Chi va là?

Una analisi proveniente da Saronno riguardante il ricorso al coprifuoco da parte delle istituzioni.

Chi va là?
Quando questo grido è lanciato, il cittadino deve immediatamente fermarsi, rispondendo a voce alta e attendere che la pattuglia si avvicini o che la sentinella gli dia l’ordine di avanzare. Subito egli deve presentare il lasciapassare unitamente a documenti personali di identità.”
Primo assoluto, indiscutibile dovere, nel momento attuale è l’obbedienza. Si tratta di un periodo transitorio, per superare il quale occorre appunto la più scrupolosa osservanza delle disposizioni impartite dall’autorità militare.”
dal Corriere della Sera, luglio 1943
Nel luglio del 1943 cade il regime fascista, il generale Badoglio ordina il coprifuoco per ragioni di ordine pubblico: dalle 21.00 alle 5.00 del mattino tutti a casa, ad esclusione di sacerdoti, levatrici e medici nell’esercizio delle loro funzioni.
Quella è stata l’ultima volta in cui in Italia è stato imposto il coprifuoco.
L’ultima, fino ad oggi: dal 22 ottobre 2020 Fontana, con l’appoggio di tutti i sindaci dei capoluoghi di provincia, ordina il coprifuoco in tutta la regione Lombardia dalle 23.00 alle 5.00.
Dall’inizio della pandemia, oltre a doverci confrontare con la diffusione su larga scala del virus, abbiamo assistito alla narrazione in perfetto stile bellico di un nemico esterno, il Covid19, contro il quale va combattuta una guerra che vinceremo solo se saremo in grado di rinunciare, pezzo per pezzo, alla nostra libertà.
Lo Stato e i media ci hanno infantilizzato, trattando le persone come incapaci di ragionare e decidere lucidamente, facendoci cadere tra le braccia di ogni più assurdo, inutile e controproducente provvedimento.
Ci vogliono colpevoli e spaventati, così ad un passo dal “si salvi chi può” ogni misura diventa accettabile.
Ora – come già in primavera – devono trovare un nemico interno per spogliarsi di ogni responsabilità in quanto, evidentemente, qualcosa è andato storto. E le responsabilità di Stato, Regioni e padroni sono parecchie.
Dopo la caccia al runner e la colpevolizzazione degli individui a cui abbiamo assistito a marzo, ecco che ora i nuovi capri espiatori sono i giovani e la “movida”: il dipinto di una massa di indisciplinati che pensa solo a divertirsi senza prestare attenzione a sé stessi e agli altri. Che i fenomeni aggregativi siano rischiosi per la trasmissione di un virus è fuor di dubbio, ma è un aspetto comune a moltissime altre situazioni che attraversiamo quotidianamente.
Il meccanismo del capro espiatorio è un palese tentativo di nascondere le vere responsabilità: sui mezzi pubblici nessuno ha messo mano (per esempio aumentando le corse in modo da diminuire l’affollamento); il personale e le strutture sanitarie, dopo aver subito uno smantellamento costante negli anni, sono state lasciate così come le abbiamo trovate a marzo, cioè insufficienti a gestire così tanti ricoveri -compresi quelli in terapia intensiva-contemporaneamente; i luoghi di lavoro continuano ad essere affollati (spesso senza le dovute precauzioni), lo smart working non è possibile per tutti.
Ed ecco quindi la netta contrapposizione, da parte dello Stato, di luoghi e tempi di profitto e luoghi e tempi della socialità: i primi da assolvere e mantenere affollati e produttivi a qualsiasi costo, mentre ai secondi possiamo rinunciare in nome del bene comune.
Per i veri responsabili della situazione in cui ci troviamo, è più semplice vietare piuttosto che fare scelte ragionate e utili per il bene di ciascuno. Ma questa non è una novità: lo Stato ha come unico interesse quello di preservare se stesso e in situazioni emergenziali – come abbiamo visto dopo terremoti, alluvioni, crolli e frane – ha semplicemente più strumenti per farlo.
Non c’è nulla di contagioso in una passeggiata notturna se non la frustrazione e la rabbia condivise da persone che si incontrano al di fuori delle scuole e dei luoghi di lavoro e possono parlare e sfogarsi e magari capire insieme che questa situazione è diventata insostenibile.
Se possiamo rischiare di ammalarci ogni giorno stipati sui mezzi pubblici, al lavoro e a scuola, allora possiamo fare qualsiasi altra cosa. Con la testa, con le precauzioni, prendendoci cura di noi stessi e degli altri.
Stiamo insieme, organizziamoci e lottiamo.
Violiamo il coprifuoco!
TeLOS

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