L’aborto ai tempi del Covid19

La libertà di scelta, già pesantemente condizionata dai limiti imposti dalla legge 194, in questo periodo diviene molto difficile e spesso impossibile.
Abbiamo provato a capirne di più con Eleonora di Obiezione Respinta, gruppo che da anni si occupa di monitorare l’obiezione in ospedali e farmacie, che ha lanciato “Sos aborto – Covid 19” un canale telegram che fornisce i dati sulla situazione nelle varie regioni e nelle diverse strutture ospedaliere e consultori. Si occupa anche di accogliere le testimonianze delle donne, che devono affrontare un percorso ad ostacoli sempre più arduo.

Ascolta la diretta con Eleonora su: https://radioblackout.org/2020/04/laborto-ai-tempi-del-covid-19/

Di seguito amplissimi stralci dal loro documento:

“Obiezione respinta e IVG ho abortito e sto benissimo hanno avviato un’inchiesta chiamata “L’aborto ai tempi del COVID-19” per raccogliere testimonianze di utenti e professionisti sanitari, al fine di avere un quadro preciso dell’accesso all’IVG e fornire supporto pratico ed emotivo, in queste settimane difficili. I dati, come ci immaginavamo, non forniscono un quadro roseo: per far fronte all’emergenza, diversi reparti sono stati trasferiti. Alcuni medici sono in quarantena o sono stati impiegati per far fronte all’emergenza in atto: in mancanza di anestesisti, alcuni ospedali hanno dovuto sospendere l’IVG chirurgica, altri quella farmacologica.

Durante la pandemia, l’aborto farmacologico potrebbe essere uno strumento risolutivo: un tempo ridotto di ospedalizzazione di persone sane comporta un minor rischio di contrarre infezioni, più risorse economiche impiegabili, nonché più posti letto disponibili. Eppure, a causa delle restrizioni imposte dalla legge, che ribadiamo non sono sostenute da nessuna evidenza in letteratura, l’aborto farmacologico è stato, paradossalmente, il primo ad essere eliminato in diversi ospedali. A questo quadro va aggiunta la chiusura di diversi consultori e l’orario di lavoro ridotto dei medici di base, senza i quali non è possibile ottenere il certificato necessario per prenotare un appuntamento. Tutto questo avviene nonostante la circolare del Ministero della Salute emessa in data 30 marzo 2020 abbia definito un elenco dettagliato delle prestazioni in ambito ostetrico e ginecologico che non sono differibili, tra cui l’IVG e il rilascio del certificato di IVG con ecodatazione.

A livello europeo, possiamo registrare evidenti differenze laddove il sistema sanitario intercetta istanze ed esigenze a cui rispondere attraverso pratiche di tutela della salute ed esperienze
medico-sanitarie pluridecennali.

Nel Regno Unito, le normative in materia di aborto differiscono in ciascuna delle quattro nazioni. In Inghilterra e Galles, il Dipartimento della sanità e dell’assistenza sociale e il governo gallese hanno entrambi emanato regolamentazioni nuove e temporanee per consentire l’uso domestico di Mifepristone e Misoprostolo fino alla gestazione di 10 settimane. Queste nuove norme consentono anche ai medici di prescrivere da casa i farmaci.

Il governo scozzese ha anche emanato nuovi regolamenti che consentono l’uso domestico di Mifepristone e Misoprostolo senza definire un’epoca gestazionale limite. Gli operatori sanitari possono giudicare quando sia appropriato un aborto medico a domicilio a seconda dei casi. In
Inghilterra, Galles e Scozia, i fornitori di servizi sanitari possono garantire un servizio completo di IVG farmacologica con consultazione che si svolge tramite video o teleconferenza. Il trattamento sarà
inviato a casa della donna tramite corriere. Questo per contribuire a limitare la diffusione di COVID-19 e consentire alle donne l’accesso alle cure per l’aborto anche in caso di autoisolamento. I fornitori dovranno organizzare i loro servizi per adottare questo nuovo modello di assistenza.

In Francia, più di un centinaio di professionisti sanitari, sostenuti da personalità del mondo della politica e della cultura, hanno pubblicato un appello su “Le Monde”, esponendo delle questioni che riteniamo fondamentali anche per l’Italia e che nel loro Paese stanno ostacolando il normale accesso alle interruzioni di gravidanza:

La pressione sui professionisti sanitari, molti dei quali sono positivi al COVID-19;

Il rispetto della limitazione degli spostamenti che non può non valere per le donne che decidono di abortire in questo periodo;

L’aggravamento dei casi di violenza domestica, a causa dell’obbligo di isolamento, rende ancora più difficile le consultazioni mediche di persona. Tutto ciò sta causando ritardi nelle diagnosi e nelle domande di IVG.

Per farvi fronte, la comunità scientifica francese ha chiesto al governo che le IVG farmacologiche possano essere autorizzate ad essere effettuate casa per un massimo di nove settimane di amenorrea. Questa opzione è convalidata dall’OMS e non presenta alcun pericolo
particolare.

Riteniamo necessario che anche il Governo nazionale insieme alle amministrazioni regionali si prendano carico della responsabilità di fronte questa situazione attraverso misure coraggiose che tutelino la salute delle donne, come in altri Paesi europei.
Chiediamo il pieno adeguamento dei protocolli del Sistema Sanitario Nazionale alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in materia di IVG farmacologica, al pari di quanto avviene al giorno d’oggi nella maggior parte degli Paesi europei.

Chiediamo quindi l’estensione della possibilità di accesso all’aborto farmacologico fino alla nona settimana di amenorrea, l’eliminazione del regime di ricovero ospedaliero ordinario, ove presente. L’eliminazione della settimana di sospensione, che in questo periodo si è rivelata un ulteriore ostacolo alla possibilità di abortire entro i termini di legge, e la possibilità di somministrazione della RU486 nei consultori e da parte del personale ostetrico e infermieristico, in linea con quanto
già avviene in altri Paesi europei.

Diverse esperienze regionali hanno dimostrato come in ambito consultoriale venga fornito un accompagnamento alla donna qualificato, multidisciplinare e maggiormente articolato, in svariati ambiti. Queste strutture sanitarie potrebbero assicurare un servizio di IVG farmacologica uniforme, di qualità, con una maggiore appropriatezza clinica e organizzativa, alleggerendo gli ospedali. Riteniamo dunque necessario il finanziamento a destinazione vincolata per la gestione dei
consultori ai compiti stabiliti dagli articoli 1 e 2 della legge 22 maggio 1978, n. 194.

L’estensione della possibilità di scelta dell’aborto farmacologico e della sua applicazione in ambito extraospedaliero tutela l’autonomia e la libertà di scelta di chi vuole interrompere una gravidanza e garantisce una maggiore sicurezza, offrendo maggiore tempestività dell’intervento e minori rischi di complicanze, nel rispetto delle best practices indicate dall’OMS e dagli studi medici più aggiornati.
Pertanto, garantire un migliore accesso all’aborto farmacologico è fondamentale per la piena applicazione della legge 194/78 dello Stato Italiano, che prevede “l’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”


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