MODENA: 67 NUOVI AVVISI DI GARANZIA AGLI OPERAI DI ITALPIZZA

3 settembre 2020. «La realtà viene ribaltata: i criminali non sono i padroni che rifiutano di applicare i contratti nazionali, che negano ogni diritto sindacale, che puniscono le operaie mandandole a spalare la neve sui tetti ghiacciati. Per la procura i criminali sono le stesse operaie che reclamano i propri diritti – incalzano i SiCobas – I primi 67 indagati si aggiungono alle centinaia di procedimenti giudiziari contro il sindacato per altre vertenze, portando il numero degli operai a processo nella sola Modena a oltre 400. Per la questura e la procura i problemi della città non sono il capillare sistema di caporalato nelle fabbriche, lo sfruttamento, il sistema degli appalti creato per evadere tasse e rubare milioni di euro di contributi versati dai lavoratori. Il problema sono i lavoratori in sciopero. Siamo curiosi di vedere le riprese di questi “scontri”, mentre vengono cancellate le uniche violenze della polizia davanti ai cancelli, con pestaggi, arresti, piogge di gas, denunce imbastite su false accuse».

Dalla gazzetta di Modena.

Maxiprocesso contro gli scioperi in Italpizza a Modena: cambiano i governi, non cambia l’odio antioperaio dello stato dei padroni

3 settembre 2020

ITALPIZZA: DOVE E’ LA LEGGE?

Inizia un procedimento penale per 67 persone che si sono trovate a difendere un principio di giustizia davanti ai cancelli di Italpizza.

Ricordiamo alcuni passaggi:

– a dicembre del 2018 viene comunicata la costituzione del sindacato SICobas presso due delle cooperative che gestiscono le quasi mille persone impiegate nel cantiere Italpizza che lavorano con il contratto “Pulizie – Multiservizi”; sono del 10,00 del mattino e la pec parte dall’ufficio del legale, perché si contestano anche diversi illeciti;

– alle ore 12,00 di quello stesso giorno tutte le donne che si sono iscritte al sindacato ricevono una comunicazione di spostamento della sede di lavoro: la maggior parte debbono andare a Bologna per “improrogabili esigenze di servizio”;

– quello stesso pomeriggio il SICobas apre lo stato di agitazione, lamentando che lo spostamento richiesto si configurava come un licenziamento mascherato, data l’impossibilità per diverse di loro di effettuare quel tipo di spostamento, aggravato dalla assenza di ogni tipo di preavviso perché l’ordine arriva oggi per domani.

L’attacco padronale è immediatamente durissimo, con un padrone che non intende sedersi ad alcun tavolo di trattativa che non sia presso la prefettura, in cui le lavoratrici ed i lavoratori vengono reintegrati nel cantiere.

Tuttavia, dato che i lavoratori chiedono di avere il contratto alimentari (sembrava che nessuno sapesse che facevano pizze), vengono tutte e tutti messi a fare pulizie, alcune degradanti, altre a rischio vita, poiché le donne vengono mandate sul tetto a pulire i vetri senza nessuna imbragatura di sicurezza nel periodo della neve, quindi della massima scivolosità della struttura.

Lavoratrici e lavoratori reagiscono ai soprusi con la resistenza passiva, per poi scoprire che i poliziotti che li gasavano, dotati di manganelli, scudi, parastinchi, strutture atte ad affrontare i corpo a corpo sono stati misteriosamente sopraffatti da donne e uomini seduti a terra.

Un tempo in questa città operaie ed operai erano una categoria rispettata ed ascoltata: oggi sono diventati criminali da processare? Perchè sono ormai quasi quattrocento le operaie e gli operai indagati nel tribunale di Modena.

Cosa è successo?

E soprattutto: Vi sembra giusto?

SI Cobas nazionale

FONTE: https://sicobas.org/2020/09/03/italia-maxiprocesso-contro-gli-scioperi-in-italpizza-a-modena-cambiano-i-governi-ma-lodio-antioperaio-dello-stato-dei-padroni-non-cambia/


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