Napoli. “Tu ci chiudi, Tu ci paghi!” Proteste e scontri per il coprifuoco.

23 ottobre 2020

di Magnammece o Pesone

“Tu ci chiudi, Tu ci paghi!” Uno degli striscioni esposti nello spezzone di corteo diretto alla regione campania riassume forse meglio di ogni altra cosa le rivendicazioni e le tensioni sociali che sono esplose infine stasera. Migliaia di persone in piazza San Domenico (nella stragrande maggioranza con mascherine e attenzione a rifuggire ogni lettura “negazionista”), centinaia, forse un migliaio che poi si sono recate sotto la regione Campania in quella che è stata la prima violazione di massa del coprifuoco. Tensioni che sono divampate in momenti di scontro e di rabbia sotto palazzo Santa Lucia.

Un messaggio in fondo semplice per chi vuole leggerlo: Proclamare il lockdown senza alcuna forma di paracadute sociale ed economico equivale a mettere in conflitto il diritto alla salute con i bisogni di sopravvivenza materiale delle persone e crea i presupposti di un disastro.
Leggeremo sicuramente sulla stampa le solite analisi dietrologiche di quando divampa un momento di rivolta nella nostra città. Analisi che sono spesso autentici teoremi preventivi e senza fondamento o più banalmente indicano il dito e dimenticano la luna.
Certo senza tutele questa crisi può (ri)spingere nell’extralegalità anche un pezzo del sottoproletariato urbano della città. Ma questo rappresenta un aspetto del dramma e non un indice di “colpevolezza”.
La composizione della protesta in questi due giorni ha visto il protagonismo principale di quei settori dell’economia del consumo ricreativo (locali, gastronomia, movida) che spesso abbiamo criticato proprio per il suo carattere instabile e diseguale, ma di cui comunque oggi vive un pezzo della città. Una composizione quindi molto spuria e trasversale, in cui trovi il gestore di una piccola attività che non riesce a sopravvivere, i tantissimi dipendenti precari e non garantiti e anche qualcuno dei commercianti che pure in questi anni ha fatto grandi profitti e di fronte alla minima difficoltà sarà poi pronto a scaricare quegli stessi dipendenti. Tutti insieme appassionatamente a testimoniare però di un dramma reale che rende esplosiva la situazione dei ceti sociali più deboli di questi segmenti lavorativi. Che sono a loro volta solo la punta dell’iceberg delle decine di migliaia di persone nella nostra città, precari/e e famiglie, che vivono di lavori informali e non garantiti e che oggi rischiano di affondare.
Per questo misure come il reddito di emergenza, il blocco dei fitti e del pagamento delle utenze sono misure assolutamente ragionevoli e urgenti. .
Intorno a questa composizione stasera si è coalizzata una partecipazione giovanile probabilmente stufa di essere quotidianamente insultata e indicata come untore dal suo governatore regionale.

La situazione dell’epidemia in città è molto seria, il sistema sanitario è palesemente inadeguato e vicino al collasso, il contagio è dichiaratamente fuori controllo (e anche su questo non si è ascoltato alcun fattore di autocritica dalle Istituzioni, mentre molti manifestanti anche davanti alle telecamere hanno rinfacciato a De Luca e al Governo la gestione dell’estate).
Stiamo precipitando in una drammatica crisi sanitaria ed economica per la quale si è fatto troppo poco e troppo tardi. Soprattutto il Sud è stato ridotto ancora una volta a variabile dipendente delle scelte e delle priorità del paese fin dalla scorsa primavera. Misure di contenimento sono probabilmente indispensabili. Ma chi pensa di attuare un lockdown senza assumersene la responsabilità in termini di risorse da stanziare per il sostegno sociale alle fasce deboli, ai diritti fondamentali e alle piccole attività di un territorio già estenuato, non ha capito di avere per le mani una bomba a orologeria.
Servono le risorse per sostenere insieme il reddito e la salute. E se “non ci sono” si sa dove prenderle: ci vuole una patrimoniale sulla parte milionaria del paese che ha continuato ad arricchirsi anche durante la crisi. Ora, prima che sia tardi!

 

FONTE: https://www.facebook.com/MagnammeceOPesone/posts/3395218280514861?__tn__=K-R

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UNO DEI TANTI VIDEO DEGLI SCONTRI CIRCOLATI IN RETE

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VEDI ANCHE:

24 ottobre – Campania, salta il lockdown. De Luca: “Stop locali alle 23 e dad al cento per cento”. La Conferenza Stato-Regioni [e soprattutto le proteste! NDR] costringe il governatore a rinviare l’annunciata chiusura della Campania:
https://napoli.repubblica.it/cronaca/2020/10/24/news/campania_salta_per_ora_il_lockdown_de_luca_stop_locali_alle_23_e_dad_al_cento_per_cento_-271752436/

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26 ottobre 2020

“Tu mi Chiudi, tu mi Paghi” è la risposta delle piazze al “si salvi chi può” delle Istituzioni e vuol dire che il reddito e la cura “devono” stare insieme!
Ed è stata una piazza grande e rappresentativa quella di stasera in piazza del Plebiscito, attraversata dalle tante anime sociali che pagano il prezzo della crisi nella più grande area metropolitana del Sud.
Barman, animatori, scuole di ballo, piccoli commercianti, lavoratori precari e informali del terziario, della ristorazione, del consumo ricreativo, ma anche famiglie preoccupate dal futuro, associazioni dello sport giovanile, genitori e insegnanti. Migliaia di abitanti della nostra città che declinano un discorso semplice: serve un piano sociale, un piano di sostegno economico, reddito di emergenza, sostegno alle piccole attività, blocco di fitti e utenze, per attuare le misure che risultano necessarie a combattere la pandemia che ormai dilaga anche per l’inettitudine e l’impreparazione istituzionale e per lo stato disastroso in cui versa il nostro sistema sanitario.
Dopo oltre un’ora di interventi, la piazza si è mobilitata per arrivare alla regione campania, forzando dopo molta insistenza e grazie ai suoi numeri il surreale sbarramento di ordine pubblico (che coi suoi costi avrebbe pagato probabilmente il reddito di emergenza a un bel pò di cittadini napoletani) per urlare la voglia di dimissioni di Vincenzo De Luca. Per il disastro sanitario che drammaticamente si profila, per le restrizioni ormai senza paracadute sociale che voleva adottare, ma anche per i toni sprezzanti e offensivi che probabilmente hanno passato il segno.
Un tessuto sociale estenuato dalla crisi sanitaria ed economica e arrabbiato per tutto quello che non è stato fatto in questi mesi dopo il primo lockdown. In una città e in una regione dove le unità territoriali per visitare a domicilio i malati covid non sono mai veramente partite, dove il numero di posti letto ordinari e in terapia intensive compaiono e scompaiono come nel gioco delle tre carte, dove la messa in sicurezza di ospedali, trasporti, rsa, scuole è restata soprattutto sulla carta.
Se non per soggettività estemporanee non abbiamo mai visto manifestazioni “negazioniste” in questi giorni, ma manifestazioni rabbiose proprio perchè consapevoli di essere stati messi in un vicolo cieco, costretti a scegliere tra i gravi rischi della pandemia e il venir meno delle condizioni di sopravvivenza materiale. Con la voglia sempre più determinata di rompere questo muro. “Due metri di dissenso” riportavano i cartelli di persone tutte rigorosamente con le mascherine, che hanno spiegato ai nostri governanti la differenza tra distanziamento fisico e vicinanza sociale, tranne quando sono state costrette ad accalcarsi dall’assurdo dispositivo di sicurezza.
Se esiste una dialettica nella piazza è tra chi punta più esplicitamente a strappare tutele e ammortizzatori sociali, in primis un reddito di base contro la pandemia, e chi sente necessità di continuare a lavorare perchè esplicitamente non crede più nei sussidi e nelle promesse dello Stato “se ci sta ancora chi aspetta la cassa integrazione di aprile” dicono in molti… comprese le piccole attività commerciali illuse e abbandonate dal governatore De Luca. Una città con un enorme diffusione di lavoro nero che non è coperto dagli ammortizzatori sociali e che proprio per questo solo un reddito di emergenza generalizzato può garantire. Una partita da vincere in fretta nei confronti della regione e del governo. Perchè non c’è più tempo affinchè si trovi una soluzione collettiva che tenga insieme cura e salute contro il “Si salvi chi può” che sembra il messaggio delle Istituzioni in questi giorni. Anche per questo l’appuntamento è stato aggiornato a domani alle 18.00 ancora in presidio stavolta direttamente sotto la Regione Campania.

FONTE: https://www.facebook.com/MagnammeceOPesone/posts/3403234033046619?__tn__=K-R

 


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