Italia. Si moltiplicano le occupazioni delle scuole

Da Nord a Sud si moltiplicano le proteste degli studenti e le occupazioni di plessi scolastici, contro DaD e gestione governativa dell’emergenza.

Polizia contro studenti in lotta del liceo Kant di Roma

23 gennaio 2021

Gli studenti e le studentesse del liceo Immanuel Kant di Roma questa mattina hanno occupato la loro scuola per lanciare un grido di protesta contro la gestione indecente del governo e della ministra dell’istruzione Lucia Azzolina della situazione scolastica durante la fase pandemica, un gesto politico contro cui la polizia ha risposto duramente, scagliandosi con forza (come mostrano le immagini del video di seguito) contro gli studenti e il loro legittimo diritto di gridare le proprie rivendicazioni.

Un’occupazione che arriva al culmine di una settimana di agitazione in città, con presidi al Senato mentre il governo recita i suoi giochetti di palazzo incurante della crisi sociale ed economica; alla Regione Lazio, che con la guida di Nicola Zingaretti ha chiuso 16 strutture sanitarie in meno di due amministrazioni, inficiando di molto la capacità di risposta del territorio alla pandemia nel momento di massimo bisogno; e di ripetuti scioperi della Didattica a distanza (la famigerata Dad), venduta come panacea per il mondo dell’istruzione in momento di crisi, ma in realtà rivelatasi inadeguata a garantire il diritto allo studio e alla formazione di un sapere critico, indispensabile per orientarsi nel mondo, specialmente in quello odierno.

Per questo, chiamiamo tutte le forze democratiche, progressiste e gli organi d’informazione a recarsi al liceo Kant, in piazza Zambeccari, per sostenere la lotta degli studenti e delle studentesse del liceo, esempio per tutta una generazione.

Di seguito, alcune immagini appena registrate dalla scuola, e il primo comunicato di sostegno da parte dell’Osa – Opposizione studentesca d’alternativa

Quello che sta accadendo al liceo Kant è semplicemente vomitevole.

Gli studenti del liceo in centinaia si sono radunati davanti scuola per manifestare il loro dissenso nei confronti di chi in questo momento non ha intenzione di garantire il loro diritto allo studio.

Gli studenti hanno poi costituito un’assemblea nel cortile occupando la scuola e gli studenti rimasti all’uscita sono stati letteralmente aggrediti da decine di poliziotti che dopo aver strattonato e spinto decine di ragazzi ne hanno preso e picchiato uno, tenendolo per un’ora all’angolo circondato di agenti che hanno tirato fuori i manganelli in atteggiamento minaccioso.

Tutt’ora gli agenti circondano l’entrata bloccando la scuola come fosse un carcere. Gli studenti stanno occupando la scuola manifestando contro la brutale repressione che oggi (e non solo) gli studenti stanno subendo.

Esprimiamo la massima solidarietà agli studenti del Kant e continuando con loro la lotta, per il nostro diritto allo studio e contro la brutale risposta poliziesca che stiamo subendo.

FONTE: https://contropiano.org/news/politica-news/2021/01/23/polizia-contro-studenti-in-lotta-del-liceo-kant-di-roma-0135699

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Roma. Intervista agli studenti del Kant sui fatti di sabato, e non solo

24 gennaio 2021

Abbiamo raccolto una testimonianza diretta degli studenti e delle studentesse del liceo Immanuel Kant di Roma, zona Torpignattara-Centocelle, che nella mattina di ieri hanno occupato l’Istituto resistendo anche a una spropositata reazione della polizia, che avrebbe voluto impedire con la forza la legittima azione dei ragazzi.

Un’azione che ha avuto una risonanza nazionale, con echi giunti direttamente fino alla Camera e al Senato, e che di certo segna un punto di rottura politico importante nei confronti dell’operato del governo e del Ministero dell’istruzione fino a questo momento, e su cui vi rimandiamo a ulteriori riflessioni nei prossimi giorni.

Ma ora, parola ai diretti protagonisti.

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Quali sono i problemi che riscontrate nel Kant, e perché avete occupato l’Istituto?

Al Kant, come in altre scuole, vediamo che le la connessione internet è pessima, inefficiente. Tutti gli studenti che sono in Dad da casa, con i professori che tengono la lezione dalla scuola, non riescono a seguire, il che fa della Dad uno strumento fallimentare.

D’altro canto, i trasporti sovraffolati o inesistenti sono un’altra importante problematica, soprattutto perché tanti studenti del Kant vengono da lontano e impiegano molto tempo per arrivare a scuola, con tutti i pericoli che questo comporta per la salute, propria e della famiglia. I cambi di orario inoltre diventano scomodissimi e distruggono la nostra vita, relegandola ai soli tempi della scuola.

Scuola che, quando è in presenza, è quasi del tutto incentrata sulla valutazione, quindi sulle verifiche e sulle interrogazioni. Perciò dopo una settimana di sciopero e di protesta abbiamo deciso di occupare e di portare la lotta su un livello più alto, perché la scuola che vogliamo è un luogo di emancipazione e di crescita collettiva, e la nostra occupazione vuole essere proprio un esempio di questa visione di scuola.

Quali sono secondo voi le ragioni per cui adesso siamo in questa situazione, che è simile o anche peggiore in tutto il paese?

Sono anni e anni che la scuola subisce disinvestimenti e politiche distruttive, e questo governo ha fronteggiato la pandemia in maniera indecente, ha dimostrato che preferisce finanziare le aziende, a discapito della scuola, della sanità o dei trasporti.

Com’è andata la mattinata di ieri, cos’è successo nello specifico con la forze dell’ordine?

Ieri mattina, entrati dentro scuola, subito dopo aver annunciato l’occupazione abbiamo visto la violenta irruzione delle forze dell’ordine, come si vede nel video che sta facendo il giro dei social, ma che anche in altri contesti hanno provocato altre colluttazioni con noi studenti.

Questa è la risposta delle forze dell’ordine, che compiono gli ordini impartiti dai piani alti dello Stato, dalla linea del governo, i cui interessi sono quelli di soffocare le voci di protesta contro il loro operato.

Tuttavia, dopo la parte più calda della protesta, siamo riusciti a farci accordare dalla Preside l’occupazione fino a lunedì 1° febbraio, giorni in cui proveremo a dare vita a un modello alternativo di scuola.

FONTE: https://contropiano.org/regionali/lazio/2021/01/24/roma-intervista-agli-studenti-del-kant-sui-fatti-di-sabato-e-non-solo-0135731

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I fatti del Kant segnano un punto di rottura nella finta “pace sociale”

25 gennaio 2021

Il significato di ciò che è successo sabato mattina al liceo Immanuel Kant di Roma, zona Torpignattara-Centocelle, per essere compreso, deve essere inserito in un quadro più generale, sia per quanto riguarda la condizione del mondo della scuola, sia quella del governo del paese.

I fatti dovrebbero essere oramai noti, vista la risonanza raggiunta dall’accaduto.

Gli studenti e le studentesse del liceo, dopo un’assemblea nel cortile di prima mattina, decidono di occupare la scuola. Come sempre accade in queste situazioni, si procede alla chiusura del cancello e alla presa del controllo dell’istituto, con i ragazzi che vista la fase pandemica si erano organizzati con termoscanner, mascherine, gel sanificante, e una prima bozza di corsi per i giorni dell’autogestione.

A questo punto, gli agenti del commissariato di zona intervengono per impedire la chiusura del cancello – che sottolineiamo essere una forma di sicurezza per la gestione stessa della scuola –, provocando una dura colluttazione con gli studenti, che tuttavia resistono alla reazione spropositata della polizia, riescono a proteggere la scuola, arrivano a un accordo con la Preside e, con il sostegno degli stessi genitori, dichiarano il Kant occupato.

Un momento di lotta vero, dunque, con due parti della barricata ben distinte, e un significato politico di rottura con lo stato di cose esistenti evidente per due ordini di motivi. Andiamo con ordine.

Il mondo della scuola è sotto fortissima pressione da molti mesi. La pandemia, dichiarata oramai un anno fa dall’Organizzazione mondiale della sanità, ha colto totalmente impreparato il governo e il Ministero, i quali non sono stati in grado di aggiornare la loro linea di intervento a seguito della sosta estiva, né tantomeno di quella natalizia.

Mesi di polemiche su questioni inutili, come i banchi a rotelle, lasciando scivolare via i veri problemi che affliggono la scuola: lo stato degli edifici, la precarietà e l’insufficienza numerica del personale, il disinvestimento pubblico, la concezione dell’istruzione come un accumulo di nozioni in fila, il costo dei libri, l’alternanza scuola-lavoro, l’aziendalizzazione degli istituti con i presidi manager, l’inadeguatezza del sistema dei trasporti (su Roma sicuramente), la regionalizzazione (sinonimo di “balcanizzazione”) delle responsabilità, continuamente rimpallate tra i diversi enti, ecc.

Tutti problemi strutturali fuori dall’agenda delle varie forze politiche che si sono alternate ai governi degli ultimi anni, e che con il Covid-19 si sono palesati in maniera ancora più forte, rendendo non più rinviabile il dibattito per la loro soluzione. O almeno così avrebbe dovuto essere.

Ma non è stato. È qui che interviene l’azione degli studenti e delle studentesse del Kant, e qui si comprende l’intervento spropositato della polizia. In un posto qualsiasi, senza che nessuno lo abbia progettato, si rompe il velo della finta “pace sociale” imposta dalla pandemia. E’ il segno di una condizione generale, sotto forma di un episodio casuale.

Se l’azione di buona parte del mondo della scuola fino a oggi è rimasta invischiata nel dibattito “Dad sì/Dad no”, la rottura con la calma apparente in cui procedevano le scuole della capitale segna il rifiuto della logica del compromesso, della compatibilità con l’azione di governo più volte sostenuta dai maggiori sindacati confederali e dalle organizzazioni a questi vicine.

Che la Dad sia un fallimento lo ha dovuto ammettere anche la ministra Lucia Azzolina, ma allora che si fa?

In alcuni contesti scolastici, che variano in base ai mezzi dell’istituto e al sistema dei trasporti locale, andare in classe in presenza sarebbe anche possibile, ma la “scuola pre-pandemia” aveva già da tempo fallito i propri obiettivi, esaurendo il suo ruolo educatore e di ascensore sociale.

In altri contesti invece con la lezione in presenza si mette a repentaglio la salute dello studente e dei suoi “congiunti”, aggiungendo così la negazione di questo diritto a quello allo studio, martoriato da anni di riforme neoliberiste.

La contraddizione allora, al livello del dibattito pubblico odierno, è insolubile. E in questo spazio si infilano gli studenti del Kant, che rifiutando la logica del “meno peggio”, scrivono nell’intervista che vi abbiamo proposto ieri: “dopo una settimana di sciopero e di protesta abbiamo deciso di occupare e di portare la lotta su un livello più alto, perché la scuola che vogliamo è un luogo di emancipazione e di crescita collettiva”.

Ecco i due ordini di motivi della rottura politica. Uno, perché vada “tutto bene”, non si deve tornare alla normalità, perché la normalità era il problema, e allora non si può che essere fuori e contro lo stallo che vive il governo attuale, peraltro in questi giorni inchiodato nella crisi, soprattutto, di legittimità nei confronti della popolazione.

Due, la polizia qui interviene duramente perché l’opzione politica della lotta vera è realmente alternativa, dunque “oggettivamente sovversiva”, al di là dei numeri e della soggettività in campo, in quanto rappresentativa di una condizione diffusa su tutto il territorio nazionale e in quasi tutte le figure sociali di classe; dunque da reprimere prima che ne “nascano altre cento”.

In altre parole, l’occupazione del Kant squarcia il velo che nascondeva l’empasse con cui il governo e le parti sociali concertative stavano trattando il tema dell’istruzione, alle spalle e sulla testa di lavoratori e studenti.

In gioco qui non c’è la tenuta del governo, in fondo poco distinguibile da quelli che lo hanno preceduto e probabilmente da quelli che lo seguiranno, ma c’è il futuro delle nuove generazioni, e quindi del paese intero.

Per questo, gli studenti e le studentesse che si sono messi in gioco meritano tutto il nostro sostegno.

FONTE:https://contropiano.org/news/politica-news/2021/01/25/i-fatti-del-kant-segnano-un-punto-di-rottura-politica-0135741

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Napoli. Occupato il liceo Gian Battista Vico

27 gennaio 2021

Noi studenti e studentesse del liceo statale Gian Battista Vico di Napoli in data odierna dichiariamo l’occupazione della nostra scuola. Stiamo occupando un istituto vuoto, poiché dopo 111 giorni in Campania le scuole continuano ad essere chiuse ed il rientro che ci viene proposto il 1° Febbraio non garantisce una effettiva sicurezza ma, al contrario, non fa altro che mancare di rispetto alla comunità scolastica e delega alle singole amministrazioni scolastiche responsabilità che sarebbero dovute essere di amministrazione statale.

Questa è la nostra risposta all’abbandono degli studenti da parte delle istituzioni, all’inadeguatezza della DaD come strumento di formazione, ai mancati investimenti governativi per consentire un rientro in sicurezza, agli innumerevoli tagli perpetrati nel tempo alla “Scuola” e al malfunzionamento dei trasporti pubblici.

In questo periodo la cultura, la scuola e tutti i suoi lavoratori, studenti e studentesse sono stati completamente tagliati fuori dal dibattito politico del nostro paese. La DaD ci è stata dipinta come una soluzione definitiva quando invece dovrebbe essere vista esclusivamente come un mezzo emergenziale che non può e non deve assolutamente sostituire la didattica in presenza. Ha fornito un alibi per l’incompetenza del governo che, con questa risposta immediata, non ha progettato un piano reale per il ritorno a scuola in sicurezza.

Dalla chiusura di Marzo fino alla prima riapertura di Settembre niente è stato fatto per garantire che le scuole rimanessero aperte, come è stato testimoniato dal l’immediata chiusura delle scuole. Ormai la delusione degli studenti si è tramutata in rabbia in quanto le scuole vengono aperte e chiuse con noncuranza; tutto come se noi fossimo cavie su cui testare l’andamento della pandemia, anche da colpevolizzare nel caso di un aumento dei contagi, senza alcun riguardo per chi la scuola la vive in prima persona.

Le innumerevoli promesse del ministero della pubblica istruzione non si sono mai tradotte in fatti. In questo periodo di crisi di governo, la scuola è stata tagliata fuori anche dal recovery plan e da ogni tipo di decisione governativa. Gli studenti di tutta Italia pretendono ora risposte certe.

Questa emergenza sanitaria non ha fatto altro che far emergere prepotentemente le problematiche già preesistenti da anni nel sistema “Scuola”: la disparità tra le cosiddette “scuole di serie A” e “scuole di serie B”, la trascuratezza dell’edilizia scolastica campana, anche se la nostra struttura non ne risente direttamente, e l’ingiustizia del sistema delle classi pollaio, problema radicato e da sempre denunciato dagli studenti, che oggi non fa che aumentare il disagio dovuto alla pandemia.

I mezzi pubblici sono stati un altro punto trascurato ampiamente dal governo; le difficoltà di oggi sono il risultato di anni di mala gestione dei trasporti del territorio.

Noi siamo qui per dimostrare che il rientro in sicurezza è possibile e per riappropriarci dello spazio che ci spetta di diritto in quanto unico vero luogo di istruzione, socialità, confronto e crescita. Siamo stati privati di quella che dovrebbe essere il punto di riferimento per noi adolescenti, siamo stati traditi da chi dovrebbe tutelarci e ci siamo sentiti presi in giro da chi doveva prendersi cura di noi. In base i dati che abbiamo raccolto con un Questionario di Gradimento della DaD, a cui ha partecipato più della metà del nostro istituto, il 70,3% degli studenti non si sente tutelato dall’istituzione scolastica.

La DaD inoltre non ha fatto altro che allontanare sempre di più studenti e docenti, aumentando il disagio psicologico causato dalla mancanza dei contatti e della socialità, fondamentale nella nostra crescita.

Pretendiamo maggiore sicurezza da parte dello stato. Non siamo qui per protestare contro l’amministrazione scolastica del nostro istituto, ma contro tutta l’istituzione scuola che doveva garantire il nostro diritto alla salute e all’istruzione. Richiediamo quindi presidi medico-sanitari all’interno delle scuole e di ricevere tamponi naso-faringei regolarmente per monitorare l’andamento dei contagi all’interno dell’istituto.

Per garantire la sicurezza sanitaria nell’arco di questa occupazione ognuno di noi si è sottoposto ad un tampone rapido naso-faringeo; inoltre sfrutteremo gli spazi aperti del complesso scolastico rispettando le norme anti-covid.

Ogni studente sarà il benvenuto. Chiunque vorrà, potrà seguire le lezioni in DaD durante la mattinata, mentre nel pomeriggio verranno svolte delle assemblee pubbliche e dibattiti su tematiche scelte dagli studenti, con conferenze autogestite, supportate da esterni. Vogliamo che la nostra scuola diventi un polo culturale, luogo di crescita, di confronto e di sicurezza. Oggi più che mai, questo è ciò di cui noi studenti abbiamo bisogno: la nostra scuola deve essere la nostra casa, e nessuno può privarcene

FONTE: https://contropiano.org/regionali/campania/2021/01/27/napoli-occupato-il-liceo-gian-battista-vico-0135818

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Il Kant chiama, l’Albertelli risponde: occupata un’altra scuola a Roma

29 gennaio 2021

Oggi è stata un’importante giornata di mobilitazione per gli studenti delle scuole di Roma. Il classico appuntamento alla metro Piramide della mattina era il preludio del corteo che avrebbe portato i ragazzi e le ragazze, venuti in rappresentanza da molti istituti della capitale, verso il Ministero dell’istruzione, il Miur.

Questa mobilitazione giunge al termine di una settimana calda per la città, dopo che i video della bagarre tra studenti e polizia la mattina dell’occupazione del liceo Kant avevano fatto il giro del paese, arrivando perfino alla Camera e al Senato, poi rivelatesi più impegnate al teatrino dei giochi della maggioranza che non all’ascolto della voce delle nuove generazioni.

Gli studenti e le studentesse protagonisti di una settimana di autogestione e corsi nel liceo di Centocelle-Torpignattara hanno terminato ieri l’occupazione, scendendo oggi in piazza insieme ai loro compagni delle altre scuole.

Durante il corteo, il governo M5S-Pd-Leu e il Ministero presieduto da Lucia Azzolina sono stati presi di mira dagli slogan e dagli striscioni degli studenti romani, poi una parte di questi ha raccolto idealmente la staffetta lasciata ieri dai ragazzi del Kant, e ha deciso di far manforte alla voce degli inascoltati, occupando un altro istituto.

Un’immagine proveniente da dentro la scuola.

Il liceo Pilo Albertelli, all’Esquilino, infatti è da pochi minuti sotto la gestione dei suoi studenti, che in linea di continuità con il liceo Kant si mettono in gioco per prendere in mano le redini del proprio futuro.

Un’occupazione che viene come detto in apertura in un giorno di mobilitazione importante, al termine di un ciclo di “scioperi della Dad” che ha visto gli studenti e le studentesse della scuola sempre in prima linea, perché il diritto allo studio non può passare attraverso il mero dibattito Dad sì/Dad no, ma deve tornare a essere terreno di conquista della generazione del futuro.

Su questo, ogni ipotesi di compatibilità con chi ha massacrato la scuola nell’ultimo trentennio, dalla destra alla finta sinistra, passando per i sindacati concentrativi e le sigle a questi affini, non può più essere praticata.

FONTE: https://contropiano.org/regionali/lazio/2021/01/29/il-kant-chiama-lalbertelli-risponde-occupata-unaltra-scuola-a-roma-0135893

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“Voi ce la togliete, noi ce la riprendiamo” – Qualche considerazione sull’occupazione del liceo Manzoni a Milano

14 gennaio 2021

Il 12 gennaio 2021 abbiamo occupato il cortile della nostra scuola in manifestazione del nostro dissenso in merito alla situazione didattica nella quale vertiamo.

Non possiamo più sopportare che l’istruzione di noi studenti e studentesse venga costantemente posta in secondo piano dalle istituzioni. Da mesi ormai veniamo privati/e di uno dei nostri diritti fondamentali e presi/e in giro, rimbalzati/e tra un’ordinanza e l’altra; i/le nostri politicanti, sempre disposti/e a compromessi per alimentare il profitto imperante e il capitalismo dilagante, non sono apparentemente in grado di garantire una riapertura sicura e duratura delle scuole, luoghi che, come dimostrato da numerosi studi, sono in realtà tra le minori fonti di contagio – solo il 2% dei focolai, infatti, si è verificato all’interno di queste:

-E’ inaccettabile che a tre mesi dall’inizio della Didattica a Distanza il governo e Regione Lombardia non siano ancora riusciti a trovare soluzioni concrete per quanto riguarda l’intero ambito scolastico, a partire dalla gestione del trasporto pubblico passando per il tracciamento dei contagi all’interno degli istituti, fino ad arrivare al totale abbandono delle presidenze nella riorganizzazione degli spazi e delle procedure scolastiche.

-Chiediamo protocolli chiari ed univoci che agevolino le scuole nel fronteggiare le problematiche legate al Covid-19; agli istituti superiori non sono mai state proposte direttive limpide e ciò ha comportato numerose problematiche e disagi. Le scuole non possono essere lasciate sole, il governo e Regione Lombardia non si possono più permettere di scaricare responsabilità e doveri sulle presidenze.

-Chiediamo al Comune di Milano di garantire a studenti e studentesse abbonamenti gratuiti o a basso prezzo ai servizi di Bike Sharing presenti in città e di aumentarne le stazioni di distribuzione e a Regione Lombardia di impegnarsi maggiormente nel potenziamento del trasporto pubblico, stipulando contratti a tempo determinato con aziende di trasporto private – che hanno, inoltre, ripetutamente manifestato il loro interesse nel garantire mezzi e personale -.

-Chiediamo che venga garantito a tutti gli studenti e a tutte le studentesse di Milano l’accesso ai dispositivi sanitari di protezione personale e che essi vengano distribuiti all’interno delle scuole, come da normativa. E’ necessario, oltretutto, che vengano allestiti presidi sanitari gestiti da personale medico competente all’interno degli istituti, così da garantire una migliore gestione degli eventuali contagi e il tracciamento degli stessi.

-Chiediamo l’assunzione di personale scolastico e l’introduzione di un tetto massimo di venticinque alunni/e per classe, al fine di contrastare una problematica troppo spesso presente all’interno degli edifici scolastici, quella del sovraffollamento, che porta alla formazione delle cosiddette “classi pollaio” e che non garantisce un apprendimento adeguato ed efficace.

Un altro dei problemi spesso celati all’interno del mondo dell’istruzione italiana è quello del disagio edilizio, evidenziato nuovamente dall’arrivo della pandemia, che ha necessitato un piano di riorganizzazione degli spazi all’interno degli edifici scolastici; chiediamo misure di riammodernamento e manutenzione per tutti gli istituti.

-Chiediamo che venga riconosciuta l’importanza dell’elemento sociale all’interno del progetto didattico come componente fondamentale della crescita individuale e collettiva degli studenti e studentesse.

-Chiediamo infine che l’istruzione venga riconosciuta dal governo come una priorità e che ad essa vengano finalmente dedicati i fondi necessari per un nuovo progetto formativo, che abbia al centro i bisogni di noi studenti e studentesse.

VOI CE LA TOGLIETE, NOI CE LA RIPRENDIAMO

Collettivo Politico Manzoni

FONTE: https://milanoinmovimento.com/studenti/voi-ce-la-togliete-noi-ce-la-riprendiamo-qualche-considerazione-sulloccupazione-del-manzoni

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A Milano ancora licei occupati, la protesta aumenta, “avete in mano il nostro futuro, ce lo avete tolto”

15 gennaio 2021

Districarsi nella giungla della polemica sulla scuola è diventato abbastanza difficile. A Milano gli studenti stanno continuano la loro protesta contro la didattica a distanza. Dopo il Manzoni occupato martedì, questa mattina alcune decine di studenti che fanno parte dei collettivi studenteschi hanno occupato due licei, il classico Tito Livio e lo scientifico Severi-Correnti. La richiesta pressante è quella di tornare a scuola in presenza il prima possibile.

Tar dell’Emilia-Romagna contro Bonaccini

Sempre oggi, intanto, il Tar dell’Emilia-Romagna ha sospeso l’efficacia dell‘ordinanza dell’8 gennaio 2021 con cui il presidente Bonaccini aveva disposto la didattica a distanza al 100% per le scuole superiori fino al 23 gennaio. Il ricorso era stato presentato da 21 genitori ed è stato accolto. Al liceo Tito Livio, nel pieno centro storico di Milano, sono circa una trentina gli studenti che hanno occupato il cortile della scuola per manifestare contro la didattica a distanza. Gli studenti del liceo Severi, in zona Sempione, hanno posizionato i loro banchi nel cortile dell’istituto per seguire le video lezioni e sulla facciata della scuola è stato appeso lo striscione con la scritta “Avevate in mano il nostro futuro e ce l’avete tolto“.

Cresce la polemica

La polemica si inasprisce giorno dopo giorno, quasi seguendo la crescita delle curva del contagio. Ha senso riaprire le scuole di ogni ordine e grado in presenza quando molte regioni, probabilmente, andranno in zona rossa? Forse bisognerebbe essere più cauti; le posizioni sono ben distinte. Da una parte c’è chi dice che, continuando a mantenere a casa gli studenti, si tolga socialità e si contravvenga, soprattutto, al vero valore dello spirito scolastico. Dall’altra parte ci sono i falchi, cioè coloro i quali asseriscono che i contagi stanno aumentando anche a causa dell’apertura delle scuole, e che, ancora qualche mese di didattica a distanza non causerebbe troppi danni, rispetto a quelli, eventualmente, già causati.

Cosa fare?

Noi, in realtà, siamo nella posizione di mezzo. Tutto quello che si riesce a fare, tenendo d’occhio la curva dei contagi, deve essere obbligatoriamente fatto anche per le scuole superiori. Le due posizioni possono tranquillamente trovare una via di mezzo. È chiaro che la riapertura delle scuole non può essere un problema regionale, ma debba, per forza di cose, essere una questione che si decida a Roma. Altrimenti ci troveremmo, a giugno, studenti che hanno seguito le lezioni solo in dad ed altri che abbiano avuto la possibilità di partecipare a lezioni in presenza.

Cosa accade in Europa? 

Proviamo a cercare di capire cosa accade sta accadendo negli altri paesi europei, che, più o meno, hanno i nostri stessi numeri rispetto al covid. In Gran Bretagna, dove i positivi sono pericolosamente aumentati le scuole sono chiuse fino a febbraio. In Germania la linea è durissima. Solo didattica a distanza almeno fino a fine gennaio. Lo ha deciso il cancelliere Angela Merkel, e punto, non si discute. In Olanda, Austria, Polonia, tutti a casa. Tra qualche giorno, invece, si riprende in Slovenia, Croazia, Slovacchia e Russia dove sono state allungate le feria natalizie. Non è stato ancora deciso se in presenza o se in dad. In quattro paesi sembra che la pandemia non abbia inciso nel settore istruzione: in Francia, Belgio, Spagna e Portogallo nulla è mai cambiato. Tutti a scuola sempre.

FONTE: https://www.rtl.it/notizie/articoli/scuole-superiori-occupate-dagli-studenti-che-non-vogliono-la-didattica-a-distanza-la-polemica-non-si-placa/

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Scuole occupate a Milano: è la volta del Vittorio Veneto

16 gennaio 2021

Un’altra occupazione a Milano, un’onda che si propaga tra gli istituti superiori milanesi in queste settimane di didattica a distanza. “L’esasperazione data dal prolungamento di questa situazione del sistema scolastico ha reso inevitabile il riappropriamento degli spazi scolastici da parte degli studenti”. Così i ragazzi del liceo scientifico Vittorio Veneto annunciano di aver occupato la propria scuola. Al momento si trovano nel cortile e, spiegano, si riuniranno in assemblea per stabilire le proprie richieste. Alle 15 era già prevista una manifestazione con genitori e insegnanti, che diventa adesso un presidio di supporto.

Prosegue quindi la mobilitazione degli istituti superiori milanesi, che con l’ingresso della Lombardia in zona rossa si vedono ancora negata la possibilità di frequentare la scuola in presenza. Per almeno due settimane per loro e per i compagni di seconda e terza media, infatti, le attività didattiche dovranno essere totalmente a distanza (fatta eccezione per gli studenti con bisogni speciali e i laboratori). E, di fatto, non produce effetti pratici la sospensione da parte del Tar dell’ordinanza di Regione Lombardia che prolungava la Dad al 100 per cento fino al 24 gennaio.

L’occupazione del Vittorio Veneto arriva poco dopo la fine di quella dell’istituto Severi Correnti, con l’uscita dalla scuola dei circa 25 studenti che vi hanno passato la notte. (…) Gli studenti avevano occupato la scuola venerdì pomeriggio, dopo che la madre medico di uno di loro li aveva sottoposti a tampone, ponendoli di fatto in una “bolla” sicura. (…)

FONTE: https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/01/16/news/milano_occupazione_scuole_severi_vittorio_veneto_protesta_didattica_a_distanza-282816710/

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Liceo Manzoni (Milano), quattordici giorni e undici occupazioni dopo

26 gennaio 2021

Come Collettivo Politico Manzoni a due settimane dall’occupazione della nostra scuola, sentiamo la necessità di redarre questo documento al fine di analizzare la situazione scolastica attuale.

Durante il periodo successivo alla nostra protesta, la quale ha dato inizio a una catena di occupazioni in undici istituti milanesi riaccendendo l’assopita lotta studentesca, abbiamo assistito a una presa di coscienza da parte delle studentesse e degli studenti meneghini. La singolare unità fra noi ragazze e ragazzi riscontrata in questi giorni ha dimostrato come, nonostante la pandemia e la chiusura delle scuole, le studentesse e gli studenti non abbiano perso di vista il ruolo fondamentale dell’istruzione e che tramite la mutua solidarietà fra collettivi studenteschi si possono raggiungere grandi obiettivi. L’ondata di proteste nella nostra città ha fatto si che noi giovani, riprendendoci quelli spazi che ci appartengono, dessimo vita a momenti di socialità e confronto che hanno portato a rivendicazioni chiare e unitarie in vista di una riapertura sicura e duratura delle scuole.

A quattordici giorni dalle numerose occupazioni, ecco qual è stata la risposta dalle istituzioni: una riapertura frettolosa annunciata senza una comunicazione chiara e tempestiva; è stato sì portato avanti un lavoro sul trasporto pubblico appositamente per le scuole a livello locale, ma è d’altro canto mancata gran parte delle misure necessarie per un reale rientro sicuro e di lunga durata. Riteniamo importante inoltre evidenziare il fatto che le scuole superiori sembrano essere state riaperte più per il cambio di zona, da rossa a arancione, che per un reale interessamento da parte delle istituzioni sul tema scolastico.

Pretendiamo che la politica si interessi realmente al tema dell’istruzione facendo fronte definitivamente a tutti quei tagli che hanno smantellato gradualmente la scuola pubblica. Noi studentesse e studenti non accetteremo più false promesse e dichiarazioni da campagna elettorale, servono investimenti concreti e immediati.

Non accetteremo più di essere lasciate/i indietro, non perdoneremo altri passi falsi.

VOI CE LA TOGLIETE, NOI CE LA RIPRENDIAMO

Collettivo Politico Manzoni

FONTE: https://milanoinmovimento.com/studenti/manzoni-quattordici-giorni-e-undici-occupazioni-dopo

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