Polonia: le donne manifestano in difesa dell’aborto nonostante il lockdown, rispettando il distanziamento sociale


20 aprile 2020. Mercoledì 15 aprile il Parlamento polacco ha iniziato la discussione di una proposta di legge che riduce al minimo le situazioni in cui una donna può ricorrere legalmente all’interruzione volontaria di gravidanza. Attualmente il paese ha già una delle legislazioni più restrittive d’Europa sull’aborto, che è consentito solo in caso di stupro, incesto, se la vita della madre è a rischio o in caso di gravi malformazioni. Il progetto di legge arrivato in Parlamento, lo vieterebbe anche in quest’ultimo caso, che secondo le organizzazioni per i diritti riproduttivi rappresenta il 98% delle interruzioni di gravidanza in Polonia. Si tratterebbe sostanzialmente di un divieto quasi totale. Insieme a quello sull’aborto, è arrivato in aula un altro disegno di legge, “Stop Pedofilia”, che mira a criminalizzare l’educazione sessuale per giovani e adolescenti.

Un tentativo simile di limitazione dell’aborto c’era già stato nel 2016, bloccato dalle proteste di migliaia di donne che erano scese in piazza vestite di nero in diverse città della Polonia (manifestazioni conosciute come #BlackMonday o #CzarnyProtest), e poi ancora nel 2018. Le manifestazioni sono state sostenute da movimenti femministi di tutto il mondo.

Come molti altri paesi in questo momento, però, anche in Polonia sono in atto misure di distanziamento sociale per il contenimento della diffusione del nuovo Coronavirus, tra cui il divieto di assembramenti. Organizzazioni e attiviste femministe hanno accusato il partito, Diritto e Giustizia (PiS), al governo dal 2015, di voler sfruttare l’attuale emergenza sanitaria di COVID-19 per discutere una legge che restringerebbe i diritti di donne e giovani.

Secondo Klementyna Suchanow, tra le organizzatrici della protesta del 2016, «il governo sta sfruttando il lockdown per promuovere il disegno di legge». Irene Donadio dell’International Planned Parenthood Federation European Network ha dichiarato a Euronews che l’organizzazione ritiene che «non sia una coincidenza» lo studio della proposta «durante il periodo di blocco dovuto al coronavirus, in cui non c’è libertà di movimento e di riunione». Piotr Buras, direttore del Consiglio europeo per le relazioni estere a Varsavia, ha affermato che il testo è arrivato in aula questa settimana perché il regolamento parlamentare imponeva di presentarlo entro sei mesi, e il termine sarebbe scaduto a maggio. Anche lui però è convinto che l’emergenza Coronavirus offra «un’opportunità unica ai sostenitori di questa legge per farla passare».

Dopo due giorni di discussione in aula, comunque, il disegno di legge contro l’aborto è stato temporaneamente rimandato in commissione per ulteriori approfondimenti, e adesso, sostanzialmente, non si sa che fine farà, nonostante PiS avesse espresso supporto per la proposta. In teoria, infatti, in Polonia si dovrebbe votare a maggio, anche se la data di queste elezioni è adesso incerta per via dell’epidemia, e la coalizione di governo ha presentato una proposta di legge per prolungare il mandato del presidente Andrzej Duda di due anni.

Secondo Draginja Nadazdin, direttrice di Amnesty International Polonia, «anche se è vergognoso che i deputati non abbiano rigettato del tutto questa proposta retrograda, il voto [parlamentare] è un segnale del potere della protesta, anche durante la pandemia di COVID-19».

Nonostante il lockdown, infatti, le donne polacche hanno trovato comunque il modo di manifestare, sia online che fisicamente, utilizzando metodi alternativi e creativi rispettando il distanziamento sociale.

«La voce delle migliaia di persone che hanno preso parte alle proteste di questa settimana è stata smorzata dalle mascherine, ma il loro messaggio si è sentito forte e chiaro», ha aggiunto Nadazdin.

Quello delle donne polacche in difesa dell’aborto è stato il primo movimento sociale a portare avanti una protesta (anche) di piazza al tempo di COVID-19 in Europa.

Le proteste delle donne per le strade e online

Martedì intorno all’ora di pranzo le strade vuote del centro di Varsavia, Poznan e altre città si sono riempite di donne. In fila davanti a negozi di generi alimentari, opportunamente distanziate almeno un metro e mezzo l’una dall’altra e dotate di mascherine come vogliono le prescrizioni, reggevano cartelli e poster con disegnati fulmini rossi, simbolo della protesta contro le proposte di legge in discussione in parlamento, lo slogan “combatti il virus, non le donne” e l’hashtag #pieklokobiet, “l’inferno delle donne”.

«Siamo in fila per il negozio, come prevede la legge. Abbiamo le maschere per il viso, ma questo non significa che ci chiuderanno la bocca», ha detto al giornale polacco Gazeta Wyborcza una donna intervistata per le strade della città di Bytom.

Fulmini rossi e slogan inneggianti allo sciopero delle donne campeggiavano su bandiere appese ai balconi, sventolate da auto in corsa accompagnate da colpi di clacson, o legate a biciclette che hanno bloccato il traffico nel centro di Varsavia.

Altre decine di donne si sono invece radunate attorno al parlamento con in mano degli ombrelli neri – simbolo del movimento per l’aborto in Polonia.

«Pensavano che non avremmo protestato affatto. Credo abbiano pensato che saremmo state spaventate dalle conseguenze economiche», ha detto alla CNN Marta Lempart, fondatrice e coordinatrice del movimento dello Sciopero delle donne (Strajk Kobiet).

Oltre che per le strade, la protesta è stata anche online, con migliaia di donne che hanno postato selfie e messaggi in opposizione alla proposta di legge. “Il governo ha fatto i suoi calcoli e nel bel mezzo di una pandemia può discutere un disegno di legge per restringere la legge sull’aborto. Noi non possiamo riunirci, ma possiamo protestare lo stesso e dire un secco ‘no’”, ha scritto su Twitter la giornalista Zaneta Gotowalska.

Anche Amnesty International e altre organizzazioni di diversi paesi hanno supportato la protesta delle donne polacche, seguendo l’hashtag #ProtestAtHome.

I disegni di legge contro l’aborto e l’educazione sessuale

I due disegni di legge discussi dal Parlamento polacco sono entrambi di “iniziativa popolare”, ossia presentati attraverso una raccolta di almeno 100.000 firme. A spingere le proposte sono stati gruppi di destra, tra cui “l’Istituto di Cultura Legal Ordo Luris”, un’organizzazione anti abortista e contro i diritti Lgbti. I due progetti sono stati presentati durante la sessione del parlamento dalla deputata Elzbieta Witek, del PiS.

Il primo disegno di legge, “Stop Aborto” ha atto la sua comparsa per la prima volta nel 2018, e ha ricevuto il supporto di politici del partito di governo. Prevede una modifica al codice penale che eliminerebbe la possibilità di interrompere legalmente la gravidanza in caso di gravi malformazioni del feto, limitando quindi ulteriormente una delle leggi più restrittive d’Europa.

Dal 1993, infatti, l’aborto infatti è legale esclusivamente entro la 12esima settimana di gravidanza solo nel caso di stupro o incesto, se la vita della madre è a rischio o se il feto presenta gravi malformazioni. I medici che trasgrediscono la legge rischiano dai sei mesi agli otto anni di prigione. Come spiega Human Rights Watch, anche se formalmente l’aborto è legale, ci sono “molte barriere che nella pratica ne limitano l’accesso a donne e ragazze”. Tra queste, la “clausola di coscienza”, largamente invocata dai medici, che consente loro di rifiutarsi di fare aborti per via di convinzioni personali o religiose.

La proposta di legge “Stop Pedofilia” è stata approvata in prima lettura a ottobre 2019, ma fino a oggi non aveva fatto altri progressi in parlamento. Attraverso una modifica del codice penale, il disegno punisce “chiunque promuova o approvi rapporti sessuali o altre attività sessuali di un minore”. Le organizzazioni che si occupano di educazione sessuale o di fare informazione su diritti e salute riproduttiva, tra cui anche insegnanti e personale sanitario, temono che la legge potrebbe colpire il loro lavoro, facendogli rischiare fino a tre anni di reclusione.

Anche quella contro l’educazione sessuale è una battaglia portata avanti a più riprese dal partito di governo, specialmente in chiave anti Lgbti, utilizzando lo spauracchio dell’ “ideologia del gender”.

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FONTE: https://www.valigiablu.it/polonia-donne-manifestazione-aborto-coronavirus/


La Polonia contro l’aborto e l’educazione sessuale, di nuovo

Approfittando delle restrizioni per il coronavirus, che vietano le proteste di piazza, la maggioranza di governo ha proposto due disegni di legge molto restrittivi

Mercoledì 15 aprile il parlamento della Polonia ha iniziato a discutere una proposta di legge avanzata dalla maggioranza, guidata dal partito di estrema destra Diritto e Giustizia (PiS), per ridurre le già limitatissime situazioni in cui una donna può ricorrere legalmente all’aborto. La maggioranza ha poi presentato un altro disegno di legge per criminalizzare l’insegnamento dell’educazione sessuale. I movimenti femministi e diverse altre organizzazioni sostengono che il governo stia cercando di approfittare delle restrizioni imposte dalla pandemia da coronavirus – che comprende anche il divieto di assembramenti, e quindi anche di manifestazioni di protesta – per arrivare all’approvazione di proposte che finora sono sempre state bloccate dalle mobilitazioni delle donne.

Nonostante la situazione i movimenti femministi polacchi, sostenuti da molti altri nel mondo, hanno comunque trovato il modo di protestare e il disegno di legge contro l’aborto è stato temporaneamente rimandato in commissione.

La Polonia ha già una legge sull’interruzione di gravidanza tra le più restrittive d’Europa. È stata approvata nel 1993 e consente l’aborto solo in tre casi: pericolo di vita per la madre, gravissima malformazione del feto e stupro. La nuova proposta di legge, chiamata “Stop Aborto”, vieterebbe l’interruzione volontaria di gravidanza in caso di anomalia fetale grave o irreversibile. Diritto e Giustizia ha motivato la norma criticando le presunte finalità «eugenetiche» dell’aborto. Il presidente Andrzej Duda (che fa parte di PiS) si è già detto disponibile a firmarlo.

Secondo le organizzazioni femministe sono tra le 100mila e le 200mila le donne polacche che ogni anno sono costrette a ricorrere all’aborto clandestino o ad andare all’estero per poter aver accesso a questo loro diritto (in genere in Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania o Ucraina). Un tentativo di limitazione all’aborto c’era già stato nel 2016, ma era stato bloccato dalle cosiddette “proteste in nero” (Czarny Protest) quando le donne polacche, sostenute da molte altre nel mondo, avevano organizzato enormi mobilitazioni vestite di nero.

Oltre alle limitazioni sull’aborto, il governo polacco ha presentato un disegno di legge chiamato dai suoi sostenitori “stop pedofilia”, per criminalizzare l’educazione sessuale che è invece riconosciuta come uno degli strumenti principali contro la violenza di genere, contro la trasmissione di malattie, e per la riduzione di gravidanze indesiderate e della mortalità materna.

“Stop pedofilia” – già approvato nell’ottobre del 2019 dalla Camera del parlamento – modifica un articolo del codice penale e introduce nuovi tipi di reati. Prevede una pena detentiva di tre anni per chiunque «promuova o approvi rapporti sessuali o altre attività sessuali di un minore», in particolare se ha a che fare con l’omosessualità. Il testo precisa che il reato è esplicitamente imputato a chi agisce mentre svolge la propria professione in ambiti relativi all’istruzione o alla cura: gli educatori, gli insegnanti o i medici colpevoli di fare riferimento, dare consigli o rispondere a domande sul sesso in presenza di minori rischierebbero il carcere.

 

“Stop pedofilia” e “Stop Aborto” sono proposte di iniziativa popolare, presentate dopo una raccolta firme e appoggiate anche da diversi gruppi religiosi cattolici e dai vescovi vicini al governo. La Chiesa polacca – una delle più conservatrici e reazionarie al mondo – ha avuto un ruolo decisivo nel plasmare l’identità nazionale e durante il comunismo è stata uno dei primi bastioni di resistenza contro il dominio sovietico. Papa Giovanni Paolo II, il primo papa polacco, diventato santo nel 2014, è venerato sia come autorità morale sia per la sua opposizione al comunismo. In Polonia ancora oggi non avviene nessuna cerimonia pubblica a cui non sia presente almeno un membro del clero, e il partito di governo Diritto e Giustizia usa la propria alleanza con la chiesa, con cui condivide moltissimi temi, per legittimare il proprio potere.

In questi giorni i movimenti femministi polacchi hanno comunque trovato il modo di organizzare le proteste: le donne sono scese per strada creando fuori dai negozi e dai supermercati lunghe file – pure mantenendo il distanziamento – e mostrando cartelli e ombrelli neri. Hanno inoltre appeso striscioni fuori dalle case e attaccato poster su macchine e biciclette. «Pensavano che non avremmo protestato affatto. Credo abbiano pensato che avremmo avuto paura delle conseguenze economiche», ha detto Marta Lempart, fondatrice e coordinatrice del movimento Strajk Kobiet (Sciopero delle donne), riferendosi alle multe previste per chi non rispetta le restrizioni. «Abbiamo maschere per il viso, ma questo non significa che ci chiuderanno la bocca», ha detto un’attivista in fila. «La discussione è patetica e manipolatoria», ha detto un’altra: «Citando fonti inesistenti e false statistiche, insultano le donne in modo volgare e inaccettabile. E tutto questo in nome della difesa della vita concepita. E le donne, le vite che già esistono? Non una parola. Non esistono, non hanno diritti».

Nelle ultime ore ci sono state anche molte proteste online, organizzate dai movimenti femministi d’Europa e da altre organizzazioni che in questo momento chiedono che l’accesso all’aborto sia garantito e non reso più complicato proprio per via dell’emergenza sanitaria. Le mobilitazioni sembrano comunque aver avuto delle conseguenze, dato che la proposta per limitare l’aborto è stata rimandata in commissione per essere esaminata di nuovo.

FONTE: https://www.ilpost.it/2020/04/16/polonia-aborto-educazione-sessuale/


POLONIA: il diritto all’aborto ai tempi del coronavirus

La scorsa settimana il parlamento polacco ha bloccato l’approvazione di un disegno di legge che mirava ad inasprire le misure sull’aborto in vigore nel Paese. Con la scusa del coronavirus le lobby cattoliche hanno tentato di far approvare una legge draconiana sul tema, anche contando sul lockdown che avrebbe impedito al movimento femminista di manifestare la propria opposizione a causa della limitazione alla libertà di movimento in vigore in numerosi paesi al mondo.

In realtà, anche su pressione delle proteste popolari, verificatesi nonostante le misure eccezionali per la lotta al Covid-19, la camera bassa (Sejm) e il Senato, dominati dai conservatori di Diritto e Giustizia, non hanno avuto molta scelta. Con 365 voti contrari e 65 a favore hanno rinviato la discussione alla valutazione di una commissione parlamentare, ma nuovi tentativi di presentazione della legge nelle prossime settimane – magari di nuovo in piena emergenza coronavirus – non sono affatto da escludersi.

Il vizietto dei conservatori polacchi

Non è la prima volta che i conservatori polacchi provano a cancellare il diritto all’aborto. Sono già alcuni anni che le frange più tradizionaliste del mondo cattolico polacco tentano di limitare il diritto all’aborto in Polonia. Le leggi in vigore sono già tra le più restrittive in Europa: l’interruzione di gravidanza è ritenuta illegale, tranne nel caso in cui la vita della donna sia in pericolo, in caso di stupro o incesto, o nel caso che il feto abbia malformazioni gravi rilevabili nei primi mesi di gravidanza. E proprio quest’ultimo caso è il bersaglio delle associazioni tradizionaliste cattoliche, che a partire dal 2015, cioè da quando godono della protezione del nuovo governo ultranazionalista di Diritto e Giustizia, hanno intensificato la campagna antiabortista.

Già nel 2016, a meno di un anno dall’insediamento del nuovo governo conservatore, in numerose chiese in tutto il Paese i parroci e i vescovi lessero un comunicato in cui si dichiarava che la legge sull’aborto, che lo consentiva come abbiamo visto in tre casi, era un compromesso stipulato sulla vita dei bambini e che quindi non poteva continuare. Pochi mesi dopo le lobby cattoliche presentarono un disegno di legge durissimo sul tema, che prevedeva un divieto totale dell’interruzione di gravidanza, stabilendo inoltre che, in caso di aborto, fossero puniti sia la donna sia la persona che effettuava la procedura. Il movimento di protesta in tutta la Polonia causò però il ritiro momentaneo della proposta di legge.

Quella stessa proposta di legge, solo leggermente edulcorata, è stata ripresentata dalle stesse lobby nel 2018. Il Comitato Stop all’Aborto guidato da Kaja Godek, attivista vicina all’estrema destra polacca, ha dichiarato di aver raccolto 830mila firme in sostegno all’iniziativa legislativa. Nello specifico il nuovo disegno di legge prevedeva la cancellazione del diritto all’aborto nel caso di feti con gravi malformazioni. Un provvedimento che di fatto avrebbe cancellato il diritto all’aborto in Polonia: nel 2018 su 1100 aborti praticati, 1050 rientravano nella categoria delle malformazioni del feto.

La protesta popolare: Czarny Protest

Già nel 2016 la presentazione del decreto legge aveva causato un ampio e organizzato movimento di protesta delle donne polacche, chiamato Czarny Protest (Protesta Nera): le donne scendevano in piazza vestite di nero, con i volti dipinti dello stesso colore, con in mano ombrelli o grucce in fil di ferro per appendere i vestiti: un riferimento agli strumenti usati negli aborti illegali, pratica che in Polonia è ancora ampiamente diffusa proprio a causa dell’asprezza delle leggi già in vigore. Il movimento si ispirava alle proteste delle donne islandesi, che nel 1975 lottavano contro il gap salariale con gli uomini e per affermare l’importanza del proprio lavoro nella società: immagini che all’epoca fecero il giro del mondo.

Questo stesso movimento delle donne polacche nel 2018 aveva causato un ritardo di quasi due anni nella presentazione del progetto di legge, montando un caso che aveva assunto una portata internazionale. Ma in queste settimane, in cui tutto il mondo deve affrontare l’epidemia di Covid19 e, in molti Paesi, l’inadeguatezza delle strutture sanitarie massacrate da anni di tagli alla sanità pubblica, il governo di Mateusz Morawiecki ha pensato bene di riproporre la discussione sulla legge, tentando di farla approvare nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica.

Una manovra tutt’altro che riuscita: nelle prime settimane della pandemia le organizzazioni femministe polacche avevano denunciato che molte donne non sarebbero riuscite a raggiungere uno Stato estero per praticare l’aborto in tutta sicurezza, pratica diffusa da alcuni anni, a causa delle limitazioni imposte dallo Stato polacco nella lotta contro il coronavirus. La presentazione della proposta di legge sull’aborto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Settimana scorsa migliaia di donne hanno organizzato una protesta davanti al parlamento, una manifestazione condotta seguendo tutti i protocolli sanitari di sicurezza: mascherine, guanti protettivi, distanziamento interpersonale. La pressione di questa protesta, a cui hanno partecipato numerosi parlamentari delle opposizioni liberalconservatrice e socialdemocratica, si è fatta sentire nettamente dentro le aule del Parlamento, che ha infatti rinviato la discussione del progetto di legge, sottoposto ora al vaglio di una commissione parlamentare.

La Polonia è vicina (agli Stati conservatori d’oltreoceano)

Di questi tempi lo stato polacco, in materia di restrizione del diritto all’aborto, non sta certo in posizione defilata. Anzi, è capofila di numerosi stati conservatori che, con la scusa delle restrizioni alla libertà personale dei cittadini in vigore in questi mesi, tentano di rendere illegale l’interruzione di gravidanza. In sette Stati degli USA i governatori hanno tentato di introdurre limitazioni all’aborto portando come argomentazione le difficoltà che il sistema sanitario sta affrontando in questo periodo. Tra i conservatori alfieri della proposta Greg Abbott, che in Texas ha fatto approvare queste limitazioni, seguito a ruota da Alaska, Indiana e Kentucky. Anche in Alabama, Ohio e Oklahoma i governatori avevano introdotto provvedimenti simili, ma sono stati costretti a ritirarli dopo l’intervento dei tribunali dello Stato. Insomma, sembra che oltreoceano le politiche conservatrici polacche abbiano un certo successo. Non resta altro che sperare che il movimento Czarny Protest faccia altrettanto scuola.

FONTE: https://www.eastjournal.net/archives/105154


Legge anti-aborto in Polonia, donne in “nero” manifestano anche a Bruxelles: “Violato accesso alla salute”

 


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