«Wir sind das Volk». Estrema destra e no mask in Germania

7 settembre 2020

Dove nascono e come sono state egemonizzate dai militanti neonazisti le Hygienen-demos, le manifestazioni tedesche di chi rifiuta le misura anti-covid.

La manifestazione nazionale che si è tenuta il 29 agosto nel cuore di Berlino contro le misure di contenimento del Covid-19, a cui hanno partecipato 38mila persone e che si è chiusa con 316 arresti (tra cui una persona armata), ha finalmente messo a nudo l’intreccio che da mesi si sta costruendo in Germania tra proteste anti-restrizioni ed estrema destra. Un intreccio su cui le organizzazioni Antifa berlinesi avevano già puntato il dito, organizzando nella stessa giornata un contro-presidio e invitando i migranti che passavano per il centro a spostarsi in gruppo per non mettersi a rischio.

Le immagini con cui si è chiusa la giornata di sabato scorso non lasciano dubbi al proposito: un centinaio di appartenenti al movimento dei Reichsbürger, nostalgici del Reich che fanno parte della variegata galassia della destra radicale tedesca, travolgono indisturbati alcune transenne e prendono d’assalto il palazzo del Reichstag, sede del Parlamento, occupandone i gradini d’ingresso, sventolando le bandiere del vecchio Impero e scandendo all’unisono «Widerstand!», resistenza, e «Wir sind das Volk!», noi siamo il popolo. Una scena inquietante, che ha funzionato come una sorta di violento “ritorno del rimosso” in questo Paese ancora oggi restio a riconoscere l’ampiezza raggiunta dal problema del neofascismo.

 

In realtà, le reti di ricerca antifascista occupati a monitorare i canali dell’estremismo di destra avevano da subito allertato che parti intere della galassia bruna e della scena complottista stavano mobilitando per la giornata del 29, ribattezzata Tag der Freiheit, Giorno della libertà.

 

E di come, dopo che il Senatore all’Interno berlinese Adreas Geisel (SPD) aveva tentato di imporre il divieto a manifestare, il livello di mobilitazione e radicalizzazione si fosse alzato talmente tanto che la chiamata generale e rabbiosa allo “Sturm auf den Reichstag”, l’assalto al Reichstag, si stava cominciando a diffondere in rete. In alcune chat Telegram, messaggi esortavano addirittura a prendere le armi e giustiziare i politici corrotti.

Eppure Thomas Haldenweg, il capo dei servizi segreti tedeschi (Verfassungsschutzt), aveva rilasciato mercoledì 26 un’intervista in cui si diceva sicuro, in base alle informazioni in suo possesso, che all’interno del movimento di protesta i gruppi della destra radicale non giocassero alcun ruolo da protagonisti. Si correggerà solamente il giorno dopo la manifestazione, ammettendo invece «una forte componente di estrema destra, aggressiva e violenta». C’era comunque da aspettarselo: in Germania si sa che la Verfassungsschutz è “cieca dall’occhio destro”.

Alle immagini dell’assalto al Reichstag opinione pubblica e politica hanno reagito con indignazione. Il Presidente della Repubblica Federale Steinmeier ha parlato di «un attacco insopportabile al cuore della nostra democrazia» e il portavoce della Merkel di «immagini vergognose». E tuttavia fermarsi a queste sole immagini non basta. Vedendole, il Ministro dell’Interno Horst Seehofer (CSU) se l’è presa con i soliti «estremisti», lasciando intendere che fosse stato un gesto spontaneo ed isolato di alcuni «Chaoten» rispetto a una manifestazione, e in generale a un movimento di protesta contro le restrizioni, composto in maggioranza da «normali cittadini». È invece di egemonia dell’estrema destra, di connessioni e connivenze che bisogna parlare. Perché, nonostante l’indubbia presenza maggioritaria di una folla variegata, quella del 29 agosto è stata una delle più grandi mobilitazioni recenti chiamate, gestite e infine capeggiate dell’estrema destra e da ambienti della nuova scena postfascista.

 

Facciamo qualche passo indietro e di ricostruire il quadro completo. A organizzare la manifestazione principale con l’innocuo nome “Celebrating freedom&peace” è stata difatti Querdenken 711, un’iniziativa formalmente apartitica nata qualche mese fa a Stoccarda per chiedere il ritiro di tutte le misure di contenimento anti-coronavirus e le dimissioni del governo.

 

Il nome Querdenken, cioè “pensare trasversale”, fa riferimento al preteso carattere post-ideologico delle proteste. Tuttavia il suo fondatore, Michael Ballweg, fino a poco fa un semi-sconosciuto imprenditore del settore informatico, viene indicato in questi giorni come vicino ad alcune personalità di spicco della destra. Querdenken ha gestito la logistica e l’organizzazione dell’evento di sabato, a partire dagli interventi dal palco, che sono stati all’insegna di letture cospirazioniste di vario ordine e genere.

Uno su tutti: quello di Robert Kenndy jr., nipote dell’ex presidente USA e volto noto dell’antivax, che ha accusato Bill Gates di aver pianificato la pandemia.  Ballweg ha invece chiesto niente di meno che l’abrogazione della Costituzione tedesca, dichiarando la folla lì riunita come popolo sovrano e annunciando un’imminente assemblea costituente che superasse finalmente il potere del Parlamento. L’addetto stampa di Querdenken ha poi chiarito come la Costituzione tedesca, risalente al 1949, fosse in effetti espressione del «diritto dell’occupante».  Una linea politica indubbiamente in sintonia con quello accaduto poco dopo davanti al Reichstag. Che la Germania sia ancora soggetta a potenze di occupazione straniere è difatti convinzione proprio dei Reichsbürger e di altri gruppi di destra.

Cospirazionismo e fantasie di potere, parole d’ordine dell’estremismo di destra, sono stati il leitmotiv di una giornata che però, si diceva, è apparsa in qualche modo veramente trasversale, perché attraversata da un’ampia e variegata gamma di gruppi sociali. Una trasversalità non nuova in questo genere di eventi: già le prime Hygienen demos – così vengono chiamate in tedesco le manifestazioni contro le misure di contenimento del Covid-19 – tenute regolarmente a Berlino e nel resto della Germania a partire dalla fine di marzo, poco dopo l’introduzione delle misure stesse, si sono presentate sin da subito come laboratori politici a cielo aperto per creare cortocircuiti e nuove alchimie, ospitando senza attriti uomini e donne di disparati orientamenti politici, insieme ad elementi spiccatamente neofascisti.

 

Come è possibile? Il malcontento per le forti restrizioni alla libertà di assembramento, unito allo scetticismo sulla reale pericolosità del virus e a diverse narrative paranoidi – «regime d’emergenza», «Stato di polizia» nonché ipotetici piani delle élites politiche contro il popolo tedesco -, si mescolano a una retorica pseudo-libertaria che richiama tutti i cittadini alla resistenza.

 

Un mix tossico che è riuscito da una parte a risvegliare le peggiori fantasmagorie totalitarie assopite nell’inconscio collettivo tedesco, facendo leva su giovani studenti, vecchi membri del movimento per i diritti civili della Ddr, famiglie con bambini, hippie e hare krishna. E che dall’altra ha richiamato tutto il fronte dell’estrema destra, e quindi complottisti (tra cui anche simpatizzanti di QAnon, teoria del complotto made in USA arrivata anche in Germania), negazionisti, antivax, hooligans e – appunto – militanti di diverse organizzazioni neonazi.

Un magma in cui le strutture di destra non hanno poi faticato a prendere il sopravvento, se non in termini numerici, sicuramente in quelli ideologici, imponendo alle proteste una narrativa del tutto coerente con la loro visione del mondo. La pandemia come piano per l’instaurazione di un nuovo ordine, o il popolo tedesco chiamato a ribellarsi contro un governo di cui non riconosce la legittimità: tutte immagini che possono non essere percepite immediatamente come appartenenti all’universo di senso della destra radicale ma che, alimentate a livello internazionale dalla fabbrica delle fake news, “normalizzano” la Weltanschaaung (visione del mondo) paranoica del neofascismo rendendola una chiave di lettura in perfetta sintonia con le proteste. Non stupisce, quindi, che in tutti questi mesi non si sia mai data una frattura tra gruppi pur così differenti.

Proprio in quanto visione del mondo paranoide, il neofascismo, come il fascismo storico, si rafforza e normalizza nello stato d’eccezione. Lo si è già visto anni fa in Germania con la crisi dei rifugiati e il movimento islamofobo Pegida, nato da manifestazioni settimanali della “società civile” poi fagocitate dall’estrema destra. Allo stesso modo, ma con successo ancora maggiore, le manifestazioni anti-Covid si stanno rivelando come un sistematico e latente strumento di penetrazione dell’estrema destra nella società.

Ad essere festeggiati da ogni parte come i veri eroi della giornata del 29 agosto restano i tre poliziotti che, in attesa di rinforzi, hanno affrontato da soli la folla sugli scalini davanti al Reichstag. Il Presidente Steinmeier li ha invitati e ringraziati personalmente. Di modo che, mentre spuntano regolarmente pesantissimi scandali per i rapporti tra forze dell’ordine e neonazi, i tedeschi possano nuovamente dormire sonni tranquilli: a difendere la democrazia c’è sempre lei, la Bundespolizei.

 

FONTE: https://www.dinamopress.it/news/wir-sind-das-volk-estrema-destra-no-mask-germania/


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