Approfittando del coronavirus, la Polonia vuole vietare l’aborto

 

In parlamento a Varsavia arriva una legge che costringerebbe a portare avanti una gravidanza, in ogni caso: oggi gli assembramenti in Polonia sono vietati, così le manifestazioni di chi è contrario alla misura si sono spostate online

Il parlamento polacco discuterà questa settimana una proposta di legge che riduce al minimo le situazioni in cui una donna può ricorrere legalmente all’aborto. Un tentativo simile venne fatto già nel 2016, ma una grande mobilitazione da parte dei gruppi femministi polacchi aveva impedito che il governo apportasse modifiche alla legge in vigore. Adesso l’esecutivo – guidato dal premier conservatore Mateusz Morawiecki – ci riprova, sfruttando a proprio favore le misure di distanziamento sociale in vigore nel paese per contenere i contagi da coronavirus. Infatti, come in altri stati in Europa e nel resto del mondo, in Polonia sono vietati assembramenti e manifestazioni pubbliche – una circostanza che gioca tutta a favore di Morawiecki e dei partiti conservatori che, a differenza del 2016, potrebbero non trovare più ostacoli nell’iter di approvazione della legge.

Irene Donadio dell’International Planned Parenthood Federation (Ippf) European Network ha parlato a Euronews di “tempismo estremamente cinico e vigliacco” perché “siamo di fronte a un processo democratico anomalo: la legge sta passando senza che se ne parli minimamente sui media, occupati con il coronavirus”. 

Le proteste delle donne polacche

Non ci saranno mobilitazioni di massa, per ovvi motivi, ma le donne polacche stanno comunque provando a manifestare contro il governo. Alcune di loro, il 14 aprile, hanno organizzato dei flash mob a Varsavia: hanno esposto poster e cartelli, suonato clacson e girato in bicicletta per le vie delle città cercando di richiamare l’attenzione sul problema. Ben presto, però, le manifestanti sono state raggiunte dalla polizia e accusate di aver violato i termini della quarantena imposti dal governo.

(Photo by WOJTEK RADWANSKI/AFP via Getty Images)

Ma le proteste non si sono fermate, anzi. Si sono spostate online e grazie al supporto di associazioni internazionali dei diritti umani, come Amnesty International, o al supporto di alcuni eurodeputati, come la tedesca Terry Reintke, la notizia ha iniziato a rimbalzare su Twitter e a essere ripresa da alcune testate europee.

Il diritto d’aborto in Polonia

La Polonia è uno dei paesi europei con le leggi più restrittive in materia d’aborto. Vi si può ricorrere, infatti, solo in caso di stupro, incesto o quando la salute del feto o della madre sia compromessa. La nuova legge cancellerebbe proprio quest’ultima possibilità: le donne sarebbero costrette a portare comunque avanti una gravidanza, anche in caso di presenza di malformazioni o malattie genetiche del feto. Il presidente polacco del partito conservatore Pis, Andrzej Duda, ha più volte ribadito che praticare l’aborto quando sussistono  queste condizioni equivale a commettere un omicidio. Un messaggio rivolto soprattutto alla base elettorale del proprio partito che, da sempre, spinge per un inasprimento della legge.

Come riporta anche il quotidiano inglese Guardian, sono tra le 100mila e le 200mila le donne polacche che ogni anno sono ricorrono all’aborto clandestino o si recano all’estero (Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania o Ucraina) per potervi avere accesso. Altre invece aggirano la legge ordinando online le pillole abortive, facendo il tutto in casa e senza alcun controllo medico. Situazione che potrebbe aggravarsi nel breve periodo a causa della crisi economica scatenata dal Covid-19: sono tantissimi i polacchi che hanno perso il posto di lavoro e una gravidanza inattesa, senza una base di sostegno economica, potrebbe essere uno degli scenari peggiori da affrontare.

FONTE: https://www.wired.it/attualita/politica/2020/04/15/coronavirus-polonia-legge-aborto


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