Napoli. Indagate nove persone per la mobilitazione del 23 ottobre

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20 novembre 2020

Nei giorni scorsi la procura di Napoli ha aperto un fascicolo a carico di nove ragazzi per la mobilitazione del 23 ottobre 2020 con gravissime accuse: devastazione e saccheggio aggravati dalla matrice camorristica e dalla finalità terroristica eversiva.

In quella serata, migliaia di Campani scesero in strada – non solo a Napoli – violando il coprifuoco imposto dal governatore regionale e sfidando l’imminente lockdown imposto senza nessuna misura sociale per i più deboli. Il corteo di Napoli, composto principalmente da svariati segmenti sociali della città (disoccupati, lavoratori a nero, studenti e precari) si diresse sotto la sede della Regione e riversò tutta la propria rabbia.
Nei giorni seguenti abbiamo assistito all’ennesimo sciacallaggio mediatico sulla nostra città e sulla nostra gente, con centinaia di reportage, analisi sociologiche ed articoli in cui si etichettava la rabbia come espressione frutto d’infiltrazioni esterne provenienti dalla criminalità organizzata, dal mondo ultras e dalla destra neofascista.
Una narrazione razzista e becera nei riguardi della disperazione delle tantissime persone che nei giorni seguenti hanno continuato a sfidare il governatore e le sue scellerate politiche repressive. Purtroppo non è la prima volta che avviene questa stigmatizzazione delle proteste, ma arriva puntuale ogni qualvolta la componente popolare di questa città si mobilita e risponde – anche con violenza – alla durezza della vita quotidiana. Manifesti in piazza al Sud? Sei un camorrista (anche se non hai precedenti o la combatti, lo sei lo stesso perché sei sceso in piazza!).
Tra gli indagati c’è Federico, ex portiere della nostra squadra di calcio e lavoratore dell’animazione. La sua unica colpa è stata quella di aver partecipato alla manifestazione e di essere comparso nei giorni successivi in televisione, mentre spiegava le ragioni della protesta e della rabbia dei tantissimi giovani di questa città.
Per chi non lo sapesse, l’accusa di “devastazione e saccheggio” fu introdotta con il “codice Rocco” (dal cognome dell’allora ministro della giustizia) del 1930. Questa imputazione fu ampiamente utilizzata nel corso del ventennio fascista, in modo tale da sopprimere qualsiasi forma di resistenza e di opposizione al regime mussoliniano. Come accaduto per i ragazzi imputati per la resistenza contro capitan salvino a Fuorigrotta dell’11 marzo 2017, chi gestisce l’ordine pubblico cittadino “rispolvera” un reato sino a quel momento inutilizzato, cercando di reprimere la rabbia, la protesta organizzata e disorganizzata.
La contraddizione principale sta proprio nel definire in che cosa consista, sia qualitativamente che quantitativamente, la devastazione e il saccheggio.
Rovesciare un cassonetto per strada per difendersi dai caroselli della polizia e dai lacrimogeni ad altezza uomo è devastazione? Divellere una segnaletica stradale è saccheggio?
Negli ultimi anni la repressione ha utilizzato la “devastazione” giustificandola in quanto questa si verifica nel momento in cui “il danneggiamento complessivo vasto e profondo di una notevole quantità di cose mobili o immobili costituisce il risultato dell’azione”. A tutto ciò s’aggiunge la ridicolezza del teorema costruito, ovvero il sodalizio fra camorra, ultras e destra eversiva. Peccato che fra queste nove persone non si annoverano né “boss pluricondannati”, né “capi bastone”, né cameraTti. Ci sono lavoratori a nero, piccoli commercianti, ragazzi provenienti dalle periferie della metropoli: tutte individualità strozzate dalla crisi generata da una pessima gestione regionale e nazionale dell’emergenza covid e dai tagli trentennali alla sanità pubblica.

Esprimiamo solidarietà e vicinanza a tutti i ragazzi inquisiti!

[Domani alle 15, tramite la pagina de Il Sud conta, Federico racconterà la sua storia e il linciaggio mediatico assurdo e ingiustificato che ha subito, come gli altri, nelle ultime settimane]

 

FONTE: STELLA ROSSA 2006
https://www.facebook.com/stellarossa2006/posts/3446688298733188

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Stralci dalle fonti mainstream, intente come sempre a seminare confusione e disinformazione:

17 novembre 2020.

Guerriglia a Napoli: perquisizioni Polizia e Ros a 9 indagati.
Si ipotizzano aggravanti mafiose e terroristica-eversiva

Guerriglia a Napoli: perquisizioni Polizia e Ros a 9 indagati. Si ipotizzano aggravanti mafiose e terroristica-eversiva

NAPOLI – Devastazione e saccheggio, aggravati dalla matrice camorristica e dalla finalità terroristica-eversiva: è quanto i magistrati dello speciale pool costituito dal procuratore Giovanni Melillo ipotizza nell’ambito delle indagini sulla “guerriglia” scattata lo scorso 23 ottobre a Napoli, dove molte centinaia di soggetti di diversa estrazione, insolitamente insieme, misero a ferro e fuoco la zona circostante il palazzo che ospita la sede della Giunta Regionale della Campania. I decreti di perquisizione riguardano nove persone a ciascuna delle quali gli agenti della Polizia di Stato (Squadra Mobile, Digos e Polizia Postale), i carabinieri del Ros e i carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, hanno sequestrato, tra l’altro, indumenti, telefoni cellulari e supporti per la memorizzazione di dati, come schede SD, alla ricerca di informazioni che possano essere utili a ricostruire la genesi di quanto accaduto quella sera dell’entrata in vigore del “coprifuoco” indetto dal governatore Vincenzo De Luca per fronteggiare il crescente contagio da Coronavirus. Originariamente, quella manifestazione, organizzata da un centinaio di commercianti, aveva solo l’obiettivo di esprimere pacificamente il proprio dissenso rispetto a quella difficile decisione.

(…) Gli eventi di Napoli, inoltre, furono l’innesco per una serie di altre manifestazioni violente poi verificatesi anche in altre città d’Italia.

(…)

FONTE: https://www.metropolisweb.it/2020/11/17/guerriglia-napoli-perquisizioni-polizia-ros-9-indagati-si-ipotizzano-aggravanti-mafiose-terroristica-eversiva/


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