“Nessuno deve rimanere senza casa!”

8 settembre 2020

Appello di YaBasta e altre realtà regionali sugli effetti della circolare emanata dal Viminale a metà agosto: “Mentre aumentano i contagi e molti servizi per senza fissa dimora interrotti o parzialmente funzionanti, le Prefetture disporranno nei prossimi giorni l’uscita di decine di persone dai progetti in cui sono accolte, anche con vulnerabilità e disabilità certificate”.

“Emergenza Covid-19, accoglienza e persone senza dimora – Nessuno deve rimanere senza casa!”. Si intitola così l’appello diffuso in questi giorni da YaBasta Bologna e Help Line Regionale Sanatoria, Operatrici e operatori dell’accoglienza di Rimini, Casa Don Andrea Gallo Rimini 2.0, Rimini Umana, RomagnaMigrante (Cesena) e Forlì Città Aperta. Ricordando le parole pronunciate lo scorso 15 agosto dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese (“L’emergenza coronavirus necessita di tutto un sistema di tutele sia per le popolazioni che accolgono i migranti sia per i migranti stessi”) le realtà promotrici del documento scrivono: “Concordiamo con le parole della ministra e ci rende quindi ancora più perplesse la lettura della circolare emessa un solo giorno prima, il 14 agosto 2020, da parte dello stesso ministero dell’Interno. La circolare, in sintesi, prevede che, sebbene lo stato di emergenza in Italia sia stato prolungato fino al 15 ottobre 2020, questo non debba essere applicato alle persone richiedenti asilo o titolari di protezione accolti nei progetti Siproimi. La circolare sostiene, infatti, che le persone che non hanno più i requisiti per rimanere nei progetti di accoglienza di primo e secondo livello debbano lasciarli, nonostante l’emergenza ancora in corso. Le Prefetture dell’Emilia-Romagna stanno già seguendo la direttiva nazionale, tanto che a diversi enti gestori sono prontamente arrivate comunicazioni di revoca dell’accoglienza. In un momento di pandemia, con i contagi da Covid-19 in aumento e molti servizi per senza fissa dimora interrotti o solo parzialmente funzionanti, proprio a causa dell’emergenza, la Prefettura disporrà nei prossimi giorni l’uscita di decine di persone dai progetti in cui sono accolti, comprese persone con vulnerabilità e disabilità certificate”.

Prosegue l’appello: “I territori della nostra regione si troveranno dunque a dover gestire una nuova mole di persone senza fissa dimora: l’emergenza abitativa per le persone straniere, già presente nel nostro paese, è chiaramente aumentata in modo significativo a causa della pandemia. La difficoltà nel reperire delle soluzioni abitative è altresì aggravata dal fatto che, a seguito dell’entrata in vigore del D.L. 113/18, convertito in L. 132/18, i titolari di permesso di soggiorno per casi speciali e protezione speciale non abbiano diritto ad entrare nei progetti Siproimi. Insieme ai titolari di permesso per casi speciali anche i richiedenti asilo che hanno fatto richiesta di permesso temporaneo per ricerca lavoro con la cosiddetta sanatoria dovranno lasciare l’accoglienza. Al momento della convocazione in Questura, infatti, viene chiesto loro di rinunciare alla domanda di protezione internazionale come condizione per portare a termine la procedura. Una richiesta che secondo alcuni avvocati è illegittima, perché lede un diritto internazionale superiore a quello di una procedura amministrativa. E la conseguenza immediata di questa rinuncia è il non aver più diritto a permanere in progetti di accoglienza, poiché di fatto non si è più richiedenti asilo. L’aumento improvviso della popolazione senza fissa dimora sul territorio potrebbe causare un aumento del contagio tra queste persone e nuovi focolai di difficile contenimento. Le donne e gli uomini senza fissa dimora, infatti, sono spesso costretti a vivere in insediamenti informali, in piccoli ambienti, senza riscaldamento e sistemi di aerazione, con una grave compromissione dell’accesso ai servizi igienici. Queste condizioni di vita fanno si che la messa in atto delle misure di prevenzione della diffusione del contagio sia pressoché impossibile. La popolazione senza fissa dimora è ad alto rischio per la precarietà delle condizioni igienico-sanitarie, ma anche per la carenza di informazioni adeguate e la difficoltà di accesso ai servizi sanitari del territorio. La revoca dell’accoglienza di persone con vulnerabilità psichiche e fisiche aggiunge inoltre all’emergenza sanitaria un’emergenza sociale che non è meno allarmante. E’ plausibile ipotizzare che, in assenza di soluzioni abitative e di intervento da parte dei servizi, queste persone potrebbero costituire un pericolo per se stessi e per l’intera comunità. Riteniamo che l’inclusione delle persone migranti nei piani nazionali di risposta all’emergenza Covid-19, permetterebbe non solo di proteggere i loro diritti, ma anche di tutelare la salute e la sicurezza pubblica e contenere la diffusione globale di Covid-19”.

FONTE: https://www.zic.it/emergenza-covid-19-e-accoglienza-nessuno-deve-rimanere-senza-casa/


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