Pandemia e distruzione ambientale

L’epidemia che stiamo vivendo non è frutto del caso: essa è figlia di una serie di fattori che l’umanità più consapevole e preparata denuncia da tempo. La distruzione degli ecosistemi naturali, l’estinzione di massa di decine di migliaia di specie, la crescita esponenziale e incontrollata della popolazione, il sovraffollamento, la deforestazione. Modifichiamo il clima di intere aree geografiche causando morie di specie ed esodi di massa di altre. Cancelliamo millenni di evoluzione della vita per far posto a noi e ai nostri animali domesticati.
Alleviamo decine di miliardi di bovini, suini, ovini, polli, riempiendoli di antibiotici e cibo spazzatura, per portarli in tempo record ai mattatoi, magari dall’altra parte del mondo. Li facciamo vivere in ambienti squallidi e promiscui, dove entrano in contatto con specie selvatiche o semidomesticate, ormai prive di habitat, portatori di quei virus che mutando arrivano poi fino a noi. La zoonosi è ogni giorno dietro l’angolo.
E la colpa non è certo di pipistrelli, scimmie e maiali.
La colpa è della nostra cultura antropologica di riferimento. Dell’antropocentrismo eretto a religione globale, dell’organizzazione sociale verticistica e inefficiente, del modello economico vigente che premia l’accaparramento personale a discapito dell’interesse collettivo.
Tutto questo avviene perché una parte della specie possa continuare ad accumulare profitti e potere. Violiamo ogni angolo della Terra e miliardi di esseri umani non hanno nemmeno risorse di base come acqua potabile e cibo. Distruggiamo la Vita ovunque per avere accesso ad alcuni beni di consumo inutili, che paghiamo con la precarietà economica ed esistenziale, l’assenza di servizi fondamentali, il disagio psicologico perenne. Violentiamo la biodiversità costruita in millenni e poi non abbiamo nemmeno le risorse materiali e sanitarie per affrontare le crisi che provochiamo, dato che il profitto scaturito da tale scempio lo utilizziamo per alimentare guerre, sfruttamento e povertà.
Una società umana efficiente avrebbe prima rimosso le cause che potevano portare alla pandemia. Sarebbe poi intervenuta energicamente contro il primo focolaio, e infine avrebbe predisposto da tempo strutture adeguate ad affrontare l’emergenza.
Invece noi passiamo le giornate a ripeterci che #andratuttobene mentre le persone muoiono e il personale sanitario, in trincea senza elmetto, è costretto a sacrifici estremi; a ripeterci che torneremo a riabbracciarci mentre devastiamo il pianeta, sfruttiamo ogni forma di vita, lasciamo morire di fame, sete, tubercolosi decine di milioni di persone, crepiamo sul lavoro e di lavoro, viviamo nella precarietà e nell’emarginazione.
Mentre siamo infelici, soli e sconfitti.
Il nostro sistema economico, politico e sociale ha dimostrato di non essere riformabile. Possiamo subirlo, sfruttarlo, accettarlo o combatterlo. La scelta che facciamo determina la nostra collocazione nella società e nella storia.

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