Intorno alla repressione tra Cile e Italia

Sul recente arresto degli anarchici Francisco Solar e Mónica Caballero (Cile)

Oggi, venerdì 24 luglio 2020, si è svolta a Santiago del Cile un’operazione di polizia contro i compagni anarchici Mónica Caballero e Francisco Solar, accusati di attacchi esplosivi.

L’incursione del GOPE e di altre forze di polizia nei domicili dei compagni, compreso un intervento per dispositivi ritenuti “sospetti” nella casa di Mónica a Santiago Centro, ha avuto luogo durante la mattinata. Nel pomeriggio sono state confermate delle perquisizioni avvenute contro altre persone, ma non ne conosciamo i motivi e/o i legami con gli arresti.

Ricordiamo che questi compagni non sono sconosciuti al potere, né alle diverse realtà della lotta sovversiva autonoma e antiautoritaria. Dieci anni fa, nel 2010, Mónica e Francisco sono stati arrestati, implicati e poi assolti nell’emblematica operazione denominata “Caso Bombas I”, con cui le autorità tentarono a tutti i costi di condannare gli imprigionati, legandoli ai vari attacchi anticapitalisti che si erano verificati (e che continuano a verificarsi) nella capitale e nelle province cilene.

Nel 2012, dopo essere stati assolti, Mónica e Francisco si sono recati in Spagna e l’anno successivo sono stati arrestati, accusati e condannati per un attacco esplosivo avvenuto nella penisola iberica. Dopo quattro anni di prigionia in diverse carceri, nel 2017 sono stati deportati in Cile.

Questa volta le autorità li accusano dell’attacco esplosivo, realizzato tramite la spedizione di un pacco-bomba, contro il 54° commissariato di polizia di Huchuraba, nella zona nord di Santiago, che ha causato il ferimento di otto poliziotti, e dell’attacco agli uffici di Quiñenco, contro l’ex ministro degli interni Rodrigo Hinzpeter, nel comune di Las Condes, realizzato sempre con l’invio di un pacco-bomba che è stato disinnescato. I fatti sono avvenuti il 25 luglio 2019. Queste azioni sono state rivendicate dal gruppo “Cómplices Sediciosos / Fracción por la Venganza” [“Complici Sediziosi / Frazione per la Vendetta”].

L’altro fatto di cui sono accusati è il duplice attacco esplosivo avvenuto all’interno dell’edificio Tánica, ex agenzia immobiliare Transoceánica, nel ricco comune di Vitacura, il 27 febbraio. Questa azione è stata rivendicata dal gruppo “Afinidades Armadas en Revuelta” [“Affinità Armate in Rivolta”].

Ci schieriamo dalla parte opposta rispetto alla società carceraria e ai suoi persecutori, rifiutiamo i pilastri che la sostengono e, coerentemente con le nostre convinzioni, fraternizziamo con coloro che la affrontano; quindi, esprimiamo la nostra totale solidarietà con entrambi i compagni, inviamo loro il nostro sostegno e la nostra forza per l’operazione repressiva che si trovano ad affrontare.

Rimaniamo attenti alle manovre del potere, rafforziamo le nostre reti di solidarietà, sosteniamo i nostri compagni reclusi, affinché non si sentano soli neanche per un istante. È in questi momenti che dobbiamo essere presenti, in un modo o nell’altro.

Fino alla distruzione dell’ultimo baluardo della società carceraria!
Libertà per Mónica Caballero e Francisco Solar!
Finché esisterà miseria, ci sarà ribellione!

Red Solidaria Antikarcelaria con Juan y Marcelo
Venerdì 24 luglio 2020, Santiago del Cile

Testo in francese: https://attaque.noblogs.org/post/2020/07/25/santiago-chili-les-compas-francisco-solar-et-monica-caballero-arrete-e-s/Apre in una nuova finestra | Testo in spagnolo: https://es-contrainfo.espiv.net/2020/07/25/santiago-chile-8-comunicado-publico-de-la-quot-red-solidaria-antikarcelaria-con-juan-y-marcelo-quot/Apre in una nuova finestra

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Perquisizioni 24 e 25 luglio a Roma, Torino e Latina

Venerdì 24, ma poi anche Sabato 25, reparti antiterrorismo della Polizia di Stato, la digos di Roma, Latina e Torino, si preparano all’azione alle prime luci del mattino. Per questa importante operazione sono pronti a tutto: passamontagna e pistole spianate, entrano nelle case di pericolosi sovversivi. Obiettivo? Trovare prove che facciano luce sugli autori di un gravissimo, terrorizzante reato: un lancio di vernice rossa all’ambasciata cilena, datato 30 ottobre 2019.
Ma cosa succedeva in Cile in quei giorni?

Il 7 ottobre 2019 era un lunedì: quel giorno alcune centinaia di studenti delle secondarie di Santiago del Chile, scavalcando al grido di ¡Evade! i tornelli delle stazioni della metropolitana contro il rincaro delle tariffe, diedero avvio a una delle più vaste e significative tra le rivolte sociali che in tutto il pianeta stanno segnando questo tempo. In un paese reso sotto la sanguinosa dittatura di Pinochet un laboratorio delle ricette liberiste, che attualmente vede l’1 per cento più ricco della popolazione concentrare oltre un quarto del reddito nazionale mentre ad oltre metà della popolazione resta il 2 per cento della ricchezza, con sanità e istruzione privatizzate, affitti e prezzi liberalizzati e metà dei salari appena sopra il reddito minimo, quella protesta divenne una ribellione. Il lunedì successivo, 14 ottobre 2019, le stazioni della metro di Santiago cominciarono a chiudere per l’intensità degli scontri, nei giorni successivi iniziarono a essere distrutte dai manifestanti e venerdì 18 ottobre l’intero centro di Santiago divenne teatro di barricate e battaglie di strada con la polizia militarizzata dei Carabineros. La sera del 18 il presidente fascioliberista Sebastián Piñera, dopo essere stato sorpreso sorridente e rilassato a una cena in un ristorante di lusso, proclamava lo stato di emergenza per 15 giorni e il dispiegamento dell’esercito nelle strade. Il 19 veniva imposto il coprifuoco nella capitale, esteso rapidamente a tutti maggiori centri urbani del Cile in misura della costante estensione delle proteste e degli scontri. Il 25 ottobre 2019, malgrado la chiusura delle scuole decretata dal 22 e una scia di morti sotto il fuoco dei militari a partire dal 20, oltre un milione di persone scendevano in piazza a Santiago. Il 26 ottobre il bilancio della repressione dall’inizio della rivolta contava 19 morti, circa 2500 feriti dei quali molti resi orbi dalle pallottole di gomma sparate dai reparti antisommossa e 2840 persone arrestate. Il 27 Piñera era costretto a richiedere le dimissioni del governo, cambiato il 28 con la rimozione di 8 ministri, in primo luogo quello dell’Interno, Chadwick. Il tentativo a novembre di sedare la ribellione sociale con l’indizione di un referendum costituzionale per aprile, poi con il COVID rinviato al prossimo autunno, è fallito: al 28 dicembre 2019 le vittime della repressione erano cresciute a 29 e a febbraio di quest’anno, dopo un picco delle proteste a gennaio, erano 36. Mentre le persone che hanno perso un occhio per i colpi sparati dalle forze repressive sono centinaia. Fin dall’ultima settimana di ottobre 2019 si è manifestata una forte solidarietà internazionale con la lotta della popolazione cilena e contro la sua feroce repressione, con cortei, presidi e azioni in tutto il mondo.

Si potrebbe ironizzare sul grottesco agire delle forze dell’ordine e della magistratura italiana che a fronte di quello che succedeva in Cile apre un inchiesta scomodando l’antiterrorismo per l imbrattamento della sede diplomatica del paese sud americano. Ma comprendiamo l’obiettivo di queste perquisizioni: intimidire e allo stesso tempo accumulare materiali per futuri castelli di carta. Come da sempre usano fare.

Non a caso il PM è lo stesso Dall’Olio che ha firmato l’arresto di 7 tra compagne e compagni nell’operazione Białystock, in cui le accuse di associazione con finalità di terrorismo ruotano con insistenza attorno ad iniziative comunicative, relazioni, scritte, pubblicazioni, giornali etc…Tutte cose la cui gravità è chiaramente quella di esprimere idee, considerate pericolose e perseguibili dalla magistratura.
In un paese sull’orlo di una crisi che potrebbe mettere seriamente in discussione l’egemonia capitalista sul vivente, non c’è da stupirsi che gli apparati dello stato tentino di emarginare e rimuovere preventivamente tutte quelle realtà che potrebbero essere un catalizzatore di rabbia e desiderio di trasformazione. Per questo motivo non riteniamo sia da sottovalutare o da ridicolizzare questo episodio, proprio perché si inserisce in un tempo in cui operai, braccianti, persone detenute in lotta e realtà militanti vengono attaccati sempre più ferocemente dai guardiani dell’ordine costituito.

Chiunque abbia imbrattato quei muri ha la nostra solidarietà e complicità.

Come tutto il nostro amore va ai ribelli e alle ribelli cilene.

Luglio 2020

compagni e compagne

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FONTE: https://csakavarna.org/?p=5193


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