Carcere, “le soluzioni per una prima risposta ci sono: facciamoli uscire!”

L’Associazione di mutuo soccorso rilancia le proposte avanzate da Vag61 sull’utilizzo di due strutture pubbliche per ridurre il sovraffollamento della Dozza e ridurre i rischi dell’epidemia coronavirus. Intanto, nascono le Brigate di mutuo soccorso: “Organizziamoci collettivamente e costruiamo strumenti di solidarietà”. Sgb: “Conquistato il salario al 100%” per le/gli educatrici/ori, ma continua la mobilitazione.

“Rompiamo questa gabbia, facciamoli uscire”, scrive l’Associazione di mutuo soccorso per il diritto di espressione, rilanciando le proposte lanciate pubblicamente da Vag61 sulla possibilità di utilizzare due strutture pubbliche (l’ex Ferrhotel di via Casarini e un immobile della Regione a Ozzano) per favorire l’uscita di detenuti dal carcere della Dozza. “Il decreto ‘sfolla carceri’ emanato in tutta fretta a seguito delle rivolte prodotte dall’allarme coronavirus non sta dando seguito ai suoi propositi. A parte qualche meritoria iniziativa di solidarietà e il solito s-carico alle famiglie, le istituzioni continuano a non affrontare il problema. Avendo promosso, assieme all’associazione Bianca Guidetti Serra, l’appello ‘Facciamoli uscire’ rilanciamo ancora la denuncia dell’indisponibilità delle amministrazioni a dare un segnale di voler affrontare la questione. Come proposto da Vag61 vi possono essere, qui ed ora, delle soluzioni per dare una prima risposta, per quanto parziale, alle rivendicazioni della popolazione carceraria. Rivendicazioni che chiedono a gran voce amnistia e indulto. Rivendicazioni che facciamo nostre e sosteniamo con forza. La gran parte dei detenuti sono carcerati per motivi legati all’immigrazione, alle sostanze, alla povertà, alla marginalizzazione prodotta da questo sistema sociale. I dispositivi securitari, non ultimi quelli adottati per far fronte alla pandemia, producono ghetti e lazzaretti. Rompiamo questa gabbia, facciamoli uscire”.

Nel frattempo, è in cantiere “un servizio essenziale autorganizzato che offre la possibilità a chi vuole dare una mano di trovare una dimensione collettiva nel farlo, e a chi ha bisogno di una mano di essere aiutato impegnandosi lui stesso a fare altrettanto con gli altri”. E’ lo spirito con cui nascono le Brigate di mutuo soccorso, la cui presentazione è annunciata in rete con un appello diffuso da Ya Basta, Tpo e Làbas: “In queste settimane, difficili sotto molti punti di vista, abbiamo provato a reinventarci e rispondere, nell’emergenza, a una serie di situazioni che ci sembravano problematiche: abbiamo ‘trasportato’ online sportelli di consulenza legale, scuola di italiano e doposcuola, mettendoci anche a cercare tablet o pc usati per garantire anche a chi non aveva questi mezzi il diritto all’istruzione. Abbiamo creato, in collaborazione con Mediterranea Saving Humans e il Laboratorio Salute Popolare di Làbas, uno sportello di consulenza sanitaria e psicologica che riceve decine di telefonate al giorno.
Ci siamo inventati le Staffette Alimentari Partigiane che, grazie alla solidarietà di molti, portano cibo, presidi sanitari e un ascolto a chi non ha casa. Ora che ci avviciniamo all’inizio della cosiddetta ‘Fase 2’, quello che di giorno in giorno ci appare evidente, è che questa ‘emergenza sanitaria’ rischia di lasciare dietro di sé, oltre ai lutti ed il dolore di chi è stato colpito, una vera e propria emergenza sociale di proporzioni devastanti: lo capiamo nelle skype con le famiglie dei nostri doposcuola, nelle telefonate che riceviamo al nostro sportello casa dalle persone che non riescono più a pagare l’affitto, dalle ansie e dalle paure di chi si sente lasciato solo”.

Continua il comunicato: “Di fronte al rischio dello sprofondamento nella povertà di migliaia di bolognesi, pensiamo che l’unica soluzione sia quella di organizzarsi collettivamente e costruire strumenti di solidarietà e reciprocità. Le Brigate di mutuo soccorso vogliono essere questo: un servizio essenziale autorganizzato che offre la possibilità a chi vuole dare una mano di trovare una dimensione collettiva nel farlo, e a chi ha bisogno di una mano di essere aiutato impegnandosi lui stesso a fare altrettanto con gli altri. Partiremo con la consegna di 50 pacchi aimentari a 50 famiglie/singoli in difficoltà nei quartieri Santo Stefano e Porto – in corrispondenza con i Municipi del Mutuo Soccorso di Làbas e Tpo – coinvolgendo le persone aiutate nella realizzazione del progetto. Partiamo con la convinzione di non farlo ‘per l’emergenza’ ma che l’impoverimento sarà la norma ed il mutuo aiuto tra le persone lo strumento per essere più forti tutti e tutte insieme e per conquistarci nuovi diritti e garanzie”. La presentazione pubblica del progetto è prevista martedi 5 maggio alle 19 dalla pagina Facebook di YaBasta Bologna.

Intanto, in merito ai servizi scolastici d’integrazione questo è l’aggiornamento contenuto in un comunicato a firma Sgb e Educatrici educatori di Bologna e provincia:Abbiamo dovuto aspettare l’arrivo delle buste paga di marzo, data la totale mancanza di comunicazione da parte delle cooperative, per verificare che le lavoratrici e i lavoratori dell’integrazione scolastica delle scuole di Bologna di ogni ordine e grado hanno ricevuto, grazie alla determinazione dei lavoratori, che con Sgb hanno rivendicato fin dall’inizio, il 100% del salario. Infatti , alla voce retribuzione sono state riconosciute tutte le ore da contratto come dichiarate dai lavoratori, che hanno volutamente ignorato il taglio delle ore sugli interventi individuali imposto dall’amministrazione comunale e comunicatoci dalle cooperative. Come già ribadito più volte rivendichiamo il salario pieno e rifiutiamo l’umiliazione della rendicontazione ora per ora, il nostro lavoro deve essere riconosciuto per il suo valore complessivo e in questo momento anche sperimentale. Riprogrammare con insegnanti di sostegno, contattare le famiglie per il passaggio di informazioni e sostenerle, alfabetizzare i/le nostre/i alunne/i all’uso dei dispositivi informatici al fine di integrarli nelle attività della classe della d.a.d, produrre materiale educativo e didattico, autoformarci sull’uso di nuovi programmi informatici, aggiornarci su tutte le nuove disposizioni che riguardano il nostro lavoro e il destino degli alunni nei mesi a venire questo il lavoro degli educatori oltre all’uso dei nostri strumenti personali (telefoni, computer, tablet, linea internet, etc…) a cui andrebbe dato un indennizzo. Se pur soddisfatti del risultato per i lavoratori, siamo invece determinati a respingere il taglio orizzontale dei servizi agli alunni disabili effettuato senza alcun progetto concordato con gli attori in questione: famiglie e educatori in primis. Per questi motivi anche per il mese di aprile invitiamo tutti i lavoratori a continuare a segnare il 100% del loro contratto, rivendicando la dignità del proprio lavoro e facendo così ostruzionismo alla scellerata decisione del comune di applicare indiscriminati tagli all’integrazione scolastica degli alunni in condizioni di disabilità, chiediamo inoltre alle famiglie di attivarsi e chiedere il reintegro delle ore decurtate perché si tratta della violazione del diritto allo studio dei propri figli. Per concludere è necessario sottolineare che per i lavoratori della provincia di Bologna la questione è ancora più grave, perché alcuni comuni, Calderara di Reno un esempio per tutti, non solo hanno tagliato il servizio chiedendo interventi per tutti gli alunni di soli 5 ore a settimana, ma avendo dato l’appaltato ad una cooperativa (Società Dolce) che non sta anticipando la Fis, ha di fatto messo, oltre a tagliare il servizio, in ginocchio tutte le lavoratrici del settore che hanno ricevuto buste paga di qualche decina di euro quando è andata bene. Sgb, quindi, continuerà la lotta del 100% anche nei prossimi mesi partecipando ad una mobilitazioe diffusa e generale già a partire dal 4 maggio”.

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FONTE: https://www.zic.it/carcere-le-soluzioni-per-una-prima-risposta-ci-sono-facciamoli-uscire/


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