Il virus è il capitalismo

1 aprile 2020.

L’epidemia del coronavirus si sta abbattendo su tutto il mondo. Ha sconvolto assetti sociali ed economici che parevano immutabili. Con la stessa forza e drammaticità ha messo a nudo il senso reale delle relazioni fra gli umani in questa società, basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ai fini del profitto.

Migliaia, se non milioni, di lavoratori hanno dovuto fare i conti con un sistema sanitario sconvolto e rottamato da anni e anni di tagli. Un sistema sanitario che non è in grado di curare tutti e per questo sceglie di non curare gli anziani. Vittime sacrificabili in un sistema che, dall’altra parte e senza problema, ritiene lecito far lavorare fino a 67-70 anni una gran massa di persone.

Milioni di persone, di lavoratori, quotidianamente sono stati costretti ad andare a lavoro, in condizioni pessime e altamente nocive. In quei contesti, in quelle unità produttive, ogni discorso sulla pericolosità dell’epidemia cade di fronte agli interessi padronali, dei loro reggi coda, in favore dell’unico obiettivo riconosciuto quale effettivamente legittimo da questo sistema: il profitto.

Gli scioperi operai e dei lavoratori un po’ in tutta Italia, e nel mondo, pongono sul piatto la questione fondamentale: la vita contro il profitto.

Questo sistema (sia in generale, sia in una situazione particolare come questa) a chiacchiere riconosce l’uguaglianza di tutti, come cittadini, di fronte alle esigenze di salute, in realtà mostra non solo che così non è, ma una volta scaduta la propria funzione di produttori non si è uguali neanche di fronte alla malattia e alla morte.

Non tutto andrà bene

Anche in un eventuale estinguersi in tempi rapidi dell’epidemia, gli operai, i lavoratori, si troveranno davanti tempi altrettanto duri. L’epidemia ha inciso sulle cause di una crisi perdurante dal 2008 e mai superata, ne ha solo aggravato tutti gli aspetti sia a livello nazionale che internazionale. Il capitale, finita l’emergenza, vorrà riprendersi con gli interessi ciò che perde oggi. E potrà farlo solo sulle spalle del proletariato. Una nuova stagione di tagli, sacrifici ed austerità si aprirà appena finita l’epidemia.

Proprio in tale prospettiva è necessario, per il potere, sviluppare la retorica patriottarda dell’interesse comune, del far fronte all’epidemia oggi, dei sacrifici negli interessi del paese domani. Ciò ci deve preparare per il futuro.

La rivoluzione è la cura

La mobilitazione operaia di queste settimane ci ha detto come trasformare l’impotenza in resistenza sulla base delle proprie necessità immediate: basta sacrificarsi in nome del profitto, ma ciò non basta. È necessario sin da oggi, e in ogni contesto, legare la necessaria difesa della salute di lavoratrici e lavoratori alla prospettiva di una società alternativa a quella di oggi, un nuovo modello sociale che non metta più in conflitto la produzione con la salute umana. Mai come oggi è tanto chiara la contrapposizione tra benessere, salute collettiva e logica del profitto.

Il virus che ci macera dentro è il capitalismo. Combattere questa malattia significa costruire l’alternativa comunista a questo sistema di sfruttamento e morte. Costruire un’alternativa comunista significa lavorare alla costruzione ed al radicamento tra i lavoratori, dello strumento politico della lotta proletaria: il partito di classe, internazionalista e rivoluzionario.

Da sempre siamo impegnati in questo compito, oggi più che mai, visto che la situazione sta cambiando repentinamente ed il tempo stringe.

Un’alternativa a questo sistema esiste. A tutti coloro che son stanchi di essere sfruttati ed usati, il compito di costruirla. Facciamoci trovare pronti all’appuntamento con la storia.

#ilvirusèilcapitalismo

#tuttoilpoterealproletariato

Lavoratori e lavoratrici di Battaglia Comunista
Mercoledì, April 1, 2020

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FONTE: https://www.leftcom.org/it/articles/2020-04-01/il-virus-%C3%A8-il-capitalismo


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