Il blocco universale, l’estensione del coprifuoco (dalle 18:00 del pomeriggio alle 5:00 del mattino) e la mobilitazione delle forze armate decise ieri, delineano il “regime di emergenza” che è venuto per restare, e pilota la sua applicazione contro gli abitanti dei quartieri poveri e industriali dell’Attica occidentale, una delle zone più industrializzate dell’area metropolitana di Atene.
La scelta di schierare l’esercito piuttosto che implementare le strutture sanitarie pubbliche (completamente degradate) nella regione è stata una decisione politica premeditata, che mette in luce la dottrina anti-poveri del governo: “prima ti facciamo ammalare e poi ti reprimiamo”. La gestione puramente repressiva di classe della pandemia è evidenziata dal fatto che in passato centinaia di denunce sull’inosservanza dei protocolli sanitari nei luoghi di lavoro dell’area sono state completamente ignorate: denunce di fabbriche che mentre molte attività lavorative erano sospese continuavano la produzione; di ordini dati, in alcuni casi, ai dipendenti di nascondersi sul tetto degli stabili in caso di controlli; di lavoratori che seppur malati continuavano a lavorare per timore di essere sospesi o licenziati; ma anche reclami per l’utilizzo di rapidi test da parte del datore di lavoro come strumento di “personalizzazione” dei casi di positività senza alcun tracciamento globale e interruzione del funzionamento di parti della fabbrica. Tutto questo sottolinea l’immunità di cui godono i padroni e il trattamento punitivo-repressivo dei poveri.

via @Έφοδος στον Ουρανό

 


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