Lo psichiatra Piero Cipriano avverte: “Questo è già Stato di polizia”

Poche ma essenziali, le domande poste allo psichiatra basagliano Piero Cipriano, che di lui dice: “rilutto dunque sono”. Questa intervista nasce dall’esigenza di comprendere come una parte della psichiatria si pone dinanzi ad una tale emergenza, le riflessioni, gli obiettivi e le contraddizioni da cui ripartire.

La Storia insegna che misure di quarantena collettiva possono portare a un incremento di disturbi psichici o ad aggravare precedenti condizioni ambientali e psicologiche. La questione che vorrei porle sembra non attecchire a livello governativo, eppure in questi giorni alcune testate giornalistiche hanno riportato di una certa “tendenza al suicidio” la cui causa sembrerebbe correlata all’emergenza da Covid-19. In quanto psichiatra, secondo lei, è alto il rischio di incremento dei suicidi in questo frangente?

Non subito, una, due, tre settimane sono tollerabili, ma quel tempo è già trascorso. Questo è un Governo miope, che sta concentrandosi esclusivamente sull’obiettivo di spalmare le infezioni gravi su molti mesi piuttosto che in poche settimane, per non intasare le rianimazioni, come è già successo in Lombardia. Le amministrazioni, soprattutto quelle lombarde, hanno esagerato nello spostare tutto all’ospitalità privata, ora ne pagano le conseguenze. Nel 1980 i posti letto di rianimazione erano sui 900 ogni 100.000 abitanti, nel 2015 erano 275 su 100.000 abitanti, ridotti di un terzo. Ora si dice che sono costretti a scegliere chi fare vivere, dare la priorità ai cinquantenni e non agli ottantenni. Si chiedano di chi è la responsabilità. Dunque questa quarantena forzata, questo trattamento sanitario obbligatorio di massa, serve a mettere una toppa alla debolezza degli ospedali, delle rianimazioni alla debolezza di un Sistema Sanitario Nazionale che era tra i migliori al mondo e che ora è sopraffatto.

Ma mi domando: questo Governo si è avvalso oltre che di un consulente infettivologo (Ricciardi) anche di un consulente psichiatra? E se sì, chi? E perché non ha preventivato gli effetti collaterali psichici di questa segregazione forzata? Non c’è bisogno di essere già dei sofferenti psichici per reagire male a un mese di segregazione in casa. Ha fatto tesoro il Governo della recente rivolta accaduta nelle carceri? Della corsa alle medicherie del carcere? Dell’ingestione di psicofarmaci e metadone da parte di alcuni detenuti poi morti di overdose? Non mi pare che il Governo abbia fatto tesoro di questi incidenti, per così dire. Tra poco gli italiani, trasformati (senza aver commesso reati e senza essere ancora malati) in detenuti a tutti gli effetti, privati anche della possibilità di fare sport (i runner sembrano essere i peggiori criminali adesso, sono i nuovi capri espiatori del contagio), impazziranno, assaliranno i pronto soccorso e le farmaciePochi giorni fa un ragazzo a Roma ha litigato con sua madre e l’ha decapitata, in Irpinia un uomo (peraltro un runner per il quale la corsa era un modo per evadere dal suo disagio) si è impiccato, in Veneto una infermiera si è gettata nel fiume quando ha saputo di essere positiva al virus.

Il Governo italiano ha adottato misure drastiche, seppure necessarie per fronteggiare il virus Covid-19. L’Europa permetterà all’Italia di non essere vincolata al Patto di Stabilità, tuttavia si prospetta un’ennesima crisi economica o forse solo un prolungamento della stessa. Quanto potrebbe incidere sulla salute mentale il rischio di un’altra crisi o di un suo peggioramento ? La vostra categoria ha iniziato a porsi il problema di arginare i possibili effetti?

La nostra categoria non è una categoria uniforme, io per esempio non mi rispecchio nella visione della psichiatria d’establishment, legata al binomio diagnosi e psicofarmaco. Temo che la nostra categoria, a parte i sempre più esigui operatori di scuola basagliana, per così dire, non si porranno granché il problema dell’aumento della somministrazione di psicofarmaci. Pensi, coloro che maggiormente criticano la mia presa di posizione contro l’eccesso di segregazione, contro il divieto di fare sport, sono proprio gli psichiatri (anche molti psicologi, per la verità). E sa perché? Perché sono stati istruiti a pensare che le risposte terapeutiche siano solo due: psicofarmaci e psicoterapia. Pillole e parole. Ma le persone non hanno bisogno solo di pillole e parole. Ma di case, di lavoro, di svago, di sport, di prendere un po’ d’aria. La nostra categoria purtroppo, essendo adusa a limitare la libertà (il TSO finora è stato appannaggio degli psichiatri) non si interroga sull’illiceità, sull’incostituzionalità del restare sempre a casa. Non ho sentito uno psichiatra sollevare la questione.

Gli Enti locali, col supporto del Terzo Settore hanno disposto forme di assistenza psicologica a distanza, attraverso l’utilizzo di strumenti come Whatsapp, Skype e FaceTime. Può bastare o ritiene che si debba fare di più? Nei casi più gravi, quindi parliamo di disturbi psicotici, si può comunque sopperire con la tecnologia coadiuvata da terapie farmacologiche? Questa è forse una provocazione, ma solo per capirne di più.

Nei casi più gravi dice? Io lavoro in un grande ospedale di Roma, sono al fronte, in pronto soccorso arrivano i casi più gravi, in SPDC si ricoverano i casi più gravi, sono fornito di mascherina e camice, e non ho problemi a visitare, a parlare, a stare con i casi più gravi. Gli avamposti della psichiatria, per i casi più gravi, non chiudono e non devono chiudere. Mai. I casi più gravi non si possono vedere da casa in tele-visita o con la tele-prescrizione farmacologica, no. L’assistenza a distanza va benissimo, ma per i casi soft, quelli che si giovano della sola psicoterapia, per esempio, quelli sì, un colloquio via Skype, che io ho già iniziato a fare, è possibile. Le persone con disturbi hard devono essere viste. E devono poter uscire.

Per concludere, «Il coronavirus è un’ottima scusa per i leader autoritari ansiosi di comprimere le libertà dei cittadini», afferma Barzou Daraghi, analista anglo–iraniano di The Independent. Per analogia, quanto preoccupa una isteresi sociale e politica post Covid-19? Gli Stati democratici dovrebbero avere la capacità e gli strumenti per difendersi da questo eccessivo controllo sociale, è davvero così considerando che il mondo di oggi baratta l’efficacia dei principi democratici con l’autoritarismo populista?

È quanto sto notando negli ultimi giorni. L’escalation dei decreti comunicati dal Presidente del Consiglio a tarda ora, senza che il parlamento democratico abbia voce in capitolo. L’ipotesi di droni e sequestro delle auto per chi esce senza motivo. Stamattina leggo di un mio collega rianimatore, di Napoli, che è stato trovato a correre sotto casa, non c’è stato verso di spiegare che è un rianimatore e l’ora di corsa per lui era vitale per poter continuare a essere in turno a fare il rianimatore, non c’è stato verso, è stato, come da decreto del governatore De Luca, messo in quarantena forzata per 15 giorni. Ora chi manderanno in rianimazione? I Carabinieri?

Io continuerò ad andare a correre, non è detto non succeda anche a me. Dunque questo è già Stato di polizia. Per la maggior parte gli italiani sembrano passivi, stolidi, inerti, ottusi, non sembrano proprio rendersi conto, mesmerizzati da tv e da smartphone, anni di panottico digitale hanno reso i cittadini degli automi. La dittatura è qui e compito di uno psichiatra adesso, visto che mi ha interpellato, non è di dare psicofarmaci alle persone con psicosi, o di fare colloqui via Skype per convincere le persone a stare in casa, compito di uno psichiatra critico non è essere complici del potere, ma provare a svegliare i cosiddetti normali da questo stato di torpore psichico.

Bruna Di Dio

 

Link all’articolo originale


Comments are closed.