Progetto Sctintilla Rimini – #storiedistitempi

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Progetto Scintilla Rimini
STORIE DI STI TEMPI è una rubrica che vuole raccontare la realtà di sti strani tempi che altro non sono che figli dei tempi “normali”, con le loro contraddizioni e senza alcun filtro. #storiedistitempi

FRUTTA, VERDURA, GENNARO: LAVORARE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

6 aprile 2020, da Progetto Scintilla Rimini

“E’ da poco passata la mezzanotte, me ne sono accorto perché qualche minuto fa dal POS è fuoriuscito automaticamente lo scontrino della chiusura giornaliera.
Conto i minuti che mancano alle tre, l’ora in cui mi verrà dato il cambio, mentre mi asciugo le mani sudate appena dopo aver tolto i guanti di lattice. Dal momento che sono appallottolati ci soffio dentro, come si fa con un palloncino, così posso riutilizzarli.
E’ l’ultimo paio rimasto, domani dovrò portarli da casa.
Qualche metro più in là il mio collega si è appisolato sulla sedia, con ancora lo scaldacollo che utilizza come mascherina calzato sul volto. La cooperativa ha provato a fornirci i dispositivi di protezione, ma l’unico fornitore disponibile ci ha telefonato nel pomeriggio, dicendo che i vari ordini sono stati bloccati alle frontiere di Cina, Turchia e Slovenia.
Dovremmo continuare ancora con quello che ci portiamo da casa, spesso mascherine di stoffa che non garantiscono nessuna protezione.
Noi lavoriamo nel settore agroalimentare e non possiamo permetterci di chiudere. Il lavoro, anzi, è aumentato da quando sono entrate in vigore le restrizioni. Negozi e supermercati vengono svuotati ogni giorno, e noi dobbiamo fare in modo di riempirli. Siamo l’anello che si occupa della logistica nella catena del mercato ortofrutticolo, se ci fermiamo noi si ferma tutto.
Abbiamo organizzato i turni in modo che i più a rischio, i più anziani o chi ha patologie, sia di servizio di notte o il sabato, quando c’è meno afflusso e meno possibilità di contagio. In questo modo speriamo di sopperire alla mancanza di dispositivi di protezione.
Vedo sbucare dalla curva delle luci di fanali e sveglio il mio collega, sta arrivando un camion. Indosso nuovamente guanti e mascherina. La “carovana” dei siciliani è finita un’ora fa, a quest’ora arriva il resto della merce dal Sud Italia e fra poco inizieranno ad arrivare gli autisti dal Nord. Riconosco il camion dalle “sobrie” luci colorate davanti alla cabina, sul cruscotto la scritta luminosa “Gennaro” (persona reale, nome di fantasia). Gennaro due/tre volte a settimana scarica la roba proveniente da Fondi, il secondo distretto ortofrutticolo più grande d’Europa, situato nel sud pontino tra Roma e Napoli. Dal 19 marzo Fondi è stata dichiarata zona rossa, al pari di Codogno per capirci. Vietato entrare ed uscire, stop al trasporto pubblico locale, stop alle attività commerciali tranne alimentari e farmacie. Nemmeno i treni fermano alla stazione della cittadina.
E’ impensabile però chiudere il mercato ortofrutticolo di Fondi, significherebbe bloccare la circolazione della maggior parte dei prodotti ortofrutticoli tra il nord e il sud Italia. E quindi gli autotrasportatori continuano ad arrivare. Gennaro scende dal camion col suo mazzo di bolle, non ha mascherina e non ha guanti. Si ferma davanti alla porta a vetro con disappunto dopo aver letto il cartello che impone agli autisti di rimanere fuori dall’ufficio durante le operazioni di registrazione. Bussa sulla porta, gli apro non senza qualche timore. Lui fa un passo avanti, io faccio un passo indietro istintivamente e subito me ne vergogno. Ma i meccanismi psicologici causati dall’epidemia sono anche questi.
“Uagliù posso usare il bagno? Non la tengo più”. Guardo il mio collega fare spallucce. Ci è stato detto dalla direzione di non fare usare il bagno agli esterni, testimoniato da un grande cartello giallo. Gli faccio cenno di sì, come si fa a non essere solidali in questi giorni difficili? Espletati i suoi bisogni ritorna sull’uscio e si accende una sigaretta mentre sfoglio a fatica le bolle a causa dei guanti.
“Grazie amico mì” mi dice con quell’accento mezzo romano e mezzo napoletano. “In giro ci trattano come appestati. Già era duro prima questo mestiere, figurati mò, con tutte queste cazzo di restrizioni. Pensa che in teoria, secondo il decreto, tutti gli autogrill dovrebbero rimanere aperti per fornire almeno il caffè e il bagno. Ma dal momento che non gli conviene pagare i dipendenti e incassare 100€ al giorno di caffè sai cosa fanno questi per eludere la cosa? Ci mettono un bel cartello “Bagno fuori servizio” e così si risparmiano di pagare la signora delle pulizie. Io per carità, se devo pisciare mi fermo in una piazzola e la faccio dove capita. Ma pensa anche a tutte le donne autiste, che non sono poche, loro come devono fare? Almeno ci dicessero dove si fermano che ci rifacciamo nu poco gli occhi eheh . Ti saluto Dottò, alla prossima, sperando che siano tempi migliori.“

FONTE: https://www.facebook.com/ProgettoScintillaRimini/posts/534558310813564?__tn__=K-R

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Progetto Scintilla9 aprile

VIVERE IN AFFITTO IN QUESTI TEMPI: IL RACCONTO DI C.

“Sono una donna che abita a Rimini, una lavoratrice a partita IVA, come tale, in periodi di crisi come questo, non è facile far quadrare i conti. Quando gli incassi sono a zero per cause di forza maggiore ma, gli oneri mensili non tardano ad arrivare, è il momento di agire e di far valere i propri diritti. Io vivo da sola in un appartamento in affitto che, con gli aiuti stanziati dallo Stato con decreto cura-Italia, a malapena riesco a pagare. Mi sono confrontata con persone che stanno vivendo una situazione simile alla mia, abbiamo fatto delle ricerche a riguardo e abbiamo capito che, in caso di riduzione/sospensione del canone d’affitto, nessun onere andrebbe a gravare sulle tasche dei proprietari (l’agenzia delle entrate, infatti, ammette variazioni anche temporanee degli accordi contrattuali non richiedendo tasse su canoni che i locatori effettivamente non andranno a percepire). Ho deciso dunque di chiedere al proprietario di casa un patteggiamento del canone di locazione relativo a questi mesi e, fortunatamente, il suo lato umano ha prevalso sul lato economico e siamo quindi arrivati ad un accordo che mi permetta di avanzare qualche soldino per fare spese di prima necessità. Ma per chi non trova un accordo col padrone di casa come me? E le bollette che continuano ad arrivare? Rimane il problema che, essendo in un periodo ancora abbastanza freddo, ed essendo noi costretti a rimanere in casa tutto il dì, i contatori di luce e gas (sebbene utilizzati con molta parsimonia) continuano a girare. Il governo dovrebbe provvedere a tutto questo bloccando immediatamente il pagamento di tutte le utenze e stanziando fondi per chi si trova in difficoltà. È inammissibile far finta di nulla.”

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FONTE: https://www.facebook.com/ProgettoScintillaRimini/photos/a.227233531546045/536770360592359/

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Progetto Scintilla  18 aprile

“Sono un lavoratore di una grande azienda di distribuzione organizzata, di un supermercato.
Il virus ha cambiato molto la mia vita, non solo a livello personale ma anche lavorativo.
Proprio nei giorni di inizio quarantena un mio collega si è ammalato, il suo dottore gli ha detto che anche volendo non poteva fare un tampone perché non era un caso grave, fortunatamente non aveva il Coronavirus, è stato a casa 2 settimane e mezzo.
Fino alla fine di marzo, per proteggersi, chi lavorava nel negozio dove sono io o si trovava qualcosa da solo o non aveva nulla. Le prime protezioni sono arrivate tardissimo, noi le abbiamo avute dopo tre settimane dall’inizio della quarantena , ed erano le mascherine chirurgiche usa e getta, che è come non avere niente negli ambienti dove lavoriamo. La mascherina vera e propria , quella che ripara il volto completamente a me è stata consegnata solo oggi, mentre scrivo queste righe ad oltre metà aprile.
A livello di orari , soprattutto le prime settimane, sono state delle mazzate. Ci sono stati cambi turni continui, e anche doppi turni, anche quando facevo 6 o 7 ore valevano per 15 o 16, poche pause, molto stress fisico e mentale. Era asfissiante.
Oltre a questo la gente era preoccupata che le provviste non arrivassero e quindi tutti prendevano il possibile, perché sembrava non arrivasse più niente. Era impanicata e cercava cose che non c’erano, c’era una mancanza di prodotti che non arrivavano. Cosa che in parte c’è anche ora, anche sta settimana per esempio arrivano camion con generi vari con mancanza di 100 colli, quindi alcune cose effettivamente mancano e valgono oro.
Una cosa che abbiamo deciso di fare in questo periodo è stato mettere fuori dal negozio un carrello con scritto “Chi può metta, chi non può prenda”, è all’esterno e chi non ha nulla può prendere non pagando, ci sembrava il minimo che potevamo fare.
Coi colleghi ci siam confrontati, siamo tutti molto più stressati e preoccupati per tutta questa situazione, siamo anche incazzati perché è stato palese che della nostra salute a chi gestisce non gliene frega niente, ma guardano solo ai guadagni.”

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FONTE: https://www.facebook.com/ProgettoScintillaRimini/posts/543684233234305

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Progetto Scintilla   29 aprile

LA RIVIERA DEGLI EVENTI IN ROVINA…E CHI STA DIETRO AL PALCO?

“Ciao, ho 35 anni e sono un tecnico dello spettacolo, per la precisione: tecnico luci, allestitore, attrezzista, strutturista; socio dipendente di una cooperativa che mi ha regolarizzato con contratto nazionale a tempo indeterminato dei teatri stabili.
La mia categoria è stata la prima a dover fermarsi causa limitazioni dovute dal Covid a fine febbraio.
Nella mia vita ho sempre lavorato e ho sempre cercato di fare quello che mi piace, è la prima volta che mi capita di star fermo due mesi, lavorativamente parlando.
Il mio lavoro di tecnico dello spettacolo non so mai se tornerò o torneremo a farlo e se sarà come prima di tutta questa emergenza. Mi auguro che qualcosa cambi sennò vuol dire che non abbiamo capito un cazzo: il nostro settore non è mai stato riconosciuto, tutele provvidenziali sono sempre state praticamente a zero (malattie, infortuni, se non puoi lavorare per ste cose nessuno ti paga) e la precarietà che avevamo era ancor più messa in discussione da clienti che non pagavano o da organizzatori che cercavamo di pagare sempre meno, insieme a colleghi che si svendevano per far determinati lavori.
Al momento la mia cooperativa é in attesa per sapere se può far richiesta per la cassa integrazione, i 600€ nemmeno li ho richiesti, dato che se arrivasse la cassa mi ritroverei a darli indietro e con il contratto che ho non mi verrebbero assegnati. Vorrei cercare lavoro qua in zona, anche in nero, ma in questo momento è un rischio doppio.
Una data per la riapertura del settore degli eventi non è stata ancora fissata, per cui non possiamo neanche immaginarci quando torneremo a muoverci, al momento.
Sto seguendo lo sviluppo delle diverse campagne che richiedono un reddito per tutti in questa fase, dove molti stanno perdendo il lavoro, e penso che questa possa essere una soluzione ai problemi attuali.
Dal 26 febbraio appunto, mi ritrovo giornalmente a dedicarmi alle cose che van fatte per poter raggiungere un autosufficienza.
Fortunatamente da un anno e mezzo ho deciso di trasferirmi “lontano” dalla città che mi ha cresciuto, Rimini (nonostante l’ami tanto) e ripartire da una casa isolata nei pressi di Pennabilli. Questo mi ha dato la possibilità di iniziare a vivere diversamente, coltivare la terra, mettere un po’ di galline e quaglie, creare uno stagno artificiale e tante altre cose che permettono di dipendere sempre meno dalla routine quotidiana che questo sistema capitalistico ci sta imponendo dal dopoguerra in poi.
Ecco, se deve tornare tutto come prima non ci sto, me ne rimarrò quassù continuando a lavorare per me e per quelli che la vedranno come me, perché anche andare a raccogliere una carriola di legna nel bosco per poter cucinare lo ritengo una forma di reddito.”

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STORIE DI STI TEMPI è una rubrica che vuole raccontare la realtà di sti strani tempi che altro non sono che figli dei tempi “normali”, con le loro contraddizioni e senza alcun filtro.
Alla prossima storia!
#storiedistitempi

FONTE: https://www.facebook.com/ProgettoScintillaRimini/posts/551759529093442

 


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